Allergia al nickel e abiti

1. Indumenti e allergia al nickel

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Allergia al nickel e abiti è un tema non sempre preso in considerazione da chi è allergico.

Spesso si sottovaluta l’importanza rivestita dagli indumenti e dai prodotti che si utilizzano per trattarli.

Prurito, bolle, eczemi e arrossamenti sono alcuni dei sintomi possibili.

Essi si manifestano in particolare su: ascelle, inguine, solco intermammario, superficie interna delle cosce. Sono più frequenti in estate e nelle persone in sovrappeso, perché frizione e sudorazione causano la fuoriuscita da un tessuto delle sostanze allergizzanti.

Ecco quindi alcuni semplici consigli per proteggersi da questo metallo e vivere serenamente.

Essenzialmente bisogna fare attenzione a tre elementi:

  • le fibre con cui sono fatti i vestiti;
  • i colori;
  • gli accessori metallici.

1. 2  Le fibre

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Le fibre ideali da usare per l’allergia al nickel, sono quelle naturali, perchè hanno un minor quantitativo di nickel e sono meno lavorate.

La lista completa, come riporta wikipedia, è la seguente:

Tipi di fibre tessili naturali di origine vegetale:

Tipi di fibre tessili naturali di origine animale:

Le fibre naturali hanno tanti vantaggi.

Sono ecocompatibili, biodegradabili, traspiranti, resistenti e non danneggiano la pelle, che si sia allergici oppure no.

I tessuti in fibre naturali garantiscono alla pelle una corretta traspirazione. Essa permette all’organismo di regolare la propria temperatura interna. 

Vestire con abiti che hanno una buona traspirabilità, permette di ridurre al minimo la condensazione del sudore e quindi anche il senso di disagio dovuto all’ afa o all’ umidità. 

La scelta migliore in fatto di allergia al nickel e abiti è acquistare indumenti e biancheria in fibre naturali.

Come puntualizza il sito www.riverflash.it, le loro proprietà sono da attribuire alla loro composizione. Si tratta soprattutto di sottili fibre microscopiche, che formano un finissimo reticolo, all’interno del quale sono racchiusi sottili strati d’aria con funzione isolante.

Il sito www.artimondo.it riporta una breve e interessante descrizione e distinzione tra fibre naturali e sintetiche.

I materiali vengono classificati in:

  • fibre tessili vegetali, cioè quelle che si ricavano dalle piante;
  • fibre tessili animali, prodotte principalmente da peli di animali;
  • fibre tessili artificiali, dalla lavorazione della cellulosa del legno;
  • fibre tessili sintetici, create industrialmente.

 

1. 3 I colori

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I colori adatti per l’allergia al nickel e gli abiti secondo Riccarda Serri, presidente di Skineco, Associazione internazionale di ecodermatologia, sono quelli chiari o colorati.

«Niente jeans blu scuri, ma solo quelli vecchi e sbiaditi, evitare abiti di colore blu, oltre a fare sempre il doppio risciacquo e optare per abiti in fibre naturali. Sono convinta che l’aumento delle allergie da contatto, anche nei bambini, sia causato in parte dall’esposizione così massiccia alle sostanza irritanti.»

Il sito www.gqitalia.it spiega che:

I capi colorati, soprattutto neri, blu e in parte anche rossi, sono senz’altro quelli più pericolosi perché potrebbero nascondere tracce di nickel. Responsabili di allergie, infatti, in genere sono i coloranti cosiddetti dispersi, usati per la tintura di fibre sintetiche o miste.

Il nickel è infatti usato come mordente nei processi di tintura e stampa di tessuti: serve a rendere i colori brillanti.

All’interno dei tessuti, le sostanze che danno più problemi sono i coloranti e le sostanze di fissaggio (ovvero i prodotti antipiega, i detergenti, gli ammorbidenti), che vengono aggiunti nelle fasi di produzione.

www.myskin.it specifica che esistono alcuni marchi che usano specifiche certificazioni come Oeko-tex, Ecolabel, VIS (vestire in salute). Essi garantiscono l’assenza dei coloranti dispersi e di residui di metalli pesanti o di sostanze cancerogene.

