Biscotti profumati all'arancia senza lattosio

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I biscotti profumati all’arancia senza lattosio sono adatti a tutti: sani, leggeri e buonissimi, conquisteranno i vostri ospiti!

Sono molto semplici e veloci da preprarare, alla portata anche dei più inesperti. Ideali per la prima colazione o per un tè in compagnia, non deluderanno grazie al gusto delicato.

Per chi non è allergico al nickel, è possibile aggiungere all’impasto della cannella in polvere o aromatizzarli con un goccio di liquore, tipo rum.

Altre varianti per gli allergici al nickel prevedono la sostituzione dell’arancia con il limone oppure con il caffè. Saranno sempre gustosi e particolari.

Ecco a voi una ricetta da gustare senza rimorsi di coscienza!

Ingredienti:

  • 1 uovo;
  • 100 gr di olio di riso;
  • 150 gr di zucchero semolato;
  • 350/400 gr di farina 00+ quella per impastare;
  • 1 bacca di vaniglia;
  • 2 arance scorza grattugiata;
  • 1 arancia succo;
  • 6 gr ammoniaca per dolci;
  • zucchero di canna q.b. ;
  • 1 pizzico di sale.

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In una ciotola di media grandezza rompere l’uovo e aggiungere l’olio e lo zucchero. Mescolare energicamente per amalgamare gli ingredienti. Unire la scorza e il succo delle arance e mescolare, i semini della bacca di vaniglia e un pizzico di sale.

Aggiungere la farina setacciata con l’ammoniaca per dolci e mescolare il tutto.

Finire di lavorare la pasta sulla spianatoia e aggiungere farina fino a ottenere un composto liscio, omogeneo e compatto, ma leggermente oleato.

Foderare la leccarda del forno con carta forno e formare i biscotti.

E’ possibile usare gli stampi che preferite oppure prendere un pezzetto di impasto e modellarlo in piccole palline.

Riempire un piatto di zucchero di canna e passarvi i biscotti crudi oppure ricoprirli di zucchero una volta sulla leccarda.

E’ fondamentale distanziarli gli uni dagli altri, perchè crescono molto.

Infornare a 180 gradi per circa 15 minuti con la leccarda posizionata al centro del forno.

Estrarre i biscotti quando sono leggermente dorati in superficie e lo zucchero comincerà a caramellarsi.

 

Buon appetito!

 

 

Squisita pasta al forno senza nickel

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La squisita pasta al forno senza nickel è un piatto mozzafiato.

Bella e soprattutto dal sapore unico, non rimpiangere minimamente la mancanza del pomodoro.

L’idea mi è venuta pensando che sono tanti i piatti a cui deve rinunciare una volta scoperta l’allergia.

Personalmente il pomodoro era il mio preferito preferito, quindi potete immaginare che grande perdita è stata per me!

Ormai sapete che sono cocciuta e non mi faccio scoraggiare dal nichel, quindi non potevo evitare di non trovare un’alternativa culinaria sfiziosa anche in questo caso.

Il risultato è stato strabiliante e la differenza è davvero minima.

Posso scommettere che una volta in tavola la teglia finirà prestissimo!

Non perdiamo tempo quindi cominciamo a preparare la pasta al forno senza nickel!

Ingredienti: x 2/3 persone

  • 300 gr circa di zucca arancione;
  • 250 gr circa di pasta formato penne rigate;
  • 3 o 4 cucchiai di olio evo (extravergine di oliva);
  • 1 o 2 scalogni (a seconda dei gusti);
  • 4 o 5 fette di prosciutto crudo di Parma;
  • 1 mozzarella fiordilatte;
  • 150 gr di carne macinata di cavallo;
  • 30 gr di olive nere a pezzetti;
  • 5 cucchiai di parmigiano Reggiano grattugiato + qb per la copertura della pasta;
  • 4 o 5 cucchiai di pangrattato;
  • latte qb;
  • saldi;
  • pepe nero;
  • 1 uovo;
  • rosmarino facoltativo (in reintroduzione).
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Cominiciamo preparando le polpette, provengono dalla ricetta qui .

Una volta che le polpette saranno pronte, ma non cotte ovviamente, tenerle da parte.

Tritare finemente lo scalogno e ridurre un pezzetti la zucca.

In una pentola di medie dimensioni e bordi alti mettere 2 cucchiai di olio e la scalogna. Far dorare leggermente e aggiungere la zucca, salare, pepare (per chi desidera, è possibile aggiungere del rosmarino in reintroduzione ) e cuocere fino a che non inizia a dorarsi.

Inserire delicatamente le polpette in pentola con la zucca, aggiungere un bicchiere di acqua e cuocere coperto da una coperta. Rigirare ogni tanto delicatamente, fino a quando la zucca non si spappolerà e le polpette non risulteranno morbide.

Nel frattempo lessare la pasta in una pentola capiente e scolarla al dente.

Una volta che il condimento sarà cotto, togliere le polpette dal sughetto e schiacciare la zucca con l’aiuto di una forchetta.

In una terrina mescolare la pasta con il condimento, comprese le polpette, e aggiungere 1 o 2 cucchiai d’olio.

Tagliare un pezzetti piccoli la mozzarella.

A questo punto possiamo iniziare a comporre la teglia.

Un filo d’olio sul fondo, mezza quantità di pasta condita, tutta la mozzarella, le sfoglie di prosciutto, per chi lo desidera una spolverata di parmigiano, e ricoprire con la seconda metà della pasta.

Completare con abbondante parmigiano grattugiato, pepe e un filo d’olio.

Infornare alla massima potenza finchè la superficie non sarà dorata.

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Buona scorpacciata!

 

Tortini deliziosi al limone e vaniglia

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I tortini al limone e vaniglia sono tra tutti i miei preferiti: golosi e semplicissimi.

Quando sono triste, li preparo in un secondo e finiscono subito!

Leggeri e sofficissimi, dal sapore delicato, soddisfano ogni palato e possono essere accompagnati da una copertura di marmellata di arancia, da creme delicate come copertura o farcitura o gelato.

Ecco una ricetta sprint per stupire tutti!

Ingredienti:

  • 180 gr di farina 00;
  • 50 gr di fecola di patate;
  • 150 gr di burro senza lattosio;
  • 180 gr di zucchero;
  • 3 uova a temperatura ambiente;
  • 2 limoni scorza e succo;
  • 1 bacca di vaniglia semi;
  • 70 gr di yogurt bianco
  • 6 gr di bicarbonato.

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Sbattere le uova con lo zucchero, fino ad ottenere un composto chiaro e spumoso. Aggiungere la scorza e succo di limone e i semini della bacca di vaniglia.

Per estrarli è sufficiente tagliare la bacca di vaniglia per tutta la lunghezza e, tenendola ferma, passare la lama di un coltello su tutta la bacca. I semini vanno poi inseriti nell’impasto.

Non usate vanillina o essenza di vaniglia se siete allergici al nickel, perchè ne sono pieni.

Aggiungere il burro sciolto e mescolare.

Setacciare la fecola di patate e la farina ed unirle delicatamente al composto, mescolando dall’alto verso il basso.

Quando l’impasto sarà pronto, unire tra di loro i 6gr di bicarbonato e i 70gr di yogurt e mescolare, fino a che non comincia la reazione chimica, ovvero quando compariranno delle bolle di aria e il bicarbonato non si sarà sciolto.

Unire il composto all’impasto, sempre mescolando dal basso verso l’alto, per non perdere la reazione, e infornare a 180 gradi per circa 30 minuti o fino a che inserendo uno stecchino al centro dei tortini, non ne uscirà totalmente asciutto.

Buon appetito, golosi nickelini!

Agricoltura idroponica: nuovi orizzonti per gli allergici al nickel

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1. Agricoltura idroponica e nickel

L’agricoltura idroponica apre nuovi orizzonti per gli allergici al nickel, perchè propone un metodo alternativo per coltivare la terra.

Secondo il dizionario l’idroponica è una tecnica di coltivazione delle piante fuori terra, in una soluzione a base di acqua e sostanze nutritive.

Ma perchè l’idroponica rappresenta una rivoluzione per gli allergici?

Il nickel è una sostanza presente ovunque: aria, acqua e suolo ne sono pieni. Lo ritroviamo in particolare nell’aria, ma viene assorbito in grandi quantità dal suolo sia perchè la crosta terrestre è composta da metalli pesanti, sia attraverso l’acqua piovana,  le tubature e gli irrigatori.

Quindi coltivazione, lavorazione e produzione di alimenti sviluppano facilmente nickel, contaminando i cibi. Non a caso il primo passo per gli allergici è la disintossicazione con una dieta a basso contenuto di nickel. Bisogna rinunciare a moltissime pietanze e importanti sostanza nutritive.

L’idroponica permette di abbassare notevolmente i livelli di nickel nelle piante, tanto da poter ottenere frutti, verdure, cereali e ortaggi che non diano problemi anche a noi.

2. Le origini dell’agricoltura idroponica

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Come spiega il sito sito www.idroponica.it, l’idroponia è l’arte di far crescere le piante nell’acqua. La parola deriva dal greco “hidro = acqua” e “ponos = lavoro”.

Quest’idea di agricoltura ha radici antiche, veniva praticata in Babilonia, Perù e Myanmar. I popoli di questi Paesi coltivavano i loro giardini sulla superficie dell’acqua, sopra strati di vari materiali o piante come la paglia o i giacinti d’acqua.

Nel 1100 le tribù indigene dell’America del Sud e del Messico (come gli Aztechi) ampliavano le aree coltivabili costruendo sull’acqua del lago delle zattere o isole “galleggianti”, chiamate “chinampas”, fatte di canne e giunchi intrecciati. Questa struttura veniva ricoperta di fango vulcanico, molto fertile, e veniva usata per coltivare. Le piante ricavavano nutrimento dal fango e dal lago sottostante, che accoglieva le
radici in un’acqua ricca di sali minerali, fresca e bene ossigenata. Questa tecnica veniva usata anche in altre parti del mondo, come per esempio in Cina, dove nel 1275 Marco Polo vide dei giardini galleggianti. Non sappiamo con certezza dove e quando i giardini galleggianti siano stati costruiti per la prima volta, ma sono sicuramente la prima vera applicazione della tecnologia idroponica.
Nel 1699 il naturalista inglese John Woodward dimostrò per la prima volta che le piante traggono nutrimento dal suolo per mezzo dell’acqua e che crescono meglio se immerse nell’acqua del fiume rispetto all’acqua distillata.

Fu soltanto nel 1930 che questa tecnica fu riscoperta presso l’Università di Berkeley in California dal Dottor Gericke, ma solo a partire dagli anni Settanta hanno cominciato a prendere piede le coltivazioni idroponiche.

3. Come funziona l’agricoltura idroponica?

Esistono due sistemi per coltivare le piante in acqua: uno prevede l’immersione delle
radici in una soluzione nutritiva; l’altro si basa sull’uso di un substrato inerte, senza fare uso di terra. In alcune lingue il termine “idroponica” si riferisce solo alla coltivazione in
soluzione acquosa, mentre la coltivazione in substrato inerte viene detta “senza suolo”.

Nell’idroponia le piante vivono sopra l’acqua con le radici appese nel flusso di una soluzione nutriente.

La maggior parte delle piante ha difficoltà ad adattarsi alla mancanza di ossigeno, seppur alcune specie, come riso, gigli di acqua e piante carnivore, riescano a vivere in ambienti scarsamente ossigenati o stagnanti.

GHE Aquafarm - Sistema Idroponico

Infatti anche se adeguatamente bagnate, senza ossigeno, esse muoiono “soffocate”.

Sono dunque necessarie particolari condizioni, affinchè sia possibile questo tipo di coltura:

  • L’acqua deve essere viva, cioè ricca di cibo e ossigeno;
  • Bisogna sostituire queste sostanze una volta terminate.

L’obiettivo è stimolare la crescita delle piante e controllare la quantità di acqua, sali minerali e l’ossigeno disciolto. Le piante infatti si nutrono degli ioni sciolti nell’ossigeno.

Quando le radici sono sospese nell’acqua in moto, esse assorbono cibo ed ossigeno rapidamente e se il contenuto di ossigeno é adatto, la crescita della pianta sarà veloce.

E’ fondamentale bilanciare la combinazione di acqua, nutrienti ed ossigeno, secondo le necessità delle piante al fine di massimizzare produzione e qualità.

I risultati ottimali si ottengono monitorando:

  1. La temperatura;
  2. L’umidità;
  3. Il livello di CO2;
  4. L’intensità luminosa;
  5. La ventilazione;
  6. La costituzione genetica della pianta.
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Come riporta il saggio “L’idroponia biologica- La biponia, una nuova visione della coltivazione idroponica.”, a cura di Noucetta Kehdi – GHE:
La maggior parte del lavoro si effettua sulla base della lettura dei livelli di pH e di EC. Per assicurare un assorbimento ideale di sali minerali per la pianta e per proteggere i chelati che sono contenuti nei concimi di buona qualità, bisogna mantenere il livello di pH tra 5.5 e 6.5. Per assicurare inoltre un livello di nutrimento corretti, verrà aggiunto il concime quando l’EC scenderà al di sotto del livello necessario ai bisogni della pianta, in funzione dei suoi cicli di crescita.
EC è la misura di tutti gli ioni che conducono elettricità nella soluzione nutritiva. Maggiore sarà la quantità di ioni presenti nella soluzione nutritiva, maggiore sarà l’elettricità condotta da quella soluzione nutriente (aumento dell’EC).

3.1 I differenti tipi di coltivazione idroponica

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Esistono molteplici metodi di applicare l’idoponia in base a diversi fattori.

  •  Per la presenza e il tipo di substrato:
    -colture su substrato, fuori suolo o idrocoltura;
    -NFT;
    -Floating;
    -Areoponica.
  • A seconda del metodo irriguo per apportare la soluzione nutritiva alla pianta
    -irrigazione a goccia;
    -subirrigazione.
  • Per l’uso o meno della soluzione nutritiva drenata:
    -ciclo aperto, in cui acqua e fertilizzanti vengono dispersi nell’ambiente;
    -ciclo chiuso, nel quale acqua e fertilizzanti vengono recuperati, sterilizzati e riutilizzati.

3.2 Idroponica e industria

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Il libro “Idroponica per tuttichiarisce che la maggior parte degli impianti commerciali si basa su semplici sistemi a ciclo aperto, in cui le piante crescono su lastre di lana di roccia e vengono irrorate con una soluzione nutritiva messa in circolo più volte al giorno. Il 25 o 30% della soluzione erogata sarà drenato e disperso nell’ambiente dopo ogni irrigazione, per evitare accumuli salini nel substrato. Questa tecnica, sebbene dannosa per l’ecosistema, è molto usata perché particolarmente economica.
Nei sistemi a ciclo chiuso si fa circolare la soluzione nutritiva dal serbatoio alle colture e poi nuovamente verso il serbatoio. Poiché l’acqua in circolo viene interamente assorbita ed emessa per traspirazione dalla pianta, il consumo d’acqua è più efficiente; inoltre con il ricircolo si evita il rischio di inquinamento del suolo e delle falde acquifere per colpa dei nutrienti che, diversamente, verrebbero liberati negli scarichi.
L’introduzione dell’idroponica a fini non commerciali ha permesso l’ampia diffusionedi questa tecnica per usi domestici, dalle colture fai-da-te di erbe, sia aromatiche che medicinali, alle colture floreali.

4. Valori nutrizionali delle piante coltivate con agricoltura idroponica

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I vegetali coltivati così non hanno nessuna carenza rispetto a quelli coltivati normalmente, ma mancano della tossicità. Si riesce infatti ad avere un controllo totale sulla somministrazione dei fertilizzanti idroponici. La resa è da 2 a 10 volte maggiore della crescita in terra ed anche più veloce. Non bisogna innaffiare ogni giorno, per cui si risparmia anche l’acqua: infatti la stessa acqua che viene utilizzata nei vasi viene fatta ricircolare grazie ad un sistema di irrigazione. Le piante non contraggono nessun virus o batteri del suolo. In assenza di terriccio e sostanze organiche le malattie sono quasi nulle. Impossibilità di erbacce di crescere nel sistema idroponico. In definitiva la qualità del cibo risulta superiore, migliore, più sana. Grazie al controllo assoluto dei valori la pianta cresce nel migliore dei modi aumentando la qualità ed il sapore finale. Si tratta di una coltura non stagionale con la possibilità di coltivare a cicli continui 12 mesi su 12.
Le piante sono coltivate in un substrato inerte sterile di crescita, come la lana di roccia, argilla, perlite, vermiculite e alimentate con una miscela di acqua e nutrienti. Mentre le piante coltivate in terra devono continuamente sviluppare l’apparato radicale in cerca di acqua e sostanze nutritive, le piante in coltura idroponica impiegano l’energia per la crescita della parte superiore, foglie e frutti.

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I tradizionali metodi di coltura potrebbero in futuro essere affiancati o sostituiti dall’idroponica per garantire una minor presenza di metalli e sostanze dannose nelle piante e nei frutti.

Sotto questa prospettiva sono evidenti i vantaggi dell’idroponia.

In generale si abbasserebbero i livelli d’inquinamento delle falde acquifere e dei terreni, le piante sarebbero più sane e produttive

  • ottimo utilizzo del potenziale genetico delle piante;
  • miglior controllo del loro nutrimento;
  • miglioramento visibile della quantità e della produzione;
  • un significativo accorciamento del tempo di crescita per molte piante;
  • un uso più efficiente dello spazio;
  • grande risparmio di fertilizzante e di acqua (vista la sua crescente scarsità);
  • assenza totale di erbicidi.

Vantaggi della Coltivazione Idroponica

Il sito www.architetturaecosostenibile.it sostiene che

La coltivazione fuori suolo è uno strumento efficace per controllare la crescita e la produzione colturale attraverso la gestione della nutrizione minerale.
I vantaggi principali da registrare sono:

1 | L’accorciarsi dei tempi di sviluppo.
Le colture idroponiche dovrebbero essere impiegate in ambienti illuminati artificialmente o comunque in serre per poter tenere sotto controllo le condizioni ambientali. Proprio il rispetto delle condizioni ambientali necessarie permette di velocizzare la crescita delle piante e di ottenere la maturazione in meno tempo. Non è comunque esclusa la possibilità di utilizzare questi sistemi in coltivazioni outdoor.
Le piante in un sistema idroponico si sviluppano più velocemente rispetto ad un sistema tradizionale in terra in quanto vi è una maggiore attenzione e un maggiore controllo delle sostanze nutritive nonché un più ricco apporto di ossigeno all’apparato radicale. Le piante respirando con più facilità accelerano il loro metabolismo ed impiegano meno tempo per crescere.
L’accorciarsi dei tempi di sviluppo porta la riduzione delle ore di luce e quindi di accensione delle lampade e del funzionamento degli aspiratori,con conseguente riduzione della spesa della corrente elettrica e l’allungamento della vita dell’impianto. Inoltre più è breve è il ciclo meno probabilità ci sono che si sviluppino malattie;
2 | Condizioni di lavoro migliori dall’impianto alla raccolta, anche con controllo delle effettive esigenze colturali;
3 | Produttività a metro più alta, grazie ad una densità di piantine più alta e all’eliminazione dell’attacco da parte dei patogeni terricoli.
4 | Aumento della qualità del prodotto in post–raccolta.
Gli ortaggi prodotti in idroponica non contengono i resti di sostanze chimiche utilizzate per le geosterilizzazioni, sono più puliti e dal punto di vista nutrizionale non presentano differenze con i prodotti coltivati a suolo.

Un sistema fuori suolo ideale dovrebbe essere economico, flessibile e sicuro dal punto di vista ambientale. Invece l’idroponica è una tecnologia che richiede ancora grossi investimenti di capitale e, nel caso del sistema aperto è richiesto un grosso quantitativo di acqua e fertilizzanti che rende il sistema poco sostenibile. Inoltre modalità e costi di gestione sono altri due aspetti di notevole portata da considerare in questa tecnologia. Infatti in Italia dove lo sviluppo della coltura idroponica è lento, numerosi impianti sono risultati fallimentari perché installati in serre inadeguate per quanto riguarda la gestione del clima e del sistema di irrigazione. In Italia le specie vegetali dedicate a questo tipo di coltivazione sono la rosa, la gerbera, il pomodoro e la fragola. Il 98% sono coltivati in substrati, tra i quali i più diffusi sono lana di roccia, torba, pomice e perlite.

L’idroponica è considerata una tecnica di coltivazione eco–compatibile in quanto non prevede geosterilizzazioni e nei cicli chiusi è ridotto l’impiego di acqua e fertilizzanti. La qualità dei prodotti agricoli e orticoli ha inoltre fatto importanti passi avanti: il mercato apprezza non solo gli aspetti tradizionali (freschezza, gusto e sapore), ma anche aspetti quali le condizioni di produzione (responsabilità ambientale e sociale) e la sicurezza del prodotto.

I vantaggi per gli allergici al nickel sono più che evidenti:

  1. arricchire la dieta di importanti sostanze nutritive;
  2. varietà dei cibi;
  3. prodotti sani e più controllati;
  4. facilità di reperimento dei prodotti;
  5. costi contenuti.

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Esistono già delle aziende che hanno avviato l’idroponica, che producono e commercializzano on-line intere gamme di vegetali, basta dare un’occhiata su siti a tema.

Un’alternativa sarebbe quella di avviare la coltivazione idroponica nella propria casa, a tale scopo ci sono rivenditori specializzati.

Menù di Pasqua giorno per giorno: scarcella pugliese

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L’ultima ricetta del menù senza nickel giorno per giorno è quella della scarcella pugliese. Si tratta di un dolce tipico della mia terra, che ha tradizioni molto antiche e che è simbolo della liberazione dal peccato originale, perchè per riuscire a mangiare le uova, segno distintivo del dolce, è necessario “liberarle” dall’impasto.

La scarcella tradizionale ha la forma di treccia, ma se ne possono fare mille versioni con altrettante forme diverse.

Per me “scarcella” significa casa, perchè ogni anno è il piatto che ritrovo sempre a tavola, quando mi riunisco con i parenti. Se non la si compra, la si riceve in regalo dalla vicina premurosa, dall’anziana signora che ti saluta tutti i giorni o dall’amica di sempre. Insomma è davvero impossibile non gustarla qui da me!

Quindi ecco a voi il mio dolce di Pasqua, nell’augurio di una serena rinascita per tutti.

Ingredienti: x 10

  • 6 uova;
  • 600 gr zucchero;
  • 600 gr zucchero;
  • 150 gr olio di riso;
  • 1 limone scorza grattugiata;
  • 600 gr farina 00;
  • 10 gr bicarbonato;
  • 2 bacche di vaniglia;
  • 20 gr cremor tartaro;
  • 200 gr latte delattosato;
  • 1 pizzico di sale.

Glassa Ingredienti:

  • 200 gr acqua;
  • 600 gr zucchero;
  • 2 albumi;
  • codette colorate.

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Cominciamo preriscaldando il forno a 150 gradi.

In un pentolino colmo di acqua mettere due uova e, una volta che bollirà, lasciar cuocere per 10 minuti. Mettere da parte le uova sode, lasciandole con il guscio.

In una ciotola unire uova, zucchero e olio e sbattere, poi gli aromi e alla fine la farina, fino ad ottenere un impasto liscio ed omogeneo.

Lasciar riposare l’impasto. Nel frattempo riscaldare il latte in un pentolino, unire bicarbonato e cremor tartaro e mescolare, finchè il composto non diventerà spumoso. Aggiungere il latte all’impasto e mescolare.

Formare un cerchio con l’impasto e infornare sulla leccarda, ricoperta da carta forno.

Prendere le due uova sode e inserirle nell’impasto.

Infornare a 180 gradi per 25 massimo 40 minuti.

Per la glassa è necessarioscaldare  zucchero e acqua e portare a bollore. Abbassare la fiamma, mescolando finchè non si addensa. Montare a neve 2 albumi e mescolarli allo sciroppo. Ricoprire le scarcelle e aggiungere le codette colorate.

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Per personalizzare la scarcella qui in Puglia utilizziamo gli ovetti di cioccolata da aggiungere sulla glassa, interi insieme alle uova sode (per chi non è allergico al nickel), oppure è possibile aromatizzarla con maraschino.

Buon appetito e auguri di una serena Pasqua a tutti!

Menù di Pasqua giorno per giorno: vitello tonnato rivisitato

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Oggi proseguiamo con il nostro menù di Pasqua giorno per giorno e la ricetta del vitello tonnato rivisitato.

Questo è uno dei miei piatti preferiti, di cui andavo ghiotta sin da bambina. Mia madre non è portata per la cucina, quindi per gustarlo aspettavo di andare in vacanza, come ogni anno al Nord ed era il paradiso!

Non potevo non condividere questa ricetta speciale per Pasqua, che lascerà tutti senza parole, pur non utilizzando la solita maionese, che per noi allergici al nickel è impossibile mangiare, se confezionata.

Quindi iniziamo a cucinare!

Ingredienti:

  • 500 gr di girello di vitello;
  • 1 spicchio di aglio;
  • 150 gr di zucca gialla;
  • 150 gr di zucchine;
  • 3 scalogni;
  • sale;
  • pepe nero;
  • 500 ml vino bianco+ 80 gr per la salsa;
  • 150 gr latte delattosato;
  • 125 gr tonno in vetro al naturale;
  • 30 gr olive verdi denocciolate;
  • 4 uova sode;
  • 15 gr di vino Marsala;
  • brodo vegetale q. b. per ricoprire la carne;
  • 40 gr olio extravergine di oliva per la carne+40 gr per la salsa.

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Cominciamo preparando un soffritto per la carne.

Lavare, pulire e ridurre in grossi pezzi la zucca e le zucchine. Far scaldare leggermente 40 ml di olio in una pentola alta e capiente e unire le verdure più gli scalogni puliti e interi, la carne, sale, pepe in grani, 500ml di vino e il brodo, fino a coprire la carne.

Cuocere finchè l’acqua non bollirà e proseguire la cottura, a fuoco basso per 1 ora e mezza.

Nel frattempo in una padella unire gli altri 40 gr di olio, l’aglio, il tonno, le olive e cuocere, finchè il tonno non si dorerà leggermente. A questo punto sfumare con il vino bianco, lasciar evaporare per bene, e aggiungere il latte. Cuocere a fuoco dolce per circa 8 minuti o finchè la salsa non si riduce.

A cottura utilmata, mettere da parte la carne e filtrare il brodo di cottura e tenerne da parte 40 gr circa.

E’ possibile usare le verdure come contorno sia lesse, che croccanti in forno.

Per farlo basta ricoprire di carta forno la leccarda e posizionarle, spolverate con pangrattato e parmigiano e cuocere a grill alla massima potenza, finchè non si saranno dorate.

Ora bisogna occuparsi della salsa.

Quindi è necessario eliminare l’aglio dal sugo del tonno e frullare con un frullatore ad immersione, il tonno con il suo fondo di cottura, le uova ridotte a pezzetti e 20 gr di olio. Quando la crema comincerà a prendere consistenza, unire il Marsala e i 40 gr di brodo messi da parte.

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Lasciar addensare la salsa in frigo e tagliare nel frattempo la carne in modo molto sottile.

Servire cospargendo le fette di carne con la salsa e guarnendo con alcuni capperi, in reintroduzione, oppure con dei grani di pepe fresco e le verdure come contorno.

Alla prossima ricetta di Pasqua!

 

Menù di Pasqua giorno per giorno: ravioli di melanzana e ricotta con burro e salvia

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Il menù di Pasqua senza nickel continua oggi con i ravioli di melanzane e ricotta con burro e salvia.

Un primo davvero squisitio e dal gusto impagabile.

Semplici e dal profumo intenso, sono perfetti per le grandi occasioni grazie alla pasta leggera e al ripieno delicato, ma corposo. Si sciolgono in bocca e non hanno nulla da invidiare ai cibi ricchi di nickel.

Ingredienti:

  • 240 gr di farina 00 oppure di semola di grano duro;
  • 8 cucchiai di acqua tiepida;
  • 40 ml di olio extravergine di oliva oppure di riso;
  • 200 gr di polpa di melanzana (circa 2 melanzane piccole);
  • 150 gr di ricotta senza lattosio;
  • 1 tuorlo;
  • sale;
  • pepe nero q.b.;
  • 100 gr di burro senza lattosio;
  • salvia (in reintroduzione) oppure scorza di limone grattugiata o cardamomo.

In una ciotola unire la farina o la semola, acqua, un pizzico di sale, olio e impastare fino ad ottenere una pasta liscia e omogenea.

Lasciar riposare la pasta per mezz’ora avvolta nella pellicola e nel frattempo occuparsi del ripieno. Lavare e asciugare le melanzane, dividerle a metà e cuocerle nel forno a 200° per circa mezz’ora, fino a quando saranno tenere. A cottura ultimata, lasciarle intiepidire e quindi ricavarne la polpa, raschiando con un cucchiaio, raccoglierla in una terrina e amalgamarla con il tuorlo, la ricotta, sale e pepe.

Dividere la pasta in tre pezzi e stenderla sottilissima con la macchinetta, ricavandone delle strisce. Disporre sul lato lungo di una striscia dei mucchietti di ripieno delle dimensioni di una ciliegia alla distanza di 3 cm. Ripiegarvi sopra il lembo di pasta libero e premete con le dita intorno al ripieno in modo da far uscire l’aria e sigillare bene.

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Ritagliare i ravioli con la rotellina dentata e, via via che sono pronti, disporli su un canovaccio leggermente infarinato.

Lessare la pasta in abbondante acqua salata e scolarla non appena sale in superficie.

Frattanto preparare il condimento, sciogliendo in una padella capiente il burro a pezzetti e rosolando le spezie scelte.

Unire i ravioli di melanzane e ricotta al sugo, splverare di parmigiano reggiano e amalgamare molto velocemente il tutto.

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Alla prossima ricetta di Pasqua!

Menù di Pasqua giorno per giorno: tortini croccanti di brisè con crudo

In questa settimana è consuetudine scatenarsi alla ricerca del menù ideale per il pranzo di Pasqua.

Innumerevoli possibilità per tutti: celiaci, intolleranti al lattosio, vegani e vegetariani, crudisti e chi più ne ha più ne metta.

Difficile è trovarne uno adatto a chi è allergico al nickel. No problem!

Ci penso io a darvi una mano, proponendovi le ricette più sfiziose, durante questi giorni pre- pasquali.

Il menù prevede:

  1. TORTINI CON PROSCIUTTO CRUDO CROCCANTE;
  2. RAVIOLI RIPIENI DI MELANZANE E RICOTTA BURRO E SALVIA;
  3. VITELLO TONNATO ALLE VERDURE DI STAGIONE;
  4. SCARCELLA PUGLIESE.

Oggi cominciamo con la ricetta dei tortini croccanti di brisè con crudo.

Questi tortini sono davvero semplici da preparare e gustosissimi. Ideali per i giorni di festa, sono una delizia da presentare con orgoglio ai vostri ospiti, sicuri del risultato e soprattutto senza nickel.

Essi prevedono un guscio croccante di pasta briseè con un cuore morbido e saporito fatto di indivia e crudo, più una pastella.

Ingredienti:        x 4 persone

  • 125 gr di farina 00;
  • 65 gr di burro;
  • 80 gr di prosciutto crudo di Parma fette oppure cubetti (secondo le preferenze);
  • 2 cucchiai di acqua;
  • 2 uova;
  • 1 bicchiere di latte;
  • 1 cucchiaio di fecola di patate o frumina;
  • 2 cespi di indivia belga;
  • mezzo spicchio di aglio;
  • sale;
  • pepe nero;
  • salvia per guarnire (in reintroduzione).

Cominciamo con la pasta brisè.

In una ciotola unire la farina, il burro ammorbidito, il sale e l’acqua e mescolare velocemente, fino a formare una palla di pasta omogenea.

Avvolgerla nella pellicola e lasciarla riposare in frigo circa 30 minuti.

Sbollentare l’indivia in acqua salata e una volta morbida, scolarla e asciugarla.

In un pentolino sciogliere una noce di burro e rosolare l’aglio. Eliminarlo e sbollentare l’indivia con sale e pepe per circa 5 minuti.

A parte in una terrina unire le uova, il latte, la fecola e un pizzico di sale e mescolare.

Togliere la pasta del frigo e stenderla dello spessore di circa mezzo centimetro. Ricavare 4 dischi, imburrare e infarinare 4 stampini e foderarli con i dischi. In alternativa usare la carta forno. Bucherellare la pasta con la forchetta, formare un fondo con l’indivia e ricoprire con la pastella preparata.

Trascorsi 10-12 minuti, coprire i tortini con le fette di crudo e continuare la cottura.

Preriscaldare il forno a 180 gradi e infornare i tortini per circa 20 minuti.

Si potrebbe anche aggiungere il prosciutto a fine cottura per chi non lo ama croccante.

Buon appetito!

Alla prossima ricetta di Pasqua!

Pagnotta fragrante e superfacilissima senza nickel

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Una pagnotta fragrante e superfacilissima senza nickel?

Non temete! Esiste davvero!

Avete mai desiderato cucinare un bel filoncino croccante all’esterno e morbido all’interno?

Il profumo inebriante del pane appena cotto dei forni a legna e dei panifici d’ora in avanti non sarà solo una fantasia, perchè con questa ricetta è possibile preparare una pagnotta deliziosa con il minimo sforzo. Vorrete cucinare pane ogni giorno e gustarlo bello fresco.

L’unico accorgimento è quello di preparare l’impasto la mattina del giorno prima, perchè ha bisogno di una lunga lievitazione per raggiungere la giusta consistenza e lievitazione, che gli doneranno leggerezza e un gusto unico.

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Ingredienti:

  • 500 gr farina manitoba da farina 00 (tipo Molino Rossetto) oppure farina 00;
  • 475 ml di acqua tiepida;
  • 1 cucchiaino di zucchero;
  • 12 gr di lievito di birra in panetto;
  • 1 cucchiaio di sale;
  • spezie consentite a piacere.

Sciogliere nell’acqua tiepida lo zucchero, unire il lievito sbriciolato e mescolare, finchè non si sarà sciolto completamente.

In una capiente ciotola mettere la farina, il sale e mescolare velocemente. Aggiungere l’acqua con il lievito poco alla volta e mescolare.

Il risultato sarà una pastella abbastanza liquida.

Coprire la ciotola con la pellicola trasparente in modo ermetico e lasciar lievitare, avvolta in una coperta, per almeno 12 ore. Passare poi la ciotola in frigo, sempre coperta, per una notte intera.

Il giorno successivo preriscaldare il forno a 250 gradi funzione ventilata e posizionare un pentolino con dell’acqua sul fondo del forno.

Ricoprire di carta da forno uno stampo da plumcake oppure degli stampini monodose e versarvi dentro la pasta. Con uno spruzzino bagnare la superficie del pane.

Per un pane aromatizzato è sufficiente cospargerne la superficie con spezie a piacere. Io ho usato la paprika dolce.

Infornare e spruzzare nuovamente il pane con dell’acqua.

250 gradi per 15 minuti, poi abbassare la temperatura a 200 gradi e finire la cottura.

45 minuti per la pagnotta e 15 per i panini singoli.

E’ importante lasciar riposare almeno 30-45 minuti il pane prima di affettarlo, perchè all’interno la mollica continua la sua cottura.

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Buon appetito!

 

Clafoutis veloce e rivisitato alle fragole

20170402_154702.jpgIl clafoutis rivisitato alle fragole è una mia reinterpretazione del classico clafoutis.

Il clafoutis è uno squisito dolce di origine francese, il cui nome viene dal dialetto antico e significa “riempire”. Si tratta infatti di una dolce da forno che viene “riempito” di frutta di stagione e gustato tiepido.

La versione ufficiale prevede una base di ciliegie selvatiche, coperte da una pastella di latte, uova, zucchero e farina, ma se ne possono preparare mille versioni a seconda dei gusti.

Io ho personalizzato la ricetta per eliminare ingredienti nickelosi e l’ho resa davvero golosa e fragrante.

Mettiamo il grembiule quindi e in pochi minuti il nostro clafoutis sarà pronto!

Ingredienti:

  • 250 gr farina 00 setacciata;
  • 300 gr circa di fragole (13 fragole grandi);
  • 200 gr di zucchero;
  • 3 uova;
  • 1 limone scorza grattugiata;
  • 1 bacca di vaniglia oppure mezzo bicchierino di liquore tipo maraschino;
  • 2 cucchiai di zucchero di canna;
  • 200 gr di ricotta senza lattosio;
  • 100 gr di yougurt bianco senza lattosio;
  • 70 gr di yogurt bianco senza lattosio;
  • 6 gr di bicarbonato;
  • zucchero a velo q.b.

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Montare le uova con lo zucchero, finchè non diventeranno chiare e spumose. In una ciotolina mescolare tra di loro la ricotta e 100 gr di yogurt e incorporarli alle uova, sbattendo con le fruste elettriche. Unire la scorza di limone grattugiata e i semini della bacca di vaniglia.

Per estrarli è sufficiente tagliare la bacca di vaniglia per tutta la lunghezza e, tenendola ferma, passare la lama di un coltello su tutta la bacca. I semini vanno poi inseriti nell’impasto.

Non usate vanillina o essenza di vaniglia se siete allergici al nickel, perchè ne sono pieni.

Aggiungere la farina poco per volta, sempre sbattendo. Tenere da parte il composto.

Lavare le fragole, eliminare il picciolo e dividerle in due parti. Tagliare a cubetti la prima metà e a spicchi grandi la seconda metà.

In un bicchiere unire i 70 gr rimanenti di yogurt ai 6 gr di bicarbonato e mescolare, fino a quando non inizierà la reazione chimica, cioè quando si formeranno delle bolle di aria.

Unire questo composto all’impasto, mescolando delicatamente dal basso verso l’alto in modo da far incorporare aria al dolce.

Foderare con carta forno una tortiera molto grande rotonda e versare il composto.

Ricoprirne la superficie con le fragole a pezzetti e il centro con quelle a spicchi e infine spolverare con i due cucchiai di zucchero di canna.

Infornare a 180 gradi per 45-60 minuti, a seconda della potenza del vostro forno.

E’ possibile controllare la cottura del dolce inserendo uno stecchino nel centro: se quando lo si estrae è completamente pulito, il dolce è cotto.

Spolverare il dolce con zucchero a velo.

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Buon appetito!