ALLERGIA AL NICKEL E VITAMINA C

 

 

Allergia al nickel e vitamina C sono strettamente connessi tra di loro.
Non tutti sanno infatti, che come afferma il Dottor Schiavino, uno dei maggiori esperti di allergia al nickel in Italia, la funzione del nickel nel nostro organismo è favorire l’assorbimento del ferro.
Chi è affetto da Snas (allergia sistemica), dovrebbe seguire un primo periodo di disintossicazione, concordato con il proprio medico.
Lo scopo è favorire l’espulsione dell’eccesso di nickel nel corpo.
Per iniziare un percorso di depurazione è consigliabile una dieta di disintossicazione, cioè un regime alimentare a basso contenuto di nickel, da seguire per un lasso di tempo limitato. Se necessario possono essere utili anche cure chelanti. Per saperne di più, clicca qui.
La dieta va concordata con il medico, possibilmente con un immunologo, un allergologo e un nutrizionista, affinché si tenga conto di tutte le patologie del soggetto.

Per la lista dei medici specializzati in allergia al nickel, clicca qui. 

Abbassare i livelli di nickel causa però per molti allergici, una difficoltà nell’assorbimento del ferro.

1. UNA DIETA PER ASSUMERE FERRO

 

 

Per integrare il ferro bisogna agire in primis sulla propria dieta, assumendo cibi che ne sono ricchi come:

  1.  carne di cavallo
  2.  bresaola
  3.  bietole
  4.  patate
  5.  quinoa
  6.  radicchio
  7.  indivia belga
  8.  uova
  9.  melassa
  10.  ortica
  11.  malva
  12.  fiori di zucca
  13.  olive nere

Ma cosa può determinare un più semplice assorbimento del ferro con una quantità minima di nickel nell’organismo?
La vitamina C è la risposta.

Quindi bisognerebbe abbinare nella dieta degli alimenti ricchi di vitamina C a quelli che contengono ferro:

  1. agrumi
  2. peperoni
  3. peperoncini piccanti
  4. fragole
  5. curcuma
  6. melone cantalupo
  7. cachi
  8. acerola
  9. zafferano

2. L’AZIONE DELLA VITAMINA C

 

 

Il Dottor Francesco Perugini Billi, medico ayurvedico, fitoterapico, omeopata,
omotossicologo e dietista naturale, sostiene che:

“Le allergie sono il risultato del rilascio di istamina nel nostro organismo. La
vitamina C possiede un’azione antistaminica e, se regolarmente assunta in
quantità adeguate, può essere di grande aiuto nei fastidiosi disturbi allergici.
Uno studio del 1980 aveva messo in evidenza che livelli di acido ascorbico nel
sangue sotto i 7 mg/100ml erano associati con livelli di istamina circolante
significativamente più alti della norma. Successivamente altri studi hanno
mostrato che 2g di vitamina C abbassavano i livelli di istamina tra il 38 e il 40%
per circa 4 ore.
Sembra che la vitamina C agisca distruggendo la struttura molecolare
dell’anello imidolico della molecola di istamina e allo stesso tempo
attivando i meccanismi di disintossicazione. In questo modo i livelli
circolanti nel sangue si riducono e i sintomi allergici migliorano.”

Tra i vari compiti della vitamina C:

Semplificare

  •  il metabolismo del glucosio;
  • dell’acido folico;
  • di alcuni amminoacidi;
  • l’assorbimento del ferro.

Inoltre:

  •  ha potere antiossidante;
  • contribuisce alla produzione di alcuni neurotrasmettitori;
  • rinforza le difese immunitarie.

Gli studi sulla vitamina C sono molti e tanti correlati col mondo delle allergie.

Secondo l’allergologo Marco D’Agostino:

“Una ricerca statunitense ha svelato che l’alterazione delle mucose nasali,
caratteristica della rinite allergica, può diminuire anche grazie a una adeguata
assunzione quotidiana di vitamina C.
Rafforzando il sistema immunitario, la vitamina C può portare a una riduzione
della sintomatologia. Inoltre, supportando la salute della pelle, la vitamina C
può portare sollievo alle mucose irritate del tratto respiratorio.”

3. GLI STUDI ESTERI

    Dottor Matthew Zirwas

 

Rilevanti studi sul rapporto allergia al nickel e vitamina C  sono stati anche
condotti all’ estero, come ricorda Gilda Capraro, founder del sito Nichelina &co
living well e del gruppo americano e canadese sull’allergia al nickel.

I dermatologi Matthew Zirwas e Molenda sostengono nel libro ”Dietary
nickel as a cause of systemic contact dermatitis” (Il nichel alimentare
come causa della dermatite da contatto sistemica) che mangiare cibi ricchi di
vitamina C e ferro può ridurre l’assorbimento del nichel ingerito.

Ciò sottolinea un’importante connessione tra allergia al nickel e vitamina C.

Inoltre il sito www.ncbi.nlm.nih.gov, sito ufficiale di dermatologia del governo
indiano, riporta un interessante articolo sull’ allergia al nickel.

Si afferma in particolare che:

“L’assorbimento di nichel nel corpo può essere aumentato dalla carenza di
ferro. Un individuo con anemia da carenza di ferro (IDA) tende a trattenere più
nichel dalla dieta. Ciò è dovuto alla regolazione della proteina bi valente che
trasporta il metallo nella mucosa intestinale dell’individuo con anemia. La
proteina DMT è presente sulle superfici esterne degli enterociti dell’intestino,
la cui funzione è trasportare il ferro dalla dieta nell’enterocita della mucosa
intestinale. In assenza o scarsità di ferro nella dieta, la proteina DMT tende a
legarsi immediatamente e trasportare immediatamente attraverso la
membrana, altri cationi bivalenti. Questo è importante per chi soffre di allergia
al nichel, perché il nichel è un oligoelemento onnipresente. Le persone con IDA
sono ad alto rischio di accumulo di nickel. Tuttavia, è stato anche scoperto che
l’assunzione di un’adeguata quantità di ferro e la presenza di una giusta
percentuale dello stesso nell’organismo, possono limitare l’assorbimento del
nichel; a causa della regolazione di questa proteina, presente sulle superfici
luminali degli enterociti.”

4. INTERVISTA A GILDA CAPRARO, AMMINISTRATRICE DEL GRUPPO AMERICANO E CANADESE SULL’ALLERGIA AL NICKEL

Per far maggior chiarezza sul rapporto tra allergia al nickel e vitamina C, ho intervistato Gilda Capraro,
amministratrice del gruppo Facebook americano e canadese sull’allergia al
nickel.

1.1 Gilda, tu stessa sei allergica al nickel, come chi ci legge. Vuoi
raccontarci brevemente la tua esperienza? 

Il mio viaggio con l’allergia al nickel è lungo. Sono sempre stata allergica
ai bijoux sin da bambina; mi causavano eczema, orticaria, piaghe. La situazione
è migliorata nel tempo, finché a 17 anni mi diagnosticarono acne cistica, che ho
portato avanti per altri 20 anni. Nessuno ha mai collegato questi disturbi
all’allergia al nickel, ma col tempo ho capito che in parte i miei periodi di crisi
erano dovuti anche ad una dieta sbagliata. Infatti adottando una dieta a
rotazione, anche la mia pelle ne ha tratto beneficio. Successivamente ho
scoperto di essere affetta anche da fibromialgia e alternavo momenti in cui
stavo bene a eczemi e orticaria. Facendo un patch test sono risultata positiva al
nickel tra le altre cose e l’allergologo che mi seguiva, mi consigliò di iniziare una
dieta a basso contenuto di nickel.

 

1.2 Qual è il legame tra ferro, allergia al nickel e vitamina C?

Anche se sono ancora un po’ confusa a riguardo, dalle mie ricerche ho scoperto
che nickel e ferro hanno una struttura molecolare molto simile. Il corpo a volte
dà “precedenza” alla molecola di nickel piuttosto che a quella di ferro. In questo
senso è come se la bloccasse. Tuttavia pare che la vitamina C possa aiutarci ad
assorbire prima il ferro e a frenare invece le molecole di nickel. Il processo in
poche parole si inverte.

 

1. 3. Perché la vitamina C è utile per gli allergici al nickel?

Come detto prima, senza sufficienti quantità di vitamina C nel nostro
organismo, coloro che soffrono di SNAS potrebbero avere difficoltà ad
assorbire ferro e perciò sviluppare anemia. La vitamina C ha molteplici
funzioni, ma la più importante è quella di bloccare l’assorbimento del nickel e
favorire quello del ferro. In più è vitale per la formazione del collagene nella
pelle, per cui ci aiuta a combattere dermatiti ed eczemi.
Facilita la guarigione della pelle lesionata e delle ferite, accelerando
sostanzialmente il processo di guarigione.

 

1. 4. Quali sono i benefici a lungo termine?

Sul lungo termine la vitamina C permette di eliminare il nickel in eccesso dal
corpo e a stabilire dei livelli costanti di ferro nel flusso sanguigno. Ciò è
fondamentale perchè il ferro è un componente dell’emoglobina, che trasporta
l’ossigeno dai polmoni a tutto il corpo.
Inoltre agevola la produzione di collagene, una funzione particolarmente utile
e interessante. Man mano che invecchiamo infatti, la nostra pelle diventa
incapace di produrre collagene. La vitamina C rallenta tale processo e
contribuisce a rinforzare la barriera cutanea. Più la pelle è forte e resistente,
minore sarà la probabilità di sviluppare altre allergie da contatto. Infine
diminuisce la quantità di istamina nel sangue, determinando grandi benefici
per chi soffre di allergie Ige mediate e allergia all’istamina.

 

1. 5. Qual è il modo più corretto per assumere la vitamina C e
potenziarne gli effetti?

Dovremmo assumere circa 500 milligrammi di vitamina C per ogni pasto, ma
alcune persone hanno bisogno di 1000 milligrammi. La dose dipende da
quanto nickel assumiamo col pasto.

 

1. 6. Quali studi sono stati fatti a riguardo?

Ci sono molti studi e test clinici sull’ allergia al nickel in Italia, ma molti meno
in Europa. Non tutti trattano della vitamina C, perché si concentrano
maggiormente sulla dieta e sui sintomi dell’allergia.

1. 7. Cosa pensano i dottori della relazione tra allergia al nickel e
vitamina C secondo la tua esperienza?

In genere i dottori non sono molto preparati sull’ allergia sistemica o sulla
dieta da seguire. L’allergia al nickel è più riconosciuta come una patologia da
contatto e i medici si limitano a prescrivere creme cortisoniche.
In Nord America uno dei maggiori esperti di allergia al nickel è il dermatologo
Matthew Zirwas. Lui ha svolto numerosi studi sull’argomento e consiglia la
dieta a basso contenuto di nickel, assunzione di vitamina C e terapie chelanti.
In Italia l’allergologo Domenico Schiavino è stato uno dei pionieri nella
ricerca sulla SNAS. Ogni caso va analizzato singolarmente. Alcune volte
troppa vitamina C può essere dannosa per i reni. Quindi bisogna sempre
essere seguiti dal proprio medico e collaborare con lui. Io per esempio cerco
online gli studi inerenti l’allergia al nickel e li porto al mio medico, affinché
possa leggerli e capire meglio la mia situazione.

 

L’allergia al nickel quindi può essere affrontata in molteplici modi.
Non sempre cortisone e antistaminici sono la chiave per stare bene. Qui alcuni rimedi naturali.

Essere informati, studiare, confrontarsi con chi ci segue spesso può portarci a trovare
delle soluzioni alternative, anche più salutari.
La vitamina C si rivela un ottimo alleato per contrastare una carenza di ferro,
frequente in chi soffre di allergia al nickel, soprattutto di Snas.
Essa infatti porta numerosi benefici, tra cui aiutare l’assorbimento di ferro, un
elemento fondamentale per il nostro benessere.
Risulta utile anche per una minore assimilazione del nickel stesso, se assunta
nelle giuste quantità e sotto controllo medico.
Confrontarsi con il proprio medico, che conosce la nostra situazione di salute,
è sempre meglio di agire da soli. Sarà possibile verificare se sia il caso di
calibrare la vitamina C, come consigliato da molti studi scientifici.

 

Biscotti morbidi all’arancia

I biscotti morbidi all’arancia sono una vera delizia tutta da provare!

Senza nickel, glutine e lattosio, sono l’ideale per chi soffre di allergie incrociate o semplicemente per quelli che vogliono provare qualcosa di nuovo.

Sapore e consistenza sono molto simili a quella degli amaretti.

Un biscotto tira l’altro!

I biscotti morbidi all’arancia possono essere consumati a colazione o meglio ancora per accompagnare una tazza di infuso o di caffè.

Semplicissimi e veloci da preparare, sono adatti anche a chi è alle prime armi in cucina.

Potete variare gli aromi a seconda dei gusti. Qui la lista dei cibi concessi in detox.

Cosa aspettate allora?

Prepariamoli insieme!

Ingredienti:

  • 60 gr di farina di quinoa;
  • 30 gr di farina di tapioca;
  • 30 gr di farina di riso;
  • 100 gr di zucchero di canna;
  • 1 arancia scorza grattugiata;
  • 1/2 limone scorza grattugiata;
  • 2 albumi d’uovo;
  • 100 ml di olio di riso;
  • circa 50 ml di latte di riso;
  • 10 gr di cremor tartaro;
  • 6 gr di bicarbonato;
  • zucchero a velo di canna.

Procedimento:

Per preparare i biscotti morbidi all’arancia bisogna frullare prima tutti gli ingredienti secchi.

Quindi è necessario riempire il frullatore con farina di quinoa, farina di riso e di tapioca, cremor tartaro, bicarbonato e zucchero.

Azionare brevemente il frullatore.

Aggiungere poi la scorza di arancia e limone e frullare nuovamente.

Completare con gli ingredienti liquidi in quest’ordine: olio di riso e latte di riso.

In ultimo unire i bianchi e frullare fino a che il composto non avrà aumentato il proprio volume e non sarà ben amalgamato  e omogeneo.

L’impasto risulta non troppo compatto per via delle farine senza glutine.

Non bisogna perciò aggiungere altra farina, altrimenti la consistenza cambierà completamente.

Foderare la leccarda con carta da forno e distribuire il composto a cucchiaiate distanziate le une dalle altre.

Infornare a 180 gradi per circa 15 o 20 minuti a seconda della grandezza dei biscotti.

I biscotti morbidi all’arancia saranno pronti quando risulteranno chiari esternamente e leggermente dorati sul fondo. Non bisogna farli cuocere troppo, perché si rischia di farli indurire eccessivamente.

Cospargere i biscotti con zucchero a velo di canna e servirli.

Attenzione nella scelta dello zucchero a velo: molti contengono amido di mais!

Buon appetito, nickelini!

Per altre ricette di dolci senza glutine:

Hamburger di tapioca e verdure

 

Gli hamburger di tapioca e verdure sono un piatto veloce  e buonissimo da preparare.

La tapioca è un cereale insolito da utilizzare in Italia, ma adatto agli allergici al nickel e a chi è celiaco.

Per la lista dei cereali concessi, clicca qui.

Viene coltivata in Africa e Sudamerica ed è un alimento ricco di amido.

Essa è povera di proteine e sali minerali e viene ricavata dalle radici della manioca amara.

Gli hamburger di tapioca e verdure sapranno stupirvi con il loro gusto particolare e speziato.

La consistenza della tapioca è molto particolare: i chicchi cotti sono trasparenti ed estremamente collosi, ma saporiti.

Il sapore ricorda vagamente quello delle patate, quindi unirla alle verdure è l’ideale.

Possono fungere da piatto unico.

Facilissimi e veloci, possono essere un’idea originale per un pranzo fuori porta.

Infatti possono essere gustati sia caldi che freddi.

Gli hamburger di tapioca e verdure inoltre possono essere abbinati ad una fresca insalata di finocchi, che darà la giusta croccantezza.

Ingredienti:

  • 100 gr zucchine;
  • 45 gr di tapioca in chicchi;
  • 100 gr melanzana;
  • 80 gr circa di parmigiano reggiano grattugiato;
  • 100 gr di sgombro (facoltativo);
  • 1 pezzetto di zenzero fresco grattugiato;
  • sale q.b.;
  • 60 gr circa di farina di quinoa;
  • 1 cucchiaio di olio;
  • paprika dolce;
  • 1 spicchio di aglio.

Preparazione:

Per preparare gli hamburger di tapioca e verdure è necessario bollire la tapioca in una pentola e cuocerla, finché non sarà trasparente e morbida.

Una volta cotta, scolarla e bloccare la cottura, mettendola in un recipiente da inserire in una ciotola piena di ghiaccio.

La tapioca risulterà molto collosa.

Pre riscaldare il forno alla massima potenza.

Nel frattempo frullare le zucchine ridotte in pezzi con zenzero, sale, paprika dolce e un filo di olio evo.

A parte cuocere le melanzane a cubetti in una padella con 1 cucchiaio di olio, aglio, sale.

Quando saranno cotte, mescolarle con le zucchine frullate.

Prendere il recipiente con la tapioca, eliminando il ghiaccio, e aggiungere lo sgombro sgocciolato, le verdure, il parmigiano.

Completare l’impasto, aggiungendo la farina di quinoa e sale q.b.