Un interessante trattato sulla tossicità dei metalli pesanti utilizzati nell’industria tessile, chiamato “SOSTANZE CHIMICHE NEI MATERIALI TESSILI : VERIFICA E STANDARDIZZAZIONE DEI METODI ANALITICI”, firmato da Riccardo Innocenti – CNR/ ISMAC sez. di Biella, rappresenta una fonte fondamentale di informazioni per noi allergici.

Nello studio si sottolinea come oggi i metalli pesanti nei prodotti tessili e nei cicli produttivi vengono presi in considerazione con sempre maggiore attenzione da legislazioni e dei marchi volontari.

Ciò accade per la loro tossicità, a prescindere dall’allergia al nickel, e per il notevole impatto ambientale.

Esiste un elenco di coloranti cancerogeni, mutageni o tossici per la riproduzione stilato dall’ EINECS (European Inventory of Existing Chemical Substances).

Di questo elenco fanno parte le materie coloranti a rischio di cancro, mutazione genetica o alterazione biologica.

Esso è adottato dai marchi volontari Ecolabel e OekoTex (ecc…).

Il nichel è presente in coloranti e pigmenti, ma soprattutto è impiegato nelle leghe metalliche usate per bottoni, cerniere.

Il trattato afferma che:

La normativa UE e alcune normative nazionali prevedono restrizioni per l’impiego di cadmio e nichel. Alcuni marchi volontari ( Ecolabel, Oeko-Tex) e l’ETAD regolamentano l’impiego di una serie di metalli (Sb,As,Pb,Cr,Cu,Ni,Hg), per i quali vengono fornite quantità limite nell’estratto da sudore acido (Oeko-Tex) o quantità limite come impurezze nei coloranti (Ecolabel, ETAD).

Nel caso del nichel si valuta la biodisponibilità mediante una complessa prova di cessione da una superficie nota (EN 1811), il cui risultato viene espresso come microgrammi di nichel per cm 2 di superficie per settimana di contatto e viene applicata a prodotti destinati ad entrare in contatto con l’epidermide (bottoni, rivetti, cerniere, marchi metallici, ecc.). Tali prodotti non possono essere utilizzati se la cessione è superiore a 0.5 μ g/cm 2/settimana.

2. Gli accessori metallici

Non sono da trascurare nemmeno gli accessori metallici che fanno parte dei vestiti.

Il tema allergia al nickel e abiti infatti comprende anche cerniere, fibbie, borchie, bottoni e così via, che possono trovarsi a contatto diretto con la pelle.

  1. LA BIANCHERIA INTIMA: I reggiseni con i ferretti costituiscono un vero dilemma per le donne allergiche al nickel. La Triumph ha pensato di inventare dei reggiseni senza nickel per facilitarci la vita.
  2. VESTITI: Consiglio di leggere sempre le etichette per verificare i materiali con i quali gli indumenti sono stati creati e di non affidarsi a negozi con merce a bassissimo prezzo. Se riuscite a trovare la certificazione, ancora meglio. Altrimenti bisogna prediligere colori vivaci o chiari e di buona qualità. Qui il link dei paramentri usati dalle marche testate.
  3. SCARPE: Esistono alcune marche che producono calzature nickel free.Ecco alcuni esempi:

4. ACCESSORI: vi rimando qui ad un articolo interamente dedicato agli accessori nickel free. Basta cliccare a questo link.

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Bisogna stare attenti anche a ciò che indossiamo tutti i giorni per stare bene.

Magari non ce ne accorgiamo, ma gli abiti e la biancheria intima sono fonti di nickel ad alto assorbimento, perchè a diretto contatto con la pelle.

E’ fondamentale non solo seguire questi consigli, ma far attenzione anche ai prodotti con i quali trattiamo i nostri indumenti. Detersivi e detergenti testati per lavare gli abiti sono molto importanti (qui il link delle marche che producono nickel tested ).

Piccolo suggerimento: evitare di utilizzare l’aceto o la candeggina per sbiancare gli indumenti in lavatrice, perchè fissano il nickel nelle fibre.

Questi accorgimenti sono in grado di migliorare la vita di chi è affetto da allergia al nickel radicalmente, quindi vanno seguiti il più possibile.

3 risposte a “Allergia al nickel e abiti”

  1. Grazie per le informazioni. Usavo sempre l’aceto e nei capi bianchi e non riuscivo a capire cosa potesse essere a causarmi sensazione di prurito quando toglievo i vestiti dalla lavatrice, dato che uso detersivi nichel free… Un’abitudine da correggere.