ALLERGIA AL NICKEL E VITAMINA C

 

 

Allergia al nickel e vitamina C sono strettamente connessi tra di loro.
Non tutti sanno infatti, che come afferma il Dottor Schiavino, uno dei maggiori esperti di allergia al nickel in Italia, la funzione del nickel nel nostro organismo è favorire l’assorbimento del ferro.
Chi è affetto da Snas (allergia sistemica), dovrebbe seguire un primo periodo di disintossicazione, concordato con il proprio medico.
Lo scopo è favorire l’espulsione dell’eccesso di nickel nel corpo.
Per iniziare un percorso di depurazione è consigliabile una dieta di disintossicazione, cioè un regime alimentare a basso contenuto di nickel, da seguire per un lasso di tempo limitato. Se necessario possono essere utili anche cure chelanti. Per saperne di più, clicca qui.
La dieta va concordata con il medico, possibilmente con un immunologo, un allergologo e un nutrizionista, affinché si tenga conto di tutte le patologie del soggetto.

Per la lista dei medici specializzati in allergia al nickel, clicca qui. 

Abbassare i livelli di nickel causa però per molti allergici, una difficoltà nell’assorbimento del ferro.

1. UNA DIETA PER ASSUMERE FERRO

 

 

Per integrare il ferro bisogna agire in primis sulla propria dieta, assumendo cibi che ne sono ricchi come:

  1.  carne di cavallo
  2.  bresaola
  3.  bietole
  4.  patate
  5.  quinoa
  6.  radicchio
  7.  indivia belga
  8.  uova
  9.  melassa
  10.  ortica
  11.  malva
  12.  fiori di zucca
  13.  olive nere

Ma cosa può determinare un più semplice assorbimento del ferro con una quantità minima di nickel nell’organismo?
La vitamina C è la risposta.

Quindi bisognerebbe abbinare nella dieta degli alimenti ricchi di vitamina C a quelli che contengono ferro:

  1. agrumi
  2. peperoni
  3. peperoncini piccanti
  4. fragole
  5. curcuma
  6. melone cantalupo
  7. cachi
  8. acerola
  9. zafferano

2. L’AZIONE DELLA VITAMINA C

 

 

Il Dottor Francesco Perugini Billi, medico ayurvedico, fitoterapico, omeopata,
omotossicologo e dietista naturale, sostiene che:

“Le allergie sono il risultato del rilascio di istamina nel nostro organismo. La
vitamina C possiede un’azione antistaminica e, se regolarmente assunta in
quantità adeguate, può essere di grande aiuto nei fastidiosi disturbi allergici.
Uno studio del 1980 aveva messo in evidenza che livelli di acido ascorbico nel
sangue sotto i 7 mg/100ml erano associati con livelli di istamina circolante
significativamente più alti della norma. Successivamente altri studi hanno
mostrato che 2g di vitamina C abbassavano i livelli di istamina tra il 38 e il 40%
per circa 4 ore.
Sembra che la vitamina C agisca distruggendo la struttura molecolare
dell’anello imidolico della molecola di istamina e allo stesso tempo
attivando i meccanismi di disintossicazione. In questo modo i livelli
circolanti nel sangue si riducono e i sintomi allergici migliorano.”

Tra i vari compiti della vitamina C:

Semplificare

  •  il metabolismo del glucosio;
  • dell’acido folico;
  • di alcuni amminoacidi;
  • l’assorbimento del ferro.

Inoltre:

  •  ha potere antiossidante;
  • contribuisce alla produzione di alcuni neurotrasmettitori;
  • rinforza le difese immunitarie.

Gli studi sulla vitamina C sono molti e tanti correlati col mondo delle allergie.

Secondo l’allergologo Marco D’Agostino:

“Una ricerca statunitense ha svelato che l’alterazione delle mucose nasali,
caratteristica della rinite allergica, può diminuire anche grazie a una adeguata
assunzione quotidiana di vitamina C.
Rafforzando il sistema immunitario, la vitamina C può portare a una riduzione
della sintomatologia. Inoltre, supportando la salute della pelle, la vitamina C
può portare sollievo alle mucose irritate del tratto respiratorio.”

3. GLI STUDI ESTERI

    Dottor Matthew Zirwas

 

Rilevanti studi sul rapporto allergia al nickel e vitamina C  sono stati anche
condotti all’ estero, come ricorda Gilda Capraro, founder del sito Nichelina &co
living well e del gruppo americano e canadese sull’allergia al nickel.

I dermatologi Matthew Zirwas e Molenda sostengono nel libro ”Dietary
nickel as a cause of systemic contact dermatitis” (Il nichel alimentare
come causa della dermatite da contatto sistemica) che mangiare cibi ricchi di
vitamina C e ferro può ridurre l’assorbimento del nichel ingerito.

Ciò sottolinea un’importante connessione tra allergia al nickel e vitamina C.

Inoltre il sito www.ncbi.nlm.nih.gov, sito ufficiale di dermatologia del governo
indiano, riporta un interessante articolo sull’ allergia al nickel.

Si afferma in particolare che:

“L’assorbimento di nichel nel corpo può essere aumentato dalla carenza di
ferro. Un individuo con anemia da carenza di ferro (IDA) tende a trattenere più
nichel dalla dieta. Ciò è dovuto alla regolazione della proteina bi valente che
trasporta il metallo nella mucosa intestinale dell’individuo con anemia. La
proteina DMT è presente sulle superfici esterne degli enterociti dell’intestino,
la cui funzione è trasportare il ferro dalla dieta nell’enterocita della mucosa
intestinale. In assenza o scarsità di ferro nella dieta, la proteina DMT tende a
legarsi immediatamente e trasportare immediatamente attraverso la
membrana, altri cationi bivalenti. Questo è importante per chi soffre di allergia
al nichel, perché il nichel è un oligoelemento onnipresente. Le persone con IDA
sono ad alto rischio di accumulo di nickel. Tuttavia, è stato anche scoperto che
l’assunzione di un’adeguata quantità di ferro e la presenza di una giusta
percentuale dello stesso nell’organismo, possono limitare l’assorbimento del
nichel; a causa della regolazione di questa proteina, presente sulle superfici
luminali degli enterociti.”

4. INTERVISTA A GILDA CAPRARO, AMMINISTRATRICE DEL GRUPPO AMERICANO E CANADESE SULL’ALLERGIA AL NICKEL

Per far maggior chiarezza sul rapporto tra allergia al nickel e vitamina C, ho intervistato Gilda Capraro,
amministratrice del gruppo Facebook americano e canadese sull’allergia al
nickel.

1.1 Gilda, tu stessa sei allergica al nickel, come chi ci legge. Vuoi
raccontarci brevemente la tua esperienza? 

Il mio viaggio con l’allergia al nickel è lungo. Sono sempre stata allergica
ai bijoux sin da bambina; mi causavano eczema, orticaria, piaghe. La situazione
è migliorata nel tempo, finché a 17 anni mi diagnosticarono acne cistica, che ho
portato avanti per altri 20 anni. Nessuno ha mai collegato questi disturbi
all’allergia al nickel, ma col tempo ho capito che in parte i miei periodi di crisi
erano dovuti anche ad una dieta sbagliata. Infatti adottando una dieta a
rotazione, anche la mia pelle ne ha tratto beneficio. Successivamente ho
scoperto di essere affetta anche da fibromialgia e alternavo momenti in cui
stavo bene a eczemi e orticaria. Facendo un patch test sono risultata positiva al
nickel tra le altre cose e l’allergologo che mi seguiva, mi consigliò di iniziare una
dieta a basso contenuto di nickel.

 

1.2 Qual è il legame tra ferro, allergia al nickel e vitamina C?

Anche se sono ancora un po’ confusa a riguardo, dalle mie ricerche ho scoperto
che nickel e ferro hanno una struttura molecolare molto simile. Il corpo a volte
dà “precedenza” alla molecola di nickel piuttosto che a quella di ferro. In questo
senso è come se la bloccasse. Tuttavia pare che la vitamina C possa aiutarci ad
assorbire prima il ferro e a frenare invece le molecole di nickel. Il processo in
poche parole si inverte.

 

1. 3. Perché la vitamina C è utile per gli allergici al nickel?

Come detto prima, senza sufficienti quantità di vitamina C nel nostro
organismo, coloro che soffrono di SNAS potrebbero avere difficoltà ad
assorbire ferro e perciò sviluppare anemia. La vitamina C ha molteplici
funzioni, ma la più importante è quella di bloccare l’assorbimento del nickel e
favorire quello del ferro. In più è vitale per la formazione del collagene nella
pelle, per cui ci aiuta a combattere dermatiti ed eczemi.
Facilita la guarigione della pelle lesionata e delle ferite, accelerando
sostanzialmente il processo di guarigione.

 

1. 4. Quali sono i benefici a lungo termine?

Sul lungo termine la vitamina C permette di eliminare il nickel in eccesso dal
corpo e a stabilire dei livelli costanti di ferro nel flusso sanguigno. Ciò è
fondamentale perchè il ferro è un componente dell’emoglobina, che trasporta
l’ossigeno dai polmoni a tutto il corpo.
Inoltre agevola la produzione di collagene, una funzione particolarmente utile
e interessante. Man mano che invecchiamo infatti, la nostra pelle diventa
incapace di produrre collagene. La vitamina C rallenta tale processo e
contribuisce a rinforzare la barriera cutanea. Più la pelle è forte e resistente,
minore sarà la probabilità di sviluppare altre allergie da contatto. Infine
diminuisce la quantità di istamina nel sangue, determinando grandi benefici
per chi soffre di allergie Ige mediate e allergia all’istamina.

 

1. 5. Qual è il modo più corretto per assumere la vitamina C e
potenziarne gli effetti?

Dovremmo assumere circa 500 milligrammi di vitamina C per ogni pasto, ma
alcune persone hanno bisogno di 1000 milligrammi. La dose dipende da
quanto nickel assumiamo col pasto.

 

1. 6. Quali studi sono stati fatti a riguardo?

Ci sono molti studi e test clinici sull’ allergia al nickel in Italia, ma molti meno
in Europa. Non tutti trattano della vitamina C, perché si concentrano
maggiormente sulla dieta e sui sintomi dell’allergia.