L’impasto dev’essere omogeneo e compatto, ma ancora morbido. Quindi bisogna regolare la quantità di farina di quinoa necessaria.

Ricoprire la leccarda del forno con carta forno e distribuire circa 2 cucchiai d’impasto per formare gli hamburger di tapioca e verdure.

Cuocere gli hamburger di tapioca e verdure per circa 15 minuti o finché i loro bordi non saranno dorati.

Abbassare la temperatura del forno a 180 gradi e completare la cottura per altri 10/15 minuti.

Gli hamburger di tapioca e verdure sono pronti, nickelini!

Se cercate altre ricette con le verdure, potete cliccare sui seguenti link:

Buon appetito!

Torta fragola e banana senza nickel, glutine e lattosio

La torta fragola e banana senza nickel, glutine e lattosio è l’ideale per chi ha tante allergie a cui far fronte.

Chi l’ha detto che non si possono mangiare lo stesso buonissimi dolci?

Questa torta è facile da preparare, quindi adatta anche a chi è alle prime armi.

Necessita però di un pò di tempo per la realizzazione, perciò è bene prepararla con calma.

La consistenza è molto morbida, per cui può essere conservata in frigo per circa 4 giorni senza perdere gusto e morbidezza.

Il sapore invece può essere modificato in base ai vostri gusti, sostituendo fragole e banane con altra frutta a piacere concessa.

Si possono sostituire perfino le farine.

Per la lista degli alimenti concessi, cliccate qui. 

La torta fragola e banana senza nickel, glutine e lattosio è ideale per la colazione o la merenda.

Leggera e sana, vi farà fare bella figura con i vostri ospiti.

Potete servirla abbinata a della frutta fresca e della panna senza lattosio, se vi piace.

In alternativa è possibile farcirla con marmellata concessa( qui la ricetta della marmellata) o con della crema pasticcera.

Vediamo quindi cosa occorre per la nostra torta!

Ingredienti:

  • 100 gr farina di quinoa;
  • 60 gr farina di zucca (si può sostituire con altra farina concessa);
  • 50 gr farina di riso;
  • 50 gr fecola di patate;
  • 150 ml latte di riso q.b.;
  • 50 ml olio di riso;
  • 80 gr zucchero di canna+1cucchiaino;
  • 2 albumi;
  • 1 pizzico di sale;
  • 10gr di cremor tartaro + 1/2 cucchiaino di bicarbonato;
  • 70 gr circa di fragole e banane;
  • 1 limone buccia grattugiata.

Preparazione:

Per preparare la torta fragola e banana senza nickel, glutine e lattosio setacciare le farine in una ciotola capiente.

Tenere da parte.

Frullare con il mixer a immersione la frutta pulita e ridotta in pezzi con 1 cucchiaino di zucchero di canna e mezzo bicchiere di latte di riso.

Il latte va preso dalla dose intera della ricetta.

Sbattere poi gli albumi freddi con un pizzico di sale.

Non appena saranno sodi e soffici unire poi, poco alla volta, lo zucchero di canna.

Si otterrà una meringa lucida e gonfia.

Unire quindi alla meringa, sempre mescolando col frullatore e poco alla volta, il frullato di fragole e banane.

Aggiungere agli ingredienti secchi la scorza di limone, l’olio di riso e il latte di riso.

Mescolare il tutto e aggiungere poco alla volta, mescolando dal basso verso l’alto, la meringa.

L’impasto della torta fragola e banana senza nickel, glutine e lattosio risulterà più liquido di quelli tradizionali.

Questo è perfettamente normale negli impasti senza glutine.

Se è necessario altro liquido, è possibile aggiungere altro latte di riso.

Infornare a 180 gradi per circa 30 minuti, finché facendo la prova stecchino, la torta non sarà asciutta.

Per decorare potete usare fragole fresche a fettine e banane a rondelle e zucchero di canna.

Buon appetito, nickelini!

Per la ricetta della torta alla zucca, cliccate qui.

A questo link la ricetta della torta al latte caldo e mandarini.

Se volete altre idee per dolci nickelfree, potete consultare la sezione “Cucina”, voce “Dolci”.

 

 

 

Respira la natura – un sito per gli allergici

1. Cos’è Respira la natura

Respira la natura è un sito per tutti gli allergici.

Nasce dal presupposto che sapere e sensibilizzare siano azioni fondamentali per aiutare chi è allergico.

Il progetto coinvolge una squadra di allergologi, che cerca di divulgare la conoscenza della “terapia con allergene“, in collaborazione con la  Hal Allergy Italia.

I professionisti che ne fanno parte sono:

  • Dott.ssa Arcese Giovanna, pediatra ospedaliera responsabile dal 2000 dell’Ambulatorio di Allergologia Pediatrica presso Asl di Frosinone polo D;
  • Dott.ssa Barbone Barbara, allergologa e immunologa. Lavora come specialista ambulatoriale territoriale presso l’ASST Nord Milano, presso il Poliambulatorio via A. Doria – Milano e presso il Presidio Ospedaliero di Sesto San Giovanni (MI) – U.O.C. di Pneumologia e Fisiopatologia Respiratoria – Ambulatorio di Allergologia;
  • Dott.ssa Borgonovo Linda, allergologa e immunologa. Lavora come dirigente medico libero professionista presso ASST Fatebenefratelli-Sacco di Milano;
  • Dott. Borrelli Paolo, allergologa e immunologa. Lavora come coordinatore della Sezione AAIITO Piemonte e Valle d’Aosta;
  • Dott.ssa Calamari Marianna, allergologa e immunologa. Lavora come specialista ambulatoriale territoriale presso l’ASL VCO.;
  • Dott. Cantone Renato, allergologo e immunologo, direttore S.S. a Val Dipartimentale di allergologia ASL NO, fondatore dell’Osservatorio Regionale per le Gravi Reazioni Allergiche;
  • Dott.ssa Del Giudice Angelica, allergologa e immunologa. Lavora come referente Asl;
  • Dott.ssa Di Leo Elisabetta, allergologa e immunologa clinica all’Ospedale F. Miulli ad Acquaviva delle Fonti (Bari).

2. Filosofia

La filosofia di “Respira la natura” vede la persona come un essere unico, che necessita di cure personalizzate.

Gli allergici al nickel sanno benissimo che la nostra allergia è estremamente soggettiva, in quanto a tolleranza degli alimenti e dei prodotti.

Anche prodotti testati possono scatenare reazioni allergiche per un nickelino.

Per la lista dei prodotti per l’igiene personale e make up nickel tested, cliccate qui.

Per la lista dei prodotti per l’igiene della casa nickel tested, cliccare qui.

Perciò com’è possibile riuscire ad offrire cure personalizzate?

La Terapia con allergene sembra essere il mezzo giusto, perché integra la persona nell’ambiente in cui vive, agendo su sintomi e cause della risposta allergica.

Respira la natura promuove la conoscenza della terapia con allergene, per favorirne la consapevolezza tra gli allergici.

Informazioni su vaccini e terapie desensibilizzanti, studio dei casi e corsi per tenersi sempre aggiornati.

E’ bene sottolineare che ogni terapia va concordata con medici preparati, che seguono il proprio caso.

Non sempre una stessa terapia è indicata per tutti.

3. Facciamo chiarezza sulla terapia con allergene: per chi è adatta?

La differenza tra un vaccino classico e la terapia con allergene consiste negli obiettivi e nei risultati sui pazienti.

Il primo mira a potenziare la risposta immune di tipo IgM – IgG con un antigene. La terapia desensibilizzante invece punta a ridurre l’iperattività del paziente allergico, iniettandogli l’allergene modificato in modo graduale.

Nel sito www.respiralanatura.info si spiega che:

Secondo l’OMS, la terapia con allergene sarebbe in grado di modificare la risposta dell’organismo all’allergene stesso.

Essa agisce come un vaccino, perché modifica la storia naturale della malattia allergica, interferendo con i meccanismi immunologici a monte.

II paziente allergico, grazie alle sue caratteristiche genetiche (Fenotipo Th-2), è infatti un iperproduttore di anticorpi IgE, Totali e Specifici, verso determinati antigeni.
Le modificazioni immunologiche umorali prodotte dalla Terapia con allergene consistono essenzialmente nella riduzione della sintesi delle IgE specifiche e nella produzione degli “anticorpi bloccanti”, allergene specifici, della classe IgG, in particolare IgG4.

Si specifica che la terapia con allergene è particolarmente indicata nei casi di allergie aeree con problemi respiratori, caratterizzate da rino-bronchite.

Secondo i dati riportati da Respira la natura:

I “valori aggiunti” della terapia con allergene sono:
• Prevenzione nuove sensibilizzazioni
• Riduzione rischio di asma
• Effetti a lungo termine

Nel caso dell’allergia al nickel, il trattamento iposensibilizzante è chiamato Tio Nickel ed è prodotto dalla Lofarma.

Per chi volesse approfondire l’argomento e capire se potrebbe essere adatto al proprio caso, cliccate qui.

4. Condividere e sensibilizzare

 

La pagina Facebook di Respira la natura, affianca il sito nella sua attività di sensibilizzazione. Esso nasce per tenere sempre aggiornati tutti coloro che sono interessati al progetto.

Testimonianze e articoli degli allergologi che collaborano al sito, informazioni e iniziative.

Chi è interessato può perfino pubblicare la propria esperienza rispetto alle allergie.

Il gruppo Facebook invece raccoglie le impressioni di persone allergiche, riflessioni e considerazioni per migliorare sempre più Respira la natura e rispondere alle domande e alle esigenze più diverse.

Una visione a tutto tondo quindi, che tiene conto della specificità di ognuno per agire in modo mirato sulle allergie, compresa quella al nickel.

Divulgare significa permettere agli allergici e a chi non lo è di conoscere meglio la terapia con allergene.

Significa iniziare a considerare in modo più consapevole insieme al proprio medico la via migliore da seguire per stare meglio.

Seppur la terapia con allergene non sia adatta a tutti i casi, conoscerla, può portare a scoprire nuove risorse.

Condividere è la forza delle persone allergiche. Vuol dire riuscire ad aiutare chi è in difficoltà come noi.

Respira la natura porta avanti un’ideale di sensibilizzazione e diffusione del sapere, che può permettere a noi allergici di andare sempre avanti e conoscere vie alternative.

 

 

Allergia al nickel e disbiosi intestinale

Allergia al nickel e disbiosi intestinale si associano spesso.

La disbiosi intestinale può infatti essere causata dall’infiammazione portata dall’allergia al nickel.

1. Cos’è la disbiosi intestinale?

 

Ma cos’è la disbiosi intestinale? Da cosa è causata?

Essa è un’alterazione degli enzimi e della flora batterica, naturalmente presenti nell’intestino.

Questi enzimi e batteri prendono il nome di “microbiota intestinale”.

Il microbiota intestinale si trova quindi nel tubo digerente dell’uomo. E’ l’ecosistema più concentrato mai conosciuto.

2. I sintomi 

Il sito www.medicina360.com sostiene che:

La disbiosi intestinale causa:

  • gonfiore addominale;
  • stitichezza;
  • diarrea;
  • riduzione della forza;
  • malessere generale;
  • cambiamenti dell’umore;
  • disturbi del sonno;
  • cistiti frequenti e candida vaginale nelle donne.

Altri sintomi possono essere:

  • flatulenze;
  • difficoltà digestive;
  • alitosi;
  • prostatiti ricorrenti;
  • infezioni cutanee di candida.

Le possibili conseguenze di una disbiosi non curata possono essere:

  • colon irritabile;
  • morbo di Chron;
  • poliposi e neoplasie.

3. I consigli della Dott.ssa Subacchi

La Dott.ssa Subacchi, nutrizionista ed esperta di allergia al nickel, individua i punti critici da risolvere.

Alcuni consigli generali per riequilibrare l’intestino, cliccando qui.

In un intestino sano enzimi e batteri agiscono da barriera contro i patogeni. Essi regolano l’assorbimento dei nutrienti, la produzione dell’energia e lo sviluppo del sistema immunitario.

Tutte le condizioni che in caso di SNAS tendono a mancare.

Come spiega il sito www.natrixlab.it :

metalli pesanti (nickel, alluminio, mercurio, cadmio) arrivano all’intestino attraverso l’alimentazione o la respirazione di aria inquinata. Il risultato è che danneggiano la flora batterica.

Per approfondire i danni causati dall’intossicazione di metalli pesanti, cliccate qui.

La dottoressa Annalisa Subacchi fa chiarezza sul rapporto tra allergia al nickel e disbiosi intestinale.

La proposta della terapia per curare l’intestino prevede:

Ecco i suggerimenti della Dottoressa Subacchi per combattere la disbiosi intestinale causata dall’allergia al nickel.

 

 

 

Sofficissima torta al latte caldo e mandarini

La sofficissima torta al latte caldo e mandarini è il dolce che avete sempre sognato!

Morbida e dal sapore fresco dato dai mandarini, è adatta a tutte le occasioni.

La sofficissima torta al latte caldo e mandarini è una delle mie preferite in assoluto.

Coniuga dolcezza e gusto brioso in un solo dolce.

Peccato che finisca in 5 minuti!

La ricetta della sofficissima torta al latte caldo e mandarini può essere adattata anche per chi è celiaco. Basta sostituire la farina di senatore cappelli con quella di riso e quinoa.

Il risultato è ugualmente goloso. L’ho provata personalmente.

Semplice da preparare, può essere conservata fino a 3 o 4 giorni in un contenitore ermetico in plastica anche fuori dal frigo.

La  sofficissima torta al latte caldo e mandarini è ideale per tutti i giorni e conserva intatta la sua morbidezza e fragranza.

Provare per credere!

Per chi volesse usare latte di riso fatto in casa, qui la ricetta.

Ingredienti:

  • 50 gr di farina di riso;
  • 60 gr di farina senatore cappelli;
  • 10 gr di fecola di patate;
  • 80 gr di zucchero di canna;
  • 2 o 3 mandarini scorza grattugiata;
  • 80 ml di latte di riso;
  • 1 bacca di vaniglia;
  • 1 pizzico di sale;
  • 1 bustina di cremor tartaro;
  • 1/2 cucchiaino di bicarbonato;
  • 2 uova a temperatura ambiente;
  • 40 ml di olio di riso oppure di oliva.

Preparazione

Per preparare la  sofficissima torta al latte caldo e mandarini, sbattere le uova con lo zucchero, finché non diventeranno chiare e spumose (circa 7/8 minuti).

Aggiungere l’olio e, continuando a lavorare con le fruste, unire poco per volta le farine, la fecola e il sale.

Scaldare in un pentolino il latte di riso con la scorza grattugiata dei mandarini e i semini della bacca di vaniglia.

Per estrarre i semi della bacca di vaniglia è sufficiente tagliare la bacca per tutta la lunghezza e, tenendola ferma, passare la lama di un coltello su di essa.

Quando il latte inizia a sobbollire, è pronto.

Procedere alla preparazione della  sofficissima torta al latte caldo e mandarini, versando il latte caldo nel composto e mescolare.

Completare con il cremor tartaro e il bicarbonato, mischiati tra di loro.

Infornare la  sofficissima torta al latte caldo e mandarini in uno stampo da 20 cm massimo 22 cm, foderato con carta da forno a 150 gradi per circa 35 minuti.

La consistenza della sofficissima torta al latte caldo e mandarini è morbidissima, quindi è necessario verificarne la cottura con la classica prova dello stecchino.

La  sofficissima torta al latte caldo e mandarini è pronta per essere gustata!

Buon appetito nickelini!

Per tutti gli ingredienti concessi per le varianti, cliccare qui.

Varianti:

  1. Con la ricetta base si può preparare una torta rovesciata di mandarini. Basta adagiare delle fettine di mandarino sul fondo della tortiera, fino a ricoprirla completamente e versarci sopra l’impasto;
  2. Se si frullano mandarini o agrumi, si possono amalgamare all’impasto;
  3. Farcia: crema pasticcera o marmellata;
  4. Ricoprire la torta con della panna non zuccherata e frutta fresca a piacere.

La pizza senza lieviti

In molti mi chiedete come preparare una buona pizza senza lieviti.

Questo perché spesso durante il periodo della disintossicazione(qui la dieta detox) il lievito di birra non è tollerato, perché irrita l’intestino.

Come cucinarne una gustosa come quella normale?

Non è semplice e ovviamente la consistenza è un pò diversa.

Tuttavia risulta più leggera e buonissima.

La pizza senza lieviti ha una lievitazione completamente diversa da quella tradizionale.

Consiglio di stendere molto l’impasto per renderla più sottile e digeribile.

E’ adatta sia a chi è in detox che per chi ha problemi coi lieviti.

Il gusto particolare non delude.

Provare per credere!

Ecco la ricetta della pizza senza lieviti e a basso contenuto di nickel!

Ingredienti:

  • 300 gr di semola Senatore cappelli (non sostituire con la farina!);
  • 1 cucchiaio di olio evo (extravergine di oliva);
  • 1 cucchiaino di sale fino;
  • 4 gr circa di cremor tartaro (1 cucchiaino circa);
  • 1/2 cucchiaino di bicarbonato;
  • 200 ml circa di acqua calda.

Farcitura:

  • 1 zucchina;
  • 1 mozzarella fiordilatte;
  • salsiaccia di Norcia q.b.;
  • parmigiano (facoltativo);
  • sale;
  • olio;
  • pepe.

Preparazione

Per preparare la pizza senza lieviti bisogna cominciare setacciando la semola.

In una ciotolina a parte mescolare cremor tartaro e bicarbonato setacciati e aggiungerli alla semola in una grande ciotola.

Unire l’olio e mescolare.

Praticare un buco nel centro dell’impasto e versare poco alla volta l’acqua, finché non si otterrà una pasta elastica.

Lasciar riposare l’impasto coperto da pellicola trasparente. L’ideale sarebbe lasciarlo nel forno spento con la lampadina accesa per almeno tre ore, anche più.

Riprendere la pasta e aggiungervi il sale.

Lavorare l’impasto della pizza senza lieviti energicamente fino ad amalgamare completamente il sale. Sbatterlo per circa 5 minuti.

Ritagliare un foglio di carta da forno e stendervi la pasta prima con i polpastrelli e poi con il mattarello.

Non stendere eccessivamente la pasta della pizza senza lieviti, altrimenti si sfalderà.

Per il condimento della pizza senza lieviti ridurre la zucchina a cubetti e soffriggerla fino a cottura.

Salare, pepare, aggiungere acqua tiepida, olio e parmigiano e frullare col minipimer per ottenere una crema semi densa.

Eliminare il budello dalla salsiccia, ridurla a pezzetti e soffriggerla brevemente con mezzo cucchiaio di olio.

Tagliare a cubetti piccoli la mozzarella fiordilatte.

Condire la pizza senza lieviti con la crema di zucchine, la mozzarella e la salsiccia di Norcia.

Spolverare con del pepe nero e cuocere la pizza senza lieviti in forno pre riscaldato a 170 gradi ventilato per circa 30/35 minuti, finché il bordo non diventa dorato e croccante.

Buon appetito con la pizza senza lieviti!

Per la ricetta della pizza classica nickelfree, cliccate qui. 

Chelazione

1. A cosa serve la chelazione

 

La chelazione consiste in una terapia capace di eliminare i metalli pesanti in eccesso dal proprio organismo.

Tuttavia chi è allergico al nickel spesso ignora che bisognerebbe affiancare alla dieta di disintossicazione una terapia di chelazione.

La chelazione infatti aiuta il corpo a ripulirsi dall’accumulo di nickel e metalli pesanti, tossine e allergeni.

Gli effetti da intossicazione da metalli pesanti sono estremamente nocivi. Per saperne di più, cliccate qui.

Per disintossicarsi bisogna cominciare cambiando i prodotti per l’igiene personale e della casa, make up, tinture, smalti, preferendo quelli testati. Il secondo passo consiste nell’eliminare i cibi industriali e cucinare tutto in casa.

Utilizzare pentole nickel free e utensili da cucina senza nickel, abolire il fumo di sigaretta e fare attenzione alla composizione dei farmaci (eccipienti) e dei vestiti.

La dieta riduce l’intossicazione da nickel, ma la chelazione è necessaria per aiutare il corpo ad espellere i metalli pesanti.

 

2. La chelazione in medicina

Scientificamente la “chelazione” è una reazione chimica, in cui un atomo di metallo viene legato ad un reagente, detto chelante, tramite dei legami.

La struttura che ne deriva è caratterizzata da congiunzioni stabili, perché il chelante circonda l’atomo metallico a tenaglia e lo imprigiona.

In medicina la terapia tramite chelazione serve per trattare le intossicazioni da metalli pesanti. Una volta chelato, il metallo perde le sue caratteristiche tossiche e viene espulso grazie al chelante.

Esistono diversi tipi di chelanti, come già spiego nell’articolo “Riequilibrare l’intestino dal nickel“.

Possono essere rimedi naturali o chimici.

Molti consigliano la somministrazione di EDTA, che secondo la dottoressa Letizia Bernardi, naturopata bionutrizionale:

E’ un composto simile all’aceto  che non viene assimilata, ma viene completamente eliminata dall’organismo, agganciando e portando fuori le sostanze tossiche chelate. Ma non è selettiva, nel senso che si lega a tutti i metalli e gli oligoelementi presenti nel sangue.

Infatti uno dei rischi della terapia di chelazione è debilitare l’organismo, perché assorbe indistintamente i metalli.

Questi ultimi sono importanti per il corretto funzionamento dell’organismo, infatti è solo l’eccesso che va curato.

Come riportato su un articolo del Il fatto quotidiano, redatto dal Dottor Salvo Di Grazia, medico chirurgo, specializzato in ostetricia e ginecologia:

Questa terapia ha dei rischi e degli effetti collaterali. 

“Eliminare i metalli” non significa eliminare solo sostanze tossiche, ma anche altre che invece esplicano un ruolo fondamentale per l’organismo, i farmaci usati per questo scopo non riescono naturalmente a distinguere metalli “utili” da metalli “dannosi” e quindi un loro uso indiscriminato ha i suoi rischi.

Il rame, lo zinco ma anche altre sostanze (come il selenio), sono costituenti di varie funzioni del corpo umano (nel sistema nervoso, cardiovascolare, endocrino) ed eliminarli senza controllo espone a conseguenze gravi.

La terapia chelante dunque, va somministrata sotto stretto e costante controllo medico e non fatta in modo autonomo e arbitrario.

Bisogna stabilire se è realmente necessario chelare il corpo e ciò dipende molto dal grado di intossicazione.

I medici saranno in grado di determinare se è o meno il caso di procedere con una terapia chelante, in base allo studio accurato dei singoli casi e pazienti.

La cura di chelazione può essere ripetuta nel tempo nei periodi di maggior intossicazione sotto consulto medico.

 

3. Prodotti chelanti

Alcuni prodotti chelanti consigliati sono:

  1. ENTEROSGEL

E’ un gel a base di silicio, prodotto dalla casa farmaceutica Guna. Creato per cercare di disintossicare le vittime del disastro di Cernobyl, è stato successivamente impiegato anche per la disintossicazione dei soldati.

Oggi Enterosgel è liberamente venduto in farmacia e usato per la depurazione dai metalli pesanti anche nei casi di allergie verso di essi.

Le sue azioni benefiche riguardano il potenziamento delle difese immunitarie, l’eliminazione di metalli pesanti, tossine e allergeni.

Può avere degli effetti collaterali fastidiosi, come stipsi o vomito, che possono essere evitati o minimizzati rispettando scrupolosamente gli intervalli di tempo nell’assunzione.

  1. ZEOLITE

E’ un minerale di origine vulcanica molto poroso, che ha la peculiarità di assorbire tossine e metalli pesanti.

Viene impiegato nei pazienti sottoposti a chemioterapia per la sua grande efficacia. Si sottolineano anche proprietà immunostimolanti.

  1. BENTONITE

E’ una roccia argillosa di origine vulcanica, che ha proprietà plastiche e assorbenti.

La bentonite ha effetto depurativo e lenitivo.

  1. ARCHELA

E’ un integratore alimentare a base di vitamine, minerali, glutadione e acido lipoico, metisulfonilmetano e principi vegetali, prodotto dalla casa farmaceutica Named.

 

4. Rimedi naturali

E’ possibile tuttavia integrare cibi con azione chelante nella dieta di tutti i giorni senza danni per l’organismo.

 

Si tratta di:

  • AGLIO
  • CURCUMA
  • ZENZERO
  • ALGA CLORELLA
  • ALGA SPIRULINA
  • ACIDO MALICO (MELE)
  • OMEGA 3
  • ACQUA E LIMONE
  • DECOTTO DI PSYLLIUM.

Cucinare piatti con questi ingredienti è davvero semplice.

Per qualche ricetta vi suggerisco:

  1. Minestrone senza nickel alla curcuma e aglio; 
  2. Spaghetti di riso al pesto di zucchine e zenzero;
  3. Biscotti cuor di mela (è possibile sostituire burro con olio);
  4. Orata al forno.

Brodini e tisane sono ottimi per espellere le tossine.

E’ possibile assumere le alghe sia sotto forma di compresse, che in polvere e in cucina. La farina di alga spirulina per esempio viene venduta in alcuni negozi biologici e può essere miscelata alle normali farine per dolci e salati. Un’idea potrebbe essere anche quella di ricorrere alla pasta fatta con alga spirulina.

La chelazione dunque è un processo utile al corpo per disintossicarsi in maniera efficace dai metalli pesanti.

Non va tuttavia presa alla leggera, perchè può anche causare dei danni. Bisogna essere seguiti da medici competenti durante tutto il percorso di cura, che conoscano il quadro clinico del paziente e siano in grado di consigliarlo per il meglio.

I benefici sono notevoli sia a livello di depurazione che nel rafforzo delle difese immunitarie. Le alghe in particolare sortiscono effetti sorprendenti per il sistema immunitario.

Per alcuni suggerimenti su come potenziare il sistema immunitario, cliccate qui.

 

 

 

Barrette croccanti di riso soffiato

Nickelini, avete mai desiderato delle buonissime barrette croccanti di riso soffiato o cereali?

Quando ero piccola, mi piacevano da morire.

Dolci e croccanti, ne sgranocchiavo fino a non poterne più.

Poi ci si è messo il nickel di mezzo!

Per la dieta dei cibi permessi, cliccate qui.

Come fare per riassaporare le barrette croccanti di riso soffiato senza effetti collaterali?

Dopo tanti esperimenti ecco le mie barrette croccanti al riso soffiato!

Ideali per colazione o per uno spuntino veloce. Si possono portare in borsa e, anche se si è fuori casa, il gioco è fatto!

Se vi piacciono i cereali, qui la ricetta dei biscotti grancereale senza nickel.

Le barrette croccanti al riso soffiato sono inoltre velocissime e facilissime da preparare.

Quindi cosa aspettate?

Prepariamo insieme le barrette croccanti di riso soffiato!

Ingredienti:

  • 90 gr riso soffiato;
  • 40 gr canditi fatti in casa (arance e limoni);
  • 90 gr burro senza lattosio;
  • 150 gr miele di arancio liquido;
  • 75 gr farina senatore cappelli;
  • 90 gr biscotti secchi fatti in casa.

Per preparare le barrette croccanti di riso soffiato è sufficiente tritare grossolanamente i biscotti.

Non serve una grana sottile, perché i pezzetti serviranno a dare croccantezza maggiore alle barrette croccanti di riso.

Sono infatti la mia alternativa alla frutta secca, che noi nickelini non possiamo mangiare.

Unire i biscotti ai canditi e alla farina, poi al burro fuso e mescolare accuratamente.

A parte amalgamare il riso soffiato con il miele e successivamente al composto di biscotti per ottenere le barrette croccanti di riso soffiato.

Le barrette croccanti al riso soffiato sono quasi pronte.

Ricoprire la leccarda del forno con carta forno e riversarvi l’impasto.

Livellarlo e cuocerlo a 180 gradi per circa 7/10 minuti in base alla potenza del forno.

Le barrette croccanti al riso soffiato saranno pronte quando il riso inizierà a colorirsi.

Bisogna fare molta attenzione alla cottura, perché è facile che il riso bruci.

Sfornare le barrette croccanti al riso soffiato e lasciarle raffreddare.

Una volta fredde, dividere l’impasto in barrette con l’aiuto di un coltello.

E’ possibile conservare le barrette per circa 4 giorni, anche una settimana in un contenitore in plastica, chiuso ermeticamente.

In seguito le barrette croccanti al riso soffiato tenderanno ad ammollarsi.

Buona merenda!