1. 7. Cosa pensano i dottori della relazione tra allergia al nickel e
vitamina C secondo la tua esperienza?

In genere i dottori non sono molto preparati sull’ allergia sistemica o sulla
dieta da seguire. L’allergia al nickel è più riconosciuta come una patologia da
contatto e i medici si limitano a prescrivere creme cortisoniche.
In Nord America uno dei maggiori esperti di allergia al nickel è il dermatologo
Matthew Zirwas. Lui ha svolto numerosi studi sull’argomento e consiglia la
dieta a basso contenuto di nickel, assunzione di vitamina C e terapie chelanti.
In Italia l’allergologo Domenico Schiavino è stato uno dei pionieri nella
ricerca sulla SNAS. Ogni caso va analizzato singolarmente. Alcune volte
troppa vitamina C può essere dannosa per i reni. Quindi bisogna sempre
essere seguiti dal proprio medico e collaborare con lui. Io per esempio cerco
online gli studi inerenti l’allergia al nickel e li porto al mio medico, affinché
possa leggerli e capire meglio la mia situazione.

 

L’allergia al nickel quindi può essere affrontata in molteplici modi.
Non sempre cortisone e antistaminici sono la chiave per stare bene. Qui alcuni rimedi naturali.

Essere informati, studiare, confrontarsi con chi ci segue spesso può portarci a trovare
delle soluzioni alternative, anche più salutari.
La vitamina C si rivela un ottimo alleato per contrastare una carenza di ferro,
frequente in chi soffre di allergia al nickel, soprattutto di Snas.
Essa infatti porta numerosi benefici, tra cui aiutare l’assorbimento di ferro, un
elemento fondamentale per il nostro benessere.
Risulta utile anche per una minore assimilazione del nickel stesso, se assunta
nelle giuste quantità e sotto controllo medico.
Confrontarsi con il proprio medico, che conosce la nostra situazione di salute,
è sempre meglio di agire da soli. Sarà possibile verificare se sia il caso di
calibrare la vitamina C, come consigliato da molti studi scientifici.

 

Respira la natura – un sito per gli allergici

1. Cos’è Respira la natura

Respira la natura è un sito per tutti gli allergici.

Nasce dal presupposto che sapere e sensibilizzare siano azioni fondamentali per aiutare chi è allergico.

Il progetto coinvolge una squadra di allergologi, che cerca di divulgare la conoscenza della “terapia con allergene“, in collaborazione con la  Hal Allergy Italia.

I professionisti che ne fanno parte sono:

  • Dott.ssa Arcese Giovanna, pediatra ospedaliera responsabile dal 2000 dell’Ambulatorio di Allergologia Pediatrica presso Asl di Frosinone polo D;
  • Dott.ssa Barbone Barbara, allergologa e immunologa. Lavora come specialista ambulatoriale territoriale presso l’ASST Nord Milano, presso il Poliambulatorio via A. Doria – Milano e presso il Presidio Ospedaliero di Sesto San Giovanni (MI) – U.O.C. di Pneumologia e Fisiopatologia Respiratoria – Ambulatorio di Allergologia;
  • Dott.ssa Borgonovo Linda, allergologa e immunologa. Lavora come dirigente medico libero professionista presso ASST Fatebenefratelli-Sacco di Milano;
  • Dott. Borrelli Paolo, allergologa e immunologa. Lavora come coordinatore della Sezione AAIITO Piemonte e Valle d’Aosta;
  • Dott.ssa Calamari Marianna, allergologa e immunologa. Lavora come specialista ambulatoriale territoriale presso l’ASL VCO.;
  • Dott. Cantone Renato, allergologo e immunologo, direttore S.S. a Val Dipartimentale di allergologia ASL NO, fondatore dell’Osservatorio Regionale per le Gravi Reazioni Allergiche;
  • Dott.ssa Del Giudice Angelica, allergologa e immunologa. Lavora come referente Asl;
  • Dott.ssa Di Leo Elisabetta, allergologa e immunologa clinica all’Ospedale F. Miulli ad Acquaviva delle Fonti (Bari).

2. Filosofia

La filosofia di “Respira la natura” vede la persona come un essere unico, che necessita di cure personalizzate.

Gli allergici al nickel sanno benissimo che la nostra allergia è estremamente soggettiva, in quanto a tolleranza degli alimenti e dei prodotti.

Anche prodotti testati possono scatenare reazioni allergiche per un nickelino.

Per la lista dei prodotti per l’igiene personale e make up nickel tested, cliccate qui.

Per la lista dei prodotti per l’igiene della casa nickel tested, cliccare qui.

Perciò com’è possibile riuscire ad offrire cure personalizzate?

La Terapia con allergene sembra essere il mezzo giusto, perché integra la persona nell’ambiente in cui vive, agendo su sintomi e cause della risposta allergica.

Respira la natura promuove la conoscenza della terapia con allergene, per favorirne la consapevolezza tra gli allergici.

Informazioni su vaccini e terapie desensibilizzanti, studio dei casi e corsi per tenersi sempre aggiornati.

E’ bene sottolineare che ogni terapia va concordata con medici preparati, che seguono il proprio caso.

Non sempre una stessa terapia è indicata per tutti.

3. Facciamo chiarezza sulla terapia con allergene: per chi è adatta?

La differenza tra un vaccino classico e la terapia con allergene consiste negli obiettivi e nei risultati sui pazienti.

Il primo mira a potenziare la risposta immune di tipo IgM – IgG con un antigene. La terapia desensibilizzante invece punta a ridurre l’iperattività del paziente allergico, iniettandogli l’allergene modificato in modo graduale.

Nel sito www.respiralanatura.info si spiega che:

Secondo l’OMS, la terapia con allergene sarebbe in grado di modificare la risposta dell’organismo all’allergene stesso.

Essa agisce come un vaccino, perché modifica la storia naturale della malattia allergica, interferendo con i meccanismi immunologici a monte.

II paziente allergico, grazie alle sue caratteristiche genetiche (Fenotipo Th-2), è infatti un iperproduttore di anticorpi IgE, Totali e Specifici, verso determinati antigeni.
Le modificazioni immunologiche umorali prodotte dalla Terapia con allergene consistono essenzialmente nella riduzione della sintesi delle IgE specifiche e nella produzione degli “anticorpi bloccanti”, allergene specifici, della classe IgG, in particolare IgG4.

Si specifica che la terapia con allergene è particolarmente indicata nei casi di allergie aeree con problemi respiratori, caratterizzate da rino-bronchite.

Secondo i dati riportati da Respira la natura:

I “valori aggiunti” della terapia con allergene sono:
• Prevenzione nuove sensibilizzazioni
• Riduzione rischio di asma
• Effetti a lungo termine

Nel caso dell’allergia al nickel, il trattamento iposensibilizzante è chiamato Tio Nickel ed è prodotto dalla Lofarma.

Per chi volesse approfondire l’argomento e capire se potrebbe essere adatto al proprio caso, cliccate qui.

4. Condividere e sensibilizzare

 

La pagina Facebook di Respira la natura, affianca il sito nella sua attività di sensibilizzazione. Esso nasce per tenere sempre aggiornati tutti coloro che sono interessati al progetto.

Testimonianze e articoli degli allergologi che collaborano al sito, informazioni e iniziative.

Chi è interessato può perfino pubblicare la propria esperienza rispetto alle allergie.

Il gruppo Facebook invece raccoglie le impressioni di persone allergiche, riflessioni e considerazioni per migliorare sempre più Respira la natura e rispondere alle domande e alle esigenze più diverse.

Una visione a tutto tondo quindi, che tiene conto della specificità di ognuno per agire in modo mirato sulle allergie, compresa quella al nickel.

Divulgare significa permettere agli allergici e a chi non lo è di conoscere meglio la terapia con allergene.

Significa iniziare a considerare in modo più consapevole insieme al proprio medico la via migliore da seguire per stare meglio.

Seppur la terapia con allergene non sia adatta a tutti i casi, conoscerla, può portare a scoprire nuove risorse.

Condividere è la forza delle persone allergiche. Vuol dire riuscire ad aiutare chi è in difficoltà come noi.

Respira la natura porta avanti un’ideale di sensibilizzazione e diffusione del sapere, che può permettere a noi allergici di andare sempre avanti e conoscere vie alternative.

 

 

Allergia al nickel e disbiosi intestinale

Allergia al nickel e disbiosi intestinale si associano spesso.

La disbiosi intestinale può infatti essere causata dall’infiammazione portata dall’allergia al nickel.

1. Cos’è la disbiosi intestinale?

 

Ma cos’è la disbiosi intestinale? Da cosa è causata?

Essa è un’alterazione degli enzimi e della flora batterica, naturalmente presenti nell’intestino.

Questi enzimi e batteri prendono il nome di “microbiota intestinale”.

Il microbiota intestinale si trova quindi nel tubo digerente dell’uomo. E’ l’ecosistema più concentrato mai conosciuto.

2. I sintomi 

Il sito www.medicina360.com sostiene che:

La disbiosi intestinale causa:

  • gonfiore addominale;
  • stitichezza;
  • diarrea;
  • riduzione della forza;
  • malessere generale;
  • cambiamenti dell’umore;
  • disturbi del sonno;
  • cistiti frequenti e candida vaginale nelle donne.

Altri sintomi possono essere:

  • flatulenze;
  • difficoltà digestive;
  • alitosi;
  • prostatiti ricorrenti;
  • infezioni cutanee di candida.

Le possibili conseguenze di una disbiosi non curata possono essere:

  • colon irritabile;
  • morbo di Chron;
  • poliposi e neoplasie.

3. I consigli della Dott.ssa Subacchi

La Dott.ssa Subacchi, nutrizionista ed esperta di allergia al nickel, individua i punti critici da risolvere.

Alcuni consigli generali per riequilibrare l’intestino, cliccando qui.

In un intestino sano enzimi e batteri agiscono da barriera contro i patogeni. Essi regolano l’assorbimento dei nutrienti, la produzione dell’energia e lo sviluppo del sistema immunitario.

Tutte le condizioni che in caso di SNAS tendono a mancare.

Come spiega il sito www.natrixlab.it :

metalli pesanti (nickel, alluminio, mercurio, cadmio) arrivano all’intestino attraverso l’alimentazione o la respirazione di aria inquinata. Il risultato è che danneggiano la flora batterica.

Per approfondire i danni causati dall’intossicazione di metalli pesanti, cliccate qui.

La dottoressa Annalisa Subacchi fa chiarezza sul rapporto tra allergia al nickel e disbiosi intestinale.

La proposta della terapia per curare l’intestino prevede:

Ecco i suggerimenti della Dottoressa Subacchi per combattere la disbiosi intestinale causata dall’allergia al nickel.

 

 

 

Chelazione

1. A cosa serve la chelazione

 

La chelazione consiste in una terapia capace di eliminare i metalli pesanti in eccesso dal proprio organismo.

Tuttavia chi è allergico al nickel spesso ignora che bisognerebbe affiancare alla dieta di disintossicazione una terapia di chelazione.

La chelazione infatti aiuta il corpo a ripulirsi dall’accumulo di nickel e metalli pesanti, tossine e allergeni.

Gli effetti da intossicazione da metalli pesanti sono estremamente nocivi. Per saperne di più, cliccate qui.

Per disintossicarsi bisogna cominciare cambiando i prodotti per l’igiene personale e della casa, make up, tinture, smalti, preferendo quelli testati. Il secondo passo consiste nell’eliminare i cibi industriali e cucinare tutto in casa.

Utilizzare pentole nickel free e utensili da cucina senza nickel, abolire il fumo di sigaretta e fare attenzione alla composizione dei farmaci (eccipienti) e dei vestiti.

La dieta riduce l’intossicazione da nickel, ma la chelazione è necessaria per aiutare il corpo ad espellere i metalli pesanti.

 

2. La chelazione in medicina

Scientificamente la “chelazione” è una reazione chimica, in cui un atomo di metallo viene legato ad un reagente, detto chelante, tramite dei legami.

La struttura che ne deriva è caratterizzata da congiunzioni stabili, perché il chelante circonda l’atomo metallico a tenaglia e lo imprigiona.

In medicina la terapia tramite chelazione serve per trattare le intossicazioni da metalli pesanti. Una volta chelato, il metallo perde le sue caratteristiche tossiche e viene espulso grazie al chelante.

Esistono diversi tipi di chelanti, come già spiego nell’articolo “Riequilibrare l’intestino dal nickel“.

Possono essere rimedi naturali o chimici.

Molti consigliano la somministrazione di EDTA, che secondo la dottoressa Letizia Bernardi, naturopata bionutrizionale:

E’ un composto simile all’aceto  che non viene assimilata, ma viene completamente eliminata dall’organismo, agganciando e portando fuori le sostanze tossiche chelate. Ma non è selettiva, nel senso che si lega a tutti i metalli e gli oligoelementi presenti nel sangue.

Infatti uno dei rischi della terapia di chelazione è debilitare l’organismo, perché assorbe indistintamente i metalli.

Questi ultimi sono importanti per il corretto funzionamento dell’organismo, infatti è solo l’eccesso che va curato.

Come riportato su un articolo del Il fatto quotidiano, redatto dal Dottor Salvo Di Grazia, medico chirurgo, specializzato in ostetricia e ginecologia:

Questa terapia ha dei rischi e degli effetti collaterali. 

“Eliminare i metalli” non significa eliminare solo sostanze tossiche, ma anche altre che invece esplicano un ruolo fondamentale per l’organismo, i farmaci usati per questo scopo non riescono naturalmente a distinguere metalli “utili” da metalli “dannosi” e quindi un loro uso indiscriminato ha i suoi rischi.

Il rame, lo zinco ma anche altre sostanze (come il selenio), sono costituenti di varie funzioni del corpo umano (nel sistema nervoso, cardiovascolare, endocrino) ed eliminarli senza controllo espone a conseguenze gravi.

La terapia chelante dunque, va somministrata sotto stretto e costante controllo medico e non fatta in modo autonomo e arbitrario.

Bisogna stabilire se è realmente necessario chelare il corpo e ciò dipende molto dal grado di intossicazione.

I medici saranno in grado di determinare se è o meno il caso di procedere con una terapia chelante, in base allo studio accurato dei singoli casi e pazienti.

La cura di chelazione può essere ripetuta nel tempo nei periodi di maggior intossicazione sotto consulto medico.

 

3. Prodotti chelanti

Alcuni prodotti chelanti consigliati sono:

  1. ENTEROSGEL

E’ un gel a base di silicio, prodotto dalla casa farmaceutica Guna. Creato per cercare di disintossicare le vittime del disastro di Cernobyl, è stato successivamente impiegato anche per la disintossicazione dei soldati.

Oggi Enterosgel è liberamente venduto in farmacia e usato per la depurazione dai metalli pesanti anche nei casi di allergie verso di essi.

Le sue azioni benefiche riguardano il potenziamento delle difese immunitarie, l’eliminazione di metalli pesanti, tossine e allergeni.

Può avere degli effetti collaterali fastidiosi, come stipsi o vomito, che possono essere evitati o minimizzati rispettando scrupolosamente gli intervalli di tempo nell’assunzione.

  1. ZEOLITE

E’ un minerale di origine vulcanica molto poroso, che ha la peculiarità di assorbire tossine e metalli pesanti.

Viene impiegato nei pazienti sottoposti a chemioterapia per la sua grande efficacia. Si sottolineano anche proprietà immunostimolanti.

  1. BENTONITE

E’ una roccia argillosa di origine vulcanica, che ha proprietà plastiche e assorbenti.

La bentonite ha effetto depurativo e lenitivo.

  1. ARCHELA

E’ un integratore alimentare a base di vitamine, minerali, glutadione e acido lipoico, metisulfonilmetano e principi vegetali, prodotto dalla casa farmaceutica Named.

 

4. Rimedi naturali

E’ possibile tuttavia integrare cibi con azione chelante nella dieta di tutti i giorni senza danni per l’organismo.

 

Si tratta di:

  • AGLIO
  • CURCUMA
  • ZENZERO
  • ALGA CLORELLA
  • ALGA SPIRULINA
  • ACIDO MALICO (MELE)
  • OMEGA 3
  • ACQUA E LIMONE
  • DECOTTO DI PSYLLIUM.

Cucinare piatti con questi ingredienti è davvero semplice.

Per qualche ricetta vi suggerisco:

  1. Minestrone senza nickel alla curcuma e aglio; 
  2. Spaghetti di riso al pesto di zucchine e zenzero;
  3. Biscotti cuor di mela (è possibile sostituire burro con olio);
  4. Orata al forno.

Brodini e tisane sono ottimi per espellere le tossine.

E’ possibile assumere le alghe sia sotto forma di compresse, che in polvere e in cucina. La farina di alga spirulina per esempio viene venduta in alcuni negozi biologici e può essere miscelata alle normali farine per dolci e salati. Un’idea potrebbe essere anche quella di ricorrere alla pasta fatta con alga spirulina.

La chelazione dunque è un processo utile al corpo per disintossicarsi in maniera efficace dai metalli pesanti.

Non va tuttavia presa alla leggera, perchè può anche causare dei danni. Bisogna essere seguiti da medici competenti durante tutto il percorso di cura, che conoscano il quadro clinico del paziente e siano in grado di consigliarlo per il meglio.

I benefici sono notevoli sia a livello di depurazione che nel rafforzo delle difese immunitarie. Le alghe in particolare sortiscono effetti sorprendenti per il sistema immunitario.

Per alcuni suggerimenti su come potenziare il sistema immunitario, cliccate qui.

 

 

 

Depurarsi dopo le feste

1. Perché depurarsi dopo le feste?

Depurarsi dopo le feste è un’esigenza fondamentale del corpo dopo settimane sregolate.

Nel periodo natalizio tutti mangiano di più. Si prediligono cibi molto calorici.

Anche noi nickelini abbiamo sgarrato un pò con la dieta, vero?

Che fare per recuperare?

Ritornare alle vecchie abitudini e depurarsi sono passi essenziali.

Depurarsi dopo le feste significa ristabilire l’equilibrio dell’organismo e permettere all’intestino di alleggerirsi e ritornare a lavorare bene.

2. Come depurarsi

L’intestino è una parte fondamentale di noi. Esso racchiude il 70% del sistema immunitario. Quindi è bene averne costantemente cura.

Per alcuni suggerimenti su come riequilibrare l’intestino dal nickel, qui il link.

Curare l’intestino attraverso probiotici e prebiotici, usando yogurt, kefir e fermenti lattici, può essere utile.

Un altro organo che risente molto del sovraccarico delle feste è il fegato.

Fegato e reni difatti sono i principali responsabili dell’eliminazione delle tossine. Una dieta sana può supportarlo nelle sue funzioni.

Ciò significa incrementare cibi ricchi di vitamine A, E e C e di Ferro e Zinco.

il professor Daniele Prati, epatologo del direttivo dell’Associazione italiana per lo studio del fegato, spiega cosa succede mangiando troppo.

“Quando consumiamo troppi grassi e zuccheri, il fegato li accumula nelle sue cellule (gli epatociti) sotto forma di goccioline di grasso e, nel tempo, si ingrossa, si “appesantisce” e funziona male. ”

Per chi è nel periodo di disintossicazione dal nickel, è necessario riprendere la dieta con costanza e forza di volontà.

La mia dieta di disintossicazione, cliccando qui.

Come depurarsi quindi?

Bisogna privilegiare i cereali concessi come quinoa, amaranto, tapioca e riso in alternativa al grano comune. Scegliere grani antichi e biologici, meno lavorati e più salutari sarebbe l’deale.

Alcune varietà consigliate sono Senatore cappelli, Russello, Timilia, Gragnano, rigorosamente nei negozi biologici.

Frutta e verdura sono fondamentali per depurarsi dopo le feste. Essi apportano numerosi benefici anche nel rinforzare le difese immunitarie.

Per alcuni consigli utili per potenziare il sistema immunitario, qui il link.

E’ preferibile consumare cibi di stagione:

  1. AGRUMI, caratterizzati dalla presenza massiccia di vitamina C;
  2. MELE,  che grazie alla pectina contribuisce a regolarizzare il transito intestinale;
  3. FINOCCHI, che aiutano la digestione e favoriscono la scomparsa del gonfiore addominale.
  4. BARBABIETOLE, che hanno vitamine del gruppo B e C, magnesio, calcio, zinco, ferro e betacarotene.

Brodini, minestroni, pesce, carne bianca, insalate sono alcuni esempi di piatti adatti per depurarsi dopo le feste.

Per alcune ricette semplici:

Per depurarsi dopo le feste bisogna quindi curare l’alimentazione, ma anche l’idratazione.

Bere molta acqua, succhi di frutta ed estratti fatti in casa con frutta concessa e tisane è utile. Aiuta infatti l’organismo ad espellere le scorie e le sostanze nocive.

Le tisane al tarassaco, cicoria, betulla e zenzero sono potenti detossinanti, da bere appena svegli, a stomaco vuoto.

Per la sera invece sono da preferire melissa, malva, valeriana e tiglio, che conciliano il sonno.

Per la lista completa delle tisane permesse per l’allergia al nickel, cliccate qui.

Va assolutamente evitato l’alcool, che innalza il picco glicemico, oltre a non essere permesso per l’allergia al nickel.

I condimenti sono importantissimi.

Bisogna eliminare le salse. Meglio prediligere olio di oliva, soprattutto a crudo, sale in quantità limitate e verdure fresche.

Un ottimo spezza fame sono le crudité, come finocchi e zucchine a bastoncini o indivia belga.

Da evitare anche condimenti fermentati come l’aceto.

3. Attività fisica

Infine riprendere l’attività fisica è un ottimo rimedio per rimettersi in forma, poiché l’esercizio fisico aiuta a smaltire il peso in eccesso e a riattivare il metabolismo.

Bastano quindi dei semplici accorgimenti per sgonfiarsi e sentirsi meglio dopo le feste.

Costanza e vita sana sono le risposte per depurarsi dopo le feste anche per noi nickelini, a maggior ragione che gli sgarri portano accumulo di nickel.

La dieta di disintossicazione va ripresa alla lettera, esercizio fisico e idratazione portano allo smaltimento delle tossine e degli eccessi.

 

 

Allergia al nickel e aumento di peso

Allergia al nichel e aumento di peso sono collegati tra loro?

Spesso gli allergici al nichel lamentano un aumento di peso, ma non  c’è chiarezza sul legame tra i due fattori.

Per accertare che allergia al nickel e aumento di peso siano correlati, bisogna innanzitutto escludere con appositi esami altre cause. 

Solo allora sarà lecito supporre che siano connessi, tenendo presente che l’allergia porta ad un’ alterazione del normale assetto dell’organismo e uno sconvolgimento a livello gastrointestinale.

La biologa nutrizionista Francesca Di gennaro, specializzata in allergia al nickel spiega che:

“L’allergia al nichel porta infiammazione e di conseguenze gonfiore con richiamo di acqua. Questo porta alla ritenzione idrica e quindi all’aumento di peso.”

Non solo, basti  pensare alle reazioni cutanee di chi è allergico.

La pelle si irrita, si gonfia, pizzica e si squama. Una situazione analoga all’interno del corpo, ma in modo molto più forte.

Le mucose sono infatti più delicate della pelle, si  irritano più facilmente a contatto col nichel e più intensamente, producendo gonfiore addominale.

La derivante infiammazione diventa costante nel tempo, tanto da provocare disbiosi intestinali e aumento di peso.

Il naturopata nutrizionista, Luca Avoledo, esperto di salute naturale e alimentazione spiega che:

Il  consumo ripetuto di cibi sbagliati è in grado di scatenare una risposta immunitaria. Il corpo riesce a compensare il sovraccarico fino a una certa soglia. Oltrepassato questo limite, esso reagisce innescando una reazione infiammatoria, perché percepisce quegli alimenti come una minaccia.
Numerose ricerche scientifiche negli ultimi anni, tra cui  un lavoro del 2007 pubblicato su  International Journal of Obesity , hanno evidenziato che l’infiammazione sollecita particolari cellule immunitarie – i macrofagi presenti nel tessuto adiposo – stimolandole a produrre citochine e molecole che provocano insulinoresistenza .

L’ insulina rimane quindi  attiva nel sangue e gli zuccheri non sono trasferiti ai tessuti o metabolizzati. Il risultato  è un elevato livello di  glicemia. Questa situazione è aggravata dall’azione dell’insulina, che immagazzina gli zuccheri come riserva.

Il corpo accumula depositi di grasso, perché è messo in allarme da una serie di segnali di pericolo. E’ come se “pensasse” di dover far fronte ad un consumo di energia, quando invece non è necessario.

Ecco perché anche con un regime alimentare sano, ma ricco di alimenti non adatti (ai quali si è allergici), si tende ad ingrassare.

E’ importante sottolineare che frequentemente la dieta che si segue è ripetitiva.

Non si consumano cibi vari e in quantità equilibrate, in quanto si ignora l’importanza che essi rivestono per il benessere psicofisico.

La soluzione è rivolgersi ad un nutrizionista preparato in allergia al nickel, che studi ciascun caso e compili un piano alimentare personalizzato, tenendo conto di tutte le problematiche di salute del soggetto.

Qui una lista di medici specializzatii in ​​allergia al nickel.

Un apporto rilevante inerente allergia al nichel e aumento di peso proviene dall’allergologo Attilio Speciani .

Sul sito www.eurosalus.com  egli afferma che esistano forti legami tra infiammazione, appetito e aumento di peso.

Il metabolismo subisce diverse influenze:

  1. L’ora in cui si mangia;
  2. L’infiammazione dell’intestino;
  3. L’attivazione di chitochine specifiche;
  4. Il rapporto tra nutrienti del pasto;
  5. Il grado di allergia;
  6. Lo stato d’animo.

Secondo gli studi Il fattore sazietà oleoylethanolamide recluta il sistema istaminergico del cervello per inibire l’assunzione di cibo e ” L’istamina media è gli effetti comportamentali e  metabolici dell’acido 3-iodotirochimico, un prodotto endogeno endogeno  del metabolismo degli ormoni tiroidei 

l’istamina dev’essere ben regolata nell’ipotalamo, affinché la tiroide funzioni correttamente. E dipende sempre  dall’istamina, unitamente all’alimentazione (bisogna assumere grassi attraverso i cibi)la sensazione di sazietà. 

L’infiammazione da cibo, cioè la produzione di sostanze infiammatorie con l’assunzione di alcuni alimenti (per alcuni i latticini, per altri i lieviti, per altri ancora il glutine e così via), è una esperienza comune.

Speciani afferma in particolare: “Si tratta di un  segnale di pericolo  per l’organismo, che influisce direttamente sul metabolismo degli zuccheri e sull’accumulo del grasso, oltre che sul sistema immunitario: alcune sostanze infiammatorie riducono la sensibilità insulinica e favoriscono l’ innalzamento della glicemia e l’accumulo di massa grassa.

Per quanto riguarda l’allarme, l’organismo umano ha imparato a difendersi , modificando il metabolismo e accumulando scorte.

Ridurre l’infiammazione attraverso l’alimentazione è necessario per regolare il metabolismo e la propria forma fisica.

Infine il sito www.forumsalute.it    riporta un interessante studio sull’argomento: “ Elevata prevalenza di allergia al nichel in una popolazione femminile in sovrappeso: un’analisi osservativa pilota “.

    Presso il laboratorio della Croce Rossa a Roma (Unità di immunologia clinica e allergologia) si è svolto uno studio, condotto dai ricercatori dell’Università di Chieti.

    Essi hanno preso in esame un campione di 87 soggetti (72 donne e 15 Uomini).

    Gli esiti della ricerca sono inediti: si è scoperto che l’allergia al nichel può essere inclusa tra le  cause  di rischio per obesità e sovrappeso. Altri possibili pericoli sono  la steatosi epatica ( fegato grasso ) e la sindrome da insulino-Resistenza .

    La ricerca evidenzia che il  59% del campione (donne in menopausa in  sovrappeso) è anche allergico al nichel.

    L’allergia dei soggetti è stata verificata tramite patch test . 

    L’osservazione ha anche previsto un periodo di dieta a bassa concentrazione di nichel . Dopo tre mesi di dieta normocalorica (che rispettava il fabbisogno calorico di ciascun soggetto), i pazienti hanno registrato un miglioramento delle condizioni di salute e una riduzione di peso. Il  dimagrimento è stato mantenuto anche dopo sei mesi e verificato con successivi controlli.

    E’ rilevante dire anche che molte donne del campione, che soffrivano di fegato grasso sindrome da inulino-resistenza , in seguito alla dieta hanno registrato progressi nelle condizioni generali dei Disturbi metabolici .

    Le allergie alimentari sono una risposta nel sangue delle citochine , molecole proteiche che inducono una risposta immunitaria di tipo infiammatorio .

    Questa situazione determina un aumento dell’insulina e difficoltà nell’assetilazione dei nutrienti. Ecco perché  il corpo tende ad accumulare adipe . Si è concluso che  spesso chi soffre di allergie o intolleranze alimentari registra un aumento di peso generale. Sintomi tipici sono  affaticamento e rallentamento delle funzioni fisiologiche.

    Dunque allergia al nichel e aumento di peso sono riconducibili all’altra secondo diversi studi e pareri medici.

    Tutto parte dall’ingestione di alcuni cibi, cioè quelli ai quali si è allergici. L’organismo messo in allarme, attiva una risposta immunitaria, producendo chitochine. Le chitochine stimolano anche la produzione di zuccheri, che non sono assimilati dal corpo, ma rimangono in circolo nel sangue, innalzando i livelli di insulina. In questo modo si accumulano scorte di grasso inutili e acqua, quindi si ingrassa e ci si gonfia.

    Per risolvere una situazione di aumento peso, causata dall’allergia al nichel, è dunque necessario rivolgersi a specialisti, che valutino le condizioni di salute del cliente e stilino un piano alimentare adeguato. Si parte sempre da una dieta di disintossicazione. Qui la mia dieta è un basso contenuto di nickel.

    Gli effetti ovviamente non sono immediati, ma si vedono col tempo, in quanto il corpo deve poter pian spegnere l’infiammazione e ristabilire i valori normali.

    Elenco eccipienti vietati per allergia al nickel

    La lista degli eccipienti vietati per l’allergia al nichel è un vademecum per noi allergici.

    E ‘utile per imparare a riconoscere il nickel nei prodotti confezionati e nei farmaci e ci salva da possibili reazioni allergiche.

    Non tutti danno la giusta importanza a ciò che contengono i cibi confezionati oi farmaci e pur seguendo la dieta continuano ad avere allergie reazioni.

    L’elenco degli eccipienti vietati per l’allergia al nichel può aiutarci a stare bene e assumere con serenità farmaci o cibi idonei.

    Ovviamente piccole quantità occasionali possono essere tollerate dal corpo, il problema è la ripetibilità.

    Se è necessario tuttavia assumere un farmaco, meglio seguire le indicazioni mediche o cercare insieme a chi vi segue un prodotto adatto.

    Fate tesoro dell’elenco degli eccipienti vietati per l’allergia al nichel!

    1. addensanti
    2. alghe varie
    3. amido di mais
    4. aromi artificiali
    5. burro di cacao
    6. carragenina
    7. coloranti
    8. conservanti
    9. destrosio
    10.  difosfati
    11.  difosfato sodico
    12.  dolcificanti industriali
    13.  echinacea
    14.  eucalipto
    15.  farina di carrube
    16.  farine di cereali non concessi
    17.  farina di guar
    18.  farine di legumi
    19.  farina di lupini
    20.  gelatina alimentare (grande quantità)
    21.  grassi idrogenati
    22.  grassi vegetali
    23.  karkadè
    24.  kokkoh
    25.  lecitina di girasole
    26.  lecitina di soia
    27.  lievito chimico
    28.  mais
    29.  maizena
    30.  maltitolo
    31.  malto
    32.  maltodestrine
    33.  malto d’orzo
    34.  menta
    35.  miso
    36.  mono e digliceridi degli acidi grassi
    37.  olio di anacardi
    38.  olio di arachidi
    39.  olio di avocado
    40.  olio di colza
    41.  olio di cocco
    42.  olio di girasole
    43.  oli idrogenati
    44.  olio di macadamia
    45.  olio di mais
    46.  olio di mandorle
    47.  olio di noce
    48.  olio di palma
    49.  olio di soia
    50.  olio di semi di canapa
    51.  olio di semi di girasole
    52.  olio di semi di lino
    53.  olio di semi d’uva
    54.  olio di semi di sesamo
    55.  olio di vinaccioli
    56.  pappa reale
    57.  pectina artificiale
    58.  pirostati
    59.  proteine ​​vegetali
    60.  rosa canina
    61.  sciroppo di destrosio
    62.  sciroppo di fruttosio
    63.  sciroppo di glucosio
    64.  sciroppo di maltosio
    65.  semi 
    66.  semi di guar
    67.  semi di tara
    68.  soia
    69.  tamari
    70.  tempeh
    71. vanillina
    72.  zucchero d’uva
    73.  E407 (carragenina)
    74.  E410 (farina di semi di carrube)
    75.  E411 (farina di semi di avena)
    76.  E412 (farina di semi di guar)
    77.  E417 (gomma di tara)
    78.  E426 (emicellulosa di soia)
    79.  E440 (pectina amidata)
    80.  E441 (gelatina)
    81.  E450 (difosfati e pirostati)
    82.  E471 (mono e digliceridi degli acidi grassi)
    83.  E479b (olio di soia ossidato)

    Lieviti e malattie autoimmuni

     

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    1. Lieviti e malattie autoimmuni

    Non tutti sanno che esiste una relazione tra  lieviti e malattie autoimmuni.

    Il sistema immunitario è un meccanismo di difesa del corpo dagli agenti esterni. Esso ci aiuta a combattere gli attacchi di virus, batteri e sostanze nocive.

    La sua salute dipende essenzialmente dallo stile di vita e dall’alimentazione. Una dieta corretta aiuta il buon funzionamento dell’organismo.

    Per chi soffre di allergia al nickel, riequilibrare l’intestino è possibile a partire da una dieta a basso contenuto di nickel e rafforzando il sistema immunitario.

    Il sito www.reumatoide.it  riferisce come la reazione infiammatoria provocata dal cibo, in particolare dai lieviti, favorisca la comparsa di malattie autoimmuni.

    A livello europeo si sta verificando un cospicuo aumento dei casi di reazione nei confronti dei lieviti e delle sostanze fermentate, a causa delle nuove abitudini alimentari e modalità produttive di alimenti.

    In passato l’alimentazione si basava essenzialmente sulla frutta. Era difficile trovare alimenti ad alto contenuto di glucosio, poiché anche i cereali erano costituiti soprattutto da fibre.

    Col passare del tempo però la nostra alimentazione è cambiata e hanno fatto il loro ingresso cibi raffinati, lavorati, fermentati e lievitati.

    Questi sono responsabili di reazioni infiammatorie costanti, che indeboliscono l’organismo, rendendolo soggetto a numerose patologie.

    Tra le tante si evidenziano le malattie autoimmuni.

     

    2. Perché i lieviti causano le malattie autoimmuni?

    L’azione patologica è provocata dalle citochine infiammatorie, stimolate dall’assunzione di alcuni alimenti.

    Le citochine mediano la risposta naturale o aspecifica del sistema immunitario.

    Il sito www.humanitas.it spiega che:

    Le citochine sono proteine che si legano a specifici recettori e comunicano alla cellula delle istruzioni. Vengono prodotte da diversi tipi di cellule e, una volta liberate nell’organismo, inducono particolari reazioni nelle cellule adiacenti (effetto paracrino), lontane (effetto endocrino) o in quelle che le hanno create (effetto autocrino).

    Nell’ottobre 2013 un gruppo di ricercatori italiani ha pubblicato su Clinical Reviews in Allergy and Immunology l’articolo “Dalla cottura del pane all’autoimmunità”.

    Il fulcro della trattazione è il rapporto tra il lievito di birra e le malattie autoimmuni.

    Il gruppo di ricerca ha analizzato i dati del National Center for Biotechnology Information (NCBI) .

    Lo scopo era quello di cercare similitudini tra gli autoantigeni e altre sostanze biologiche. Si è rilevata una somiglianza dell’83% tra il lievito di birra e i più comuni autoantigeni.

    I ricercatori hanno concluso quindi che l’organismo produce naturalmente anticorpi contro i lieviti. Essi agiscono inducendo, favorendo e forse causando diverse malattie autoimmuni.

    Inoltre si è messo in luce come il corpo produca anticorpi contro i lieviti già anni prima dalla comparsa delle malattie autoimmuni.

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    3. Studi sulla relazione tra disbiosi e lieviti

    Adriano Panzironi, autore del libro “Vivere 120 anni”, è un altro sostenitore della tesi secondo cui la disbiosi intestinale sia causa delle malattie autoimmuni.

    La maggior parte dei batteri contenuti nel corpo risiedono nell’intestino.

    Quando la flora batterica e gli enzimi presenti nell’intestino subiscono un’alterazione, si parla di disbiosi.

    L’intestino è costituito da giunzioni cellulari, che formano una barriera naturale. Essa impedisce alle particelle non ancora scomposte di immettersi nel sangue. Nel caso in cui troppi batteri infiammino l’organismo, questi giunti si allargano, perdendo di efficacia nel filtrare le sostanze. Questo causa malattie autoimmuni, allergie e parecchie altre patologie.

    Il Dottor Andrea Deledda, biologo nutrizionista, fornisce interessanti dati sulla correlazione tra lieviti e malattie autoimmuni, in un articolo riportato dal sito www.nutrizione996.blogspot.it afferma che:

    Il microbiota è spesso alterato in soggetti con malattie autoimmuni.
    Esso rilascia molecole coinvolte nella neurodegenerazione, che arrivano al cervello dall’intestino.
    I cibi lievitati da quali siamo sommersi modificano l’equilibrio dell’intestino, rendendolo permeabile.

    Gli studi scientifici sottolineano come vi sia una fondamentale correlazione tra dieta, inquinamento e malattie autoimmuni.

    I sintomi delle malattie autoimmuni sono legati alla anomala aggregazione di anticorpi, autoanticorpi e proteine alimentari simili che diventano stimolanti dei processi infiammatori cronici.

    Gli stimoli infiammatori che possono derivare da una alimentazione con eccesso di lieviti stanno diventando i più importanti.

     

    4. Intervista alla naturopata Alice Foti: alcalinizzare il corpo ci difende dai lieviti cattivi

     

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    Alice Foti, naturopata e consulente nutrizionale CNM, esperta in educazione alimentare e intolleranze. Esperta in integrazione nutraceutica e floriterapia mi ha gentilmente concesso un’intervista per spiegare meglio l’azione dei lieviti e come possiamo difenderci da essi.

     

    1. Dottoressa, ci può spiegare l’azione dei lieviti nell’organismo?

     

     

    I lieviti fanno parte del nostro microbiota (flora batterica). Il più conosciuto è la candida, le cui specie finora studiate sono più di 70. Esso produce 80 tipi differenti di tossine.
    La Candida alberga normalmente stomaco, pelle, cavo orale e vaginale. A dosaggi normali è innocua, anzi serve a cibarsi di metalli pesanti per evitare accumuli.
    Diversi però sono i fattori che possono mutare lo stato del lievito in “patologico” : stress psico fisico, antibiotici e pillola anticoncezionale, alimentazione scorretta e presenza di metalli nel corpo. Tutti questi fattori stimolano la produzione di ife, ovvero filamenti che penetrano negli strati più profondi delle mucose, diffondendone le tossine. Ecco come i lieviti diventano un problema per la salute, non contando che hanno la capacità di riprodursi assai velocemente.  

     

          2. Esiste a suo parere una correlazione tra lieviti e malattie autoimmuni?

     
    La causa primaria delle malattie autoimmuni è la leaky gut syndrome, sindrome dell’intestino permeabile o gocciolante.
    La barriera intestinale in un soggetto sano dovrebbe essere impermeabile e selettiva; cioè far passare ciò che serve e bloccare le macromolecole che -se non correttamente metabolizzate- possono sovra-stimolare il sistema immunitario. Le diverse tossine che i lieviti in fase patologica possono liberare e produrre, nell’intestino di un soggetto affetto da disbiosi e permeabilità intestinale, possono essere riversate nel torrente circolatorio e scatenare un attacco immunitario abnorme. Le patologie autoimmuni non sono altro che manifestazioni esagerate di un sistema immunitario iperreattivo, continuamente stimolato da frammenti proteici o tossine non riconosciuti dal sistema stesso. Per fare un esempio la candida (albicans) può liberare 3 tossine in grado di bypassare la barriera ematoencefalica, raggiungendo il cervello e creando vari danni, tra cui l’autismo. Difatti molto sovente gli autistici rispondono a trattamenti con antimicotici.

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         3. Qual è la differenza tra lievitati e fermentati? 

    I lievitati sono cibi o sostanze che contengono lievito (di birra o naturale ) come pane, pizza, brioches. I funghi stessi fanno parte della famiglia dei lieviti. Sono “cugini”. Simili ai lievitati sono i “fermentati”, sostanze che hanno subìto un processo di fermentazione, come vino, alcolici, aceti, tè nero, maionese, salse macrobiotiche (miso, salsa di soia, umeboshi), yogurt (anche vegetali).
    Sono infatti sostanze che producono fermenti ovvero batteri. Se le verdure fermentate, dette “insalatini”, come i crauti, in generale sono utili per ripristinare e popolare il microbiota, in un soggetto con forte intolleranza ai lieviti sconsiglio personalmente l’utilizzo di tali alimenti.

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    Immagine dal sito www.medicina360.com

     

    4. Che effetti hanno sul corpo?

    Il lievito si nutre dei suoi simili, vive di zuccheri latticini e lieviti. Pertanto in un soggetto predisposto o che ha continue recidive di cistiti, gonfiore gastro-addominale, problemi di emicrania o cutanei, alitosi, problemi epatici, sarebbe buona norma effettuare un esame per la ricerca di candidosi o lieviti (penicillum, mucor racemosus, ecc…). Facilissimo riscontrarla in coloro che fanno uso di antibiotici o di pillola anticoncezionale. Gli antibiotici uccidono i batteri buoni e cattivi senza distinzione, ma i lieviti non sono batteri e non solo sopravvivono, ma trovano terreno libero per avanzare. Siccome nell’intestino non esiste il concetto di “vuoto “, quando ciò accade, i lieviti lo colonizzano facilmente. In questo caso è utilissimo impiegare bifidobatteri o saccaromyces boulardii, gli unici antagonisti della candida e dei lieviti.

     

    5. Quali sono i sintomi che accusa chi è intollerante ai lieviti?

    Sintomi da intolleranza ai lieviti possono esser mal di testa ricorrenti, cistiti recidivanti, gastrite e poroso gastrica, colite mughetto orale, alitosi sapore metallico in bocca, problemi epatici e cutanei così come depressione sbalzi umorali e craving (desiderio compulsivo da dipendenza di zuccheri dolci e alimenti lievitati).

     

    6. Che precauzioni possiamo adottare per evitare intolleranza da lieviti e patologie correlate?

    Personalmente nelle mie consulenze naturopatiche consiglio di astenersi quando siamo di fronte a un intolleranza ai lieviti per paio di mesi a tutto ciò che è fermentato e lievitato. Significa sostituire per esempio pane o brioches con gallette o fiocchi integrali, eliminare latte e derivati, che contribuisce a incrementare -così come il glutine -la permeabilità intestinale. Quest’ultima, lo sottolineo, è la prima causa dell’insorgenza di malattie autoimmuni, allergie e intolleranze. Meglio preferire i legumi passati e il pesce al posto della carne. Il pesce ha proteine più facilmente digeribili e omega3, che sono potentissimi antinfiammatori e immunomodulanti.  La carne, i lattoderivati e gli zuccheri semplici sono cibi fortemente “acidificanti”. Se i lieviti prosperano in un terreno acido, bisogna alcalinizzare il più possibile il corpo. Ricordo che i cibi maggiormente alcalinizzanti sono: frutta, verdure, alghe, rapa rossa, ortiche (clorella, spirulina, ecc…)  e integratori basificanti, come magnesio e potassio.

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          7. Ci dà qualche suggerimento sulla dieta giusta da adottare per prevenire         problemi con lieviti e possibili accumuli?

    Per prevenire bisogna puntare su cereali in chicco integrali, soprattutto senza glutine (riso integrale è portentoso), pesce, legumi passati, verdure a foglia verde, mandorle, semi di zucca e olio di lino. Evitare zuccheri semplici: farina 00, dolci, sostanze fermentate come tè nero, aceto e sottaceti, salse macrobiotiche,  miso, latticini, funghi, lievito di birra. Il lievito può essere sostituito con cremor tartaro o bicarbonato di sodio (molto alcalinizzante), al posto dello zucchero si possono usare Stevia o sciroppo d’acero. Puntare su verdure, pesce, legumi e frutta a basso Ig  (avocado, frutti di bosco, mele, limoni, pompelmo, cocco).
    Dal cocco si estrae l’acido caprilico, uno dei più potenti antimicotici naturali conosciuti. I semi di pompelmo vantano, così come l’aglio, azioni antifungine. In associazione usare probiotici come i bifidobatteri  e il saccaromyces boulardii.

     

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    Quindi la disbiosi, cioè l’alterazione del normale equilibrio della flora intestinale con conseguente danneggiamento dei legami cellulari della mucosa intestinale, porta ad un indebolimento delle naturali difese del corpo.

    I lieviti sono alcune delle cause principali della permeabilità intestinale e della disbiosi. Essi hanno effetti estremamente negativi sull’organismo, se se ne abusa e si rivelano essere una concausa delle malattie autoimmuni.

    E’ possibile prevenire tali patologie, attraverso una dieta sana, povera di grassi cattivi, latticini, lievitati, fermentati e zuccheri semplici.

     

     

    Allergia al nickel e abiti

    1. Indumenti e allergia al nickel

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    Allergia al nickel e abiti è un tema non sempre preso in considerazione da chi è allergico.

    Spesso si sottovaluta l’importanza rivestita dagli indumenti e dai prodotti che si utilizzano per trattarli.

    Prurito, bolle, eczemi e arrossamenti sono alcuni dei sintomi possibili.

    Essi si manifestano in particolare su: ascelle, inguine, solco intermammario, superficie interna delle cosce. Sono più frequenti in estate e nelle persone in sovrappeso, perché frizione e sudorazione causano la fuoriuscita da un tessuto delle sostanze allergizzanti.

    Ecco quindi alcuni semplici consigli per proteggersi da questo metallo e vivere serenamente.

    Essenzialmente bisogna fare attenzione a tre elementi:

    • le fibre con cui sono fatti i vestiti;
    • i colori;
    • gli accessori metallici.

    1. 2  Le fibre

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    Le fibre ideali da usare per l’allergia al nickel, sono quelle naturali, perchè hanno un minor quantitativo di nickel e sono meno lavorate.

    La lista completa, come riporta wikipedia, è la seguente:

    Tipi di fibre tessili naturali di origine vegetale:

    Tipi di fibre tessili naturali di origine animale:

    Le fibre naturali hanno tanti vantaggi.

    Sono ecocompatibili, biodegradabili, traspiranti, resistenti e non danneggiano la pelle, che si sia allergici oppure no.

    I tessuti in fibre naturali garantiscono alla pelle una corretta traspirazione. Essa permette all’organismo di regolare la propria temperatura interna. 

    Vestire con abiti che hanno una buona traspirabilità, permette di ridurre al minimo la condensazione del sudore e quindi anche il senso di disagio dovuto all’ afa o all’ umidità. 

    La scelta migliore in fatto di allergia al nickel e abiti è acquistare indumenti e biancheria in fibre naturali.

    Come puntualizza il sito www.riverflash.it, le loro proprietà sono da attribuire alla loro composizione. Si tratta soprattutto di sottili fibre microscopiche, che formano un finissimo reticolo, all’interno del quale sono racchiusi sottili strati d’aria con funzione isolante.

    Il sito www.artimondo.it riporta una breve e interessante descrizione e distinzione tra fibre naturali e sintetiche.

    I materiali vengono classificati in:

    • fibre tessili vegetali, cioè quelle che si ricavano dalle piante;
    • fibre tessili animali, prodotte principalmente da peli di animali;
    • fibre tessili artificiali, dalla lavorazione della cellulosa del legno;
    • fibre tessili sintetici, create industrialmente.

     

    1. 3 I colori

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    I colori adatti per l’allergia al nickel e gli abiti secondo Riccarda Serri, presidente di Skineco, Associazione internazionale di ecodermatologia, sono quelli chiari o colorati.

    «Niente jeans blu scuri, ma solo quelli vecchi e sbiaditi, evitare abiti di colore blu, oltre a fare sempre il doppio risciacquo e optare per abiti in fibre naturali. Sono convinta che l’aumento delle allergie da contatto, anche nei bambini, sia causato in parte dall’esposizione così massiccia alle sostanza irritanti.»

    Il sito www.gqitalia.it spiega che:

    I capi colorati, soprattutto neri, blu e in parte anche rossi, sono senz’altro quelli più pericolosi perché potrebbero nascondere tracce di nickel. Responsabili di allergie, infatti, in genere sono i coloranti cosiddetti dispersi, usati per la tintura di fibre sintetiche o miste.

    Il nickel è infatti usato come mordente nei processi di tintura e stampa di tessuti: serve a rendere i colori brillanti.

    All’interno dei tessuti, le sostanze che danno più problemi sono i coloranti e le sostanze di fissaggio (ovvero i prodotti antipiega, i detergenti, gli ammorbidenti), che vengono aggiunti nelle fasi di produzione.

    www.myskin.it specifica che esistono alcuni marchi che usano specifiche certificazioni come Oeko-tex, Ecolabel, VIS (vestire in salute). Essi garantiscono l’assenza dei coloranti dispersi e di residui di metalli pesanti o di sostanze cancerogene.

    Un interessante trattato sulla tossicità dei metalli pesanti utilizzati nell’industria tessile, chiamato “SOSTANZE CHIMICHE NEI MATERIALI TESSILI : VERIFICA E STANDARDIZZAZIONE DEI METODI ANALITICI”, firmato da Riccardo Innocenti – CNR/ ISMAC sez. di Biella, rappresenta una fonte fondamentale di informazioni per noi allergici.

    Nello studio si sottolinea come oggi i metalli pesanti nei prodotti tessili e nei cicli produttivi vengono presi in considerazione con sempre maggiore attenzione da legislazioni e dei marchi volontari.

    Ciò accade per la loro tossicità, a prescindere dall’allergia al nickel, e per il notevole impatto ambientale.

    Esiste un elenco di coloranti cancerogeni, mutageni o tossici per la riproduzione stilato dall’ EINECS (European Inventory of Existing Chemical Substances).

    Di questo elenco fanno parte le materie coloranti a rischio di cancro, mutazione genetica o alterazione biologica.

    Esso è adottato dai marchi volontari Ecolabel e OekoTex (ecc…).

    Il nichel è presente in coloranti e pigmenti, ma soprattutto è impiegato nelle leghe metalliche usate per bottoni, cerniere.

    Il trattato afferma che:

    La normativa UE e alcune normative nazionali prevedono restrizioni per l’impiego di cadmio e nichel. Alcuni marchi volontari ( Ecolabel, Oeko-Tex) e l’ETAD regolamentano l’impiego di una serie di metalli (Sb,As,Pb,Cr,Cu,Ni,Hg), per i quali vengono fornite quantità limite nell’estratto da sudore acido (Oeko-Tex) o quantità limite come impurezze nei coloranti (Ecolabel, ETAD).

    Nel caso del nichel si valuta la biodisponibilità mediante una complessa prova di cessione da una superficie nota (EN 1811), il cui risultato viene espresso come microgrammi di nichel per cm 2 di superficie per settimana di contatto e viene applicata a prodotti destinati ad entrare in contatto con l’epidermide (bottoni, rivetti, cerniere, marchi metallici, ecc.). Tali prodotti non possono essere utilizzati se la cessione è superiore a 0.5 μ g/cm 2/settimana.

    2. Gli accessori metallici

    Non sono da trascurare nemmeno gli accessori metallici che fanno parte dei vestiti.

    Il tema allergia al nickel e abiti infatti comprende anche cerniere, fibbie, borchie, bottoni e così via, che possono trovarsi a contatto diretto con la pelle.

    1. LA BIANCHERIA INTIMA: I reggiseni con i ferretti costituiscono un vero dilemma per le donne allergiche al nickel. La Triumph ha pensato di inventare dei reggiseni senza nickel per facilitarci la vita.
    2. VESTITI: Consiglio di leggere sempre le etichette per verificare i materiali con i quali gli indumenti sono stati creati e di non affidarsi a negozi con merce a bassissimo prezzo. Se riuscite a trovare la certificazione, ancora meglio. Altrimenti bisogna prediligere colori vivaci o chiari e di buona qualità. Qui il link dei paramentri usati dalle marche testate.
    3. SCARPE: Esistono alcune marche che producono calzature nickel free.Ecco alcuni esempi:

    4. ACCESSORI: vi rimando qui ad un articolo interamente dedicato agli accessori nickel free. Basta cliccare a questo link.

    matrimonio-estivo-abiti

    Bisogna stare attenti anche a ciò che indossiamo tutti i giorni per stare bene.

    Magari non ce ne accorgiamo, ma gli abiti e la biancheria intima sono fonti di nickel ad alto assorbimento, perchè a diretto contatto con la pelle.

    E’ fondamentale non solo seguire questi consigli, ma far attenzione anche ai prodotti con i quali trattiamo i nostri indumenti. Detersivi e detergenti testati per lavare gli abiti sono molto importanti (qui il link delle marche che producono nickel tested ).

    Piccolo suggerimento: evitare di utilizzare l’aceto o la candeggina per sbiancare gli indumenti in lavatrice, perchè fissano il nickel nelle fibre.

    Questi accorgimenti sono in grado di migliorare la vita di chi è affetto da allergia al nickel radicalmente, quindi vanno seguiti il più possibile.

    Gli effetti collaterali dell'intossicazione da metalli pesanti -Il nickel

    1. I metalli pesanti

    Gli effetti collaterali dell’intossicazione da metalli pesanti sono molteplici e molto dannosi per la salute.

    I metalli pesanti sono naturalmente presenti nell’ambiente. Li ritroviamo nella crosta terrestre, nell’aria e nell’acqua. Hanno la caratteristica di non essere biodegradabili, cioè resistono all’attività biologica e fotochimica e non vengono smaltiti. Questo spiega perchè possono restare nell’ambiente per centinaia di anni.

    Ci sono alcuni fenomeni in natura e altri determinati dall’uomo che contribuiscono alla ciclizzazione dei metalli pesanti.

    La ciclizzazione è un processo chimico che porta alla formazione di composti ciclici, ovvero caratterizzati dalla presenza di una o più catene di atomi chiuse ad anello.

    Tra gli eventi naturali ci sono le eruzioni vulcaniche, l’azione delle maree, l’erosione di terre e rocce, le falde acquifere, gli incendi boschivi spontanei e la trasmissione tra madre e figlio (attraverso l’allattamento al seno).

    L’uomo al contrario ha portato uno sconvolgimento delle regolari azioni di rilascio e trasporto di questi materiali, aumentando in modo considerevole le emissioni.

    Intossicazione da metalli pesanti: le fonti antropiche

    • vernici ( piombo, mercurio, cadmio)
    • insetticidi, fungicidi ( metil-mercurio, arsenico, cadmio)
    • utensili da cucina (alluminio)
    • prodotti di protezione del legno (arsenico)
    • disinfettanti ( mercurio, argento)
    • vaccini ( metil-mercurio, alluminio)
    • amalgami dentali (mercurio)
    • impianti elettrici (mercurio, arsenico)
    • autoveicoli (palladio, rodio)
    • industrie metallurgiche-fonderie (piombo, arsenico, alluminio, cobalto)
    • agricoltura (rame, arsenico, alluminio)
    • sistemi di smaltimento-rifiuti-inceneritori (mercurio, cadmio, piombo, arsenico)

    I metalli pesanti quindi possono entrare nel nostro corpo attraverso acqua, aria, cibo o assorbiti dalla pelle.

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    Nelle giuste quantità sono utili per le regolari funzioni corporee, tanto è vero che in tracce alcuni di essi fanno comunemente parte di noi.

    I metalli pesanti hanno numero atomico superiore a 55 (quello del ferro), sono caratterizzati da una densità molto elevata e causano inquinamento negli organismi biologici.

    Secondo il sito www.sunhope.it , le proprietà chimiche dei metalli pesanti sono:

    • Densità superiore a 5 g/cm;
    • Nella formazione di Sali si comportano come cationi;
    • Tendenza a formare legami complessi;
    • Grande affinità per i solfuri;
    • Diversi stati di ossidazione a seconda del pH;
    • Si legano alle proteine del sangue, per poi distribuirsi nei diversi compartimenti
      a seconda delle loro proprietà.

    Possiamo classificare questi elementi in:

    1. METALLI PESANTI:

    alluminio, ferro, argento, bario, berillio, cadmio, cobalto, cromo, manganese, mercurio, molibdeno, nichel, piombo, rame, stagno, titanio, tallio, vanadio, zinco.

    1. METALLOIDI CON PROPRIETA’ SIMILI A QUELLE DEI METALLI PESANTI:

    arsenico, bismuto e selenio.

    2. Intossicazione da metalli pesanti

    Un’intossicazione avviene quando il corpo accumula queste sostanze nei tessuti molli. In dosi eccessive creano problemi a minerali essenziali come zinco, rame, magnesio e calcio, ed interferiscono con la funzione degli organi di sistema.

    L’avvelenamento può essere causato anche da un contatto prolungato e costante in caso di lavori industriali, produzione farmaceutica e agricoltura. Per i bambini giocando in terreni contaminati.

    I sintomi di unintossicazione da metalli pesanti variano a seconda della natura e dalla quantità di metallo pesante ingerita. I pazienti possono lamentare:

    A seconda del metallo, possono comparire delle linee blu-nero nei tessuti gengivali. Nei casi più gravi di intossicazione, i pazienti possono presentare compromissioni:

    • cognitive
    • motorie
    • linguistiche.

     

    3. Trttamento e chelazione

    Il trattamento per un’intossicazione di questo tipo è la terapia di chelazione. Essa prevede di assumere sostanze come il calcio disodio edetato, il dimercaprolo e la penicillamina per catturare ed espellere i metalli.

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    I metalli pesanti si legano con le strutture cellulari in cui si depositano, ostacolando lo svolgimento di determinate funzioni vitali. I gruppi sulfidrici (SH) , normalmente presenti negli enzimi che controllano la velocità delle reazioni metaboliche nel corpo umano, si legano facilmente ai metalli pesanti, il complesso metallo-zolfo risultante interessa tutto l’enzima che non può funzionare correttamente, perchè non riesce più a catalizzare le sostanze.

    Senza un’adeguata terapia di chelazione, questi materiali sono esplusi dal corpo in piccolissime quantità tramite salivazione, traspirazione.

    I residui si accumulano quando sono assimilati ed immagazzinati più velocemente di quanto non siano scomposti o espulsi.

    I metalli si concentrano soprattutto nel cervello, nel fegato, nei reni e nelle ossa.

    Spesso sono il fattore aggravante o determinante di malattie croniche. I bambini sono i soggetti più a rischio da esposizione degli agenti tossici, poichè mangiano, bevono e respirano tre-quattro volte di più degli adulti.

    Tuttavia il confine tra carenza e esubero è molto sottile, quindi dovremmo prestare molta attenzione alla presenza dei metalli nella vita di tutti i giorni.

    Di seguito si riportano le concentrazioni massime ammesse per i metalli pesanti nelle acqua naturali secondo l’EPA (agenzia per la protezione ambientale).

    acqua potabile

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    4. Danni all’organismo

    Secondo uno studio dell’Università di Trento  i danni all’organismo sarebbero:

    • Allumino – Danni al sistema nervoso centrale, demenza, perdita di memoria
    • Antimonio – Danni cardiaci, diarrea, vomito, ulcera allo stomaco
    • Arsenico – Cancro linfatico, cancro al fegato, cancro della pelle
    • Bario – Aumento della pressione arteriosa, paralisi
    • Bismuto – Dermatite, stomatite ulcerosa, diarrea
    • Cadmio – Diarrea, dolori di stomaco, vomito, fratture ossee, danni immunitari, disordini psicologici
    • Cromo – Danni ai reni e al fegato, problemi respiratori, cancro polmonare, morte
    • Rame – Irritazioni al naso, bocca ed occhi, cirrosi epatica, danni al cervello e ai reni
    • Gallio – Irritazione alla gola, difficolta’ respiratorie, dolori alla cassa toracica
    • Afnio – Irritazione agli occhi, alla pelle e alle mucose
    • Indio – Danni al cuore, reni e fegato
    • Iridio – Irritazione agli occhi e al tratto digestivo
    • Lantanio – Cancro polmonare, danni al fegato. E’Äô presente nei televisori a colori
    • Piombo – Frutta, verdura, carni, cereali, vino, sigarette ne contengono. Causa danni al cervello, disfunzioni alla nascita, danni ai reni, difficolta’ di apprendimento, distruzione del sistema nervoso
    • Manganese – Coagulazione del sangue, intolleranza al glucosio, disordini allo scheletro
    • Mercurio – Distruzione del sistema nervoso, danni al cervello, danni al DNA
    • Nickel – Embolia polmonare, difficolta’ respiratorie, asma e bronchite cronica, reazione allergiche della pelle
    • Palladio – Altamente tossico e carcinogeno, irritante
    • Platino – Alterazioni del DNA, cancro, danni all’Äôintestino e reni
    • Rodio – Macchie alla pelle, potenzialmente tossico e cancerogeno
    • Rutenio – Altamente tossico e carcinogeno, danni alle ossa
    • Scandio – Embolia polmonare, minaccia il fegato quando accumulato nel corpo
    • Argento – Usato come colorante E174, emicrania, difficolta’ respiratorie, allergie della pelle, estremamente concentrato causa coma e morte
    • Stronzio – Cancro ai polmoni, nei bambini difficolta’ di sviluppo delle ossa
    • Tantalio – Irritazione agli occhi, e alla pelle, lesione del tratto respiratorio superiore
    • Tallio – Usato come veleno per topi, danni allo stomaco, al sistema nervoso, coma e morte, per chi sopravvive al Tallio rimangono danni al sistema nervoso e paralisi
    • Stagno – Irritazione agli occhi e alla pelle, emicrania, dolori di stomaco, difficolta’ ad urinare
    • Tungsteno – Danni alle mucose e alle membrane, irritazione agli occhi
    • Vanadio – Disturbi cardiaci e cardiovascolari, infiammazioni allo stomaco ed intestino
    • Ittrio – Altamente tossico, cancro ai polmoni, embolia polmonare, danni al fegato

    4.1 Quanto è grave l’intossicazione da metalli pesanti?

    L’OMS, organizzazione Mondiale della Sanità, afferma che:

    • il 25% delle malattie è secondario ad intossicazione da metalli tossici
    • con una mortalità del 24%

    Questo significa che molte patologie potrebbero essere evitate monitorando la quantità di metalli pesanti nell’organismo, e molte patologie migliorate con una adeguata chelazione.

    La chelazione naturale è sempre la miglior scelta. Per maggiori informazioni, cliccate qui.

    Controversial EU Ruling On Vitamins Maybe Overturned

    Tuttavia secondo lo studio “Tossicologia dei metalli pesanti” esisterebbero alcuni medicinali chelanti:

    Dimercaprolo

    1. 2,3-Dimercaptopropanolo, BAL
      • 10 % in olio di arachidi
      – Intramuscolo
      – Eliminazione renale
      • dissociazione in urina tubulare
      • tossicità renale
      • Intossicazione da arsenico, mercurio, piombo
      • Effetti sfavorevoli
      – Dolore, nausea, ipertensione, trombocitopenia, disturbi
      della coagulazione
      – Ridistribuzione As e Hg al SNC
      Succimer
      • Acido dimercaptosuccinico, DMSA
      – Acido dimercaptopropansulfonico, DMPS
      • Analoghi del dimercaprolo
      – Migliore indice terapeutico
      • Assorbimento orale
      – Legame a cisteina
      • Disolfuro misto
      – Escrezione biliare e urinaria
      • Azione chelante per Pb, Hg, As
      • Effetti sfavorevoli
      – Disturbi GI, aumento transaminasi, neutropenia
      Penicillamina
      • D-Dimetilcisteina
      – Meno tossico di L-isomero
      –Chelanterame
      • morbo di Wilson
      • N-acetilpenicillamina
      – Intossicazione da mercurio ed altri metalli
      • Altri impieghi
      – Artrite reumatoide, cirrosi b
      iliare, sclerodermia, cistinuria
      • Biodisponibilità orale
      – Interferenza con cibi
      • Effetti sfavorevoli
      – Nefrotossicità
      – Pancitopenia
      – Ipersensibilità
      • Allergia crociata con penicillina
      Deferoxamina
      • Intossicazione da ferro
      – alta affinità per Fe in ferritina, emosiderina
      – bassa affinità per ferro in citocromi,
      emoglobina
      • Somministrazione parenterale
      – e.v. lenta, i.m.
      – deferiprone attivo per os
      • Escrezione urinaria
      • Effetti avversi
      – anafilassi
      – difficoltà respiratoria
      –neurotossicità
      EDTA
      Etilendiaminotetraacetato
      – sale sodico
      →ipocalcemia
      – sale disodico-calcico
      • intossicazione da piombo
      • chelante extracellulare
      – somministrazione
      parenterale
      • e.v. lenta, i.m
      • scarsamente assorbito
      per ossa
      – escrezione urinaria
      • Effetti sfavorevoli
      • nefrotossicità tubulare
    competizione con ligandi endogeni
    – donatori di elettroni
    • Legame di coordinazione
    – formazione di anelli eterociclici
    • Più stabili dei ligandi endogeni
    – maggiore affinità per il tossico
    • Antidotismo
    • Preservate strutture biologiche (enzimi, membrane)

    – bassa affinità per i metalli essenziali

    – distribuzione in compartimenti contenenti il
    metallo
    – allontanamento del complesso

    5. Intossicazione da nickel

    Per approfondire la questione “intossicazione da Nickel” ecco alcuni estratti.

    Secondo il sito www.equipemedicinaestetica.it, l’azione tossica del nickel consiste nell’esaurimento del glutatione delle cellule e con il legame ai gruppi sulfidrili di proteine, ma possono anche  svolgere un’azione ossidante con formazione di perossido idrogeno.
    I metalli inducono un danno diretto al DNA mediante i ROS, ma anche indirettamente.
    Essi non permettono l’attivazione dei fattori di trascrizione del DNA, cioè non consentono al corpo di produrre proteine con funzioni specifiche. Il DNA danneggiato è riparato da meccanismi cellulari antiossidanti.
    Il nichel si ossida solo se è legato a cisteina e istidina ed attacca le proteine che contengono questi amminoacidi.
    iasonna_giulio
    Il prof. Giulio Iasonna afferma che l’azione allergica del nickel è causata dal solfato di Ni, liposolubile ma idroinsolubile, che si forma da alcune leghe del metallo a contatto con la pelle.
    Un’intossicazione da nickel può portare col tempo a contrarre il cancro per via di alcuni composti del Ni e i fumi e polveri di solfuro di Ni.
    Infine si registra un’interferenza metabolica con il ferro per i soggetti allergici al nichel, con i sintomi digestivi da  intolleranza alimentare. Spesso vi è una persistente e recidivante anemia.

    Come riporta il sito www.omeonet.it

    nickel-ore-new

    Il nickel è essenziale, perchè ha una funzione sul metabolismo degli ormoni, dei lipidi, della membrana e della integrità della membrana cellulare, attiva alcuni enzimi del fegato e partecipa al metabolismo del glucosio, si hanno quantità nel DNA e RNA, si trova nei carburanti, nel fumo di sigaretta, nei fertilizzanti, nei gas di scarico. I reni regolano la quantità di nichel, l’uso di utensili in acciaio inossidabile per cucinare, possono contenere nichel e passare al cibo più acido.
    TOSSICITA’
    A dosi elevate è tossico, perchè può causare infarto del miocardio, ictus, cancro all’utero, ustioni, tossiemia gravidica, attenzione agli orecchini che possono contenere nichel, o a ferri dei dentisti, attenzione al FUMO di sigarette, fumandone 15 al giorno per un anno si può contrarre CANCRO AI POLMONI, si accumula nel fegato, nelle ossa, nella aorta.
    SINTOMI
    Emicrania, vertigini, nausea, vomito, problemi respiratori, eruzioni cutanee, dolori al torace, tosse
    CARENZA DA NICHEL, sintomi
    La cirrosi epatica, lo scompenso renale cronico, la sudorazione eccessiva, lo stress, un malassorbimento intestinale, provocano una carenza di nichel, tale carenza può anche aggravare l’anemia causata da mancanza di ferro, inoltre influenza il metabolismo dello zinco e del ferro, si possono anche avere insufficienza epatica, crescita stentata, cambiamento di colore della pelle, e problemi all’apparato riproduttivo.

    Il sito www.energiesottili.it spiega che:
    Il nichel si accumula nel tempo allo stesso modo delle sostanze inalate fumando. Le fonti comuni di esposizione sono apparecchi casalinghi, pulsanti, ceramiche, cacao, permanenti a freddo, pentole, le estetiche, monete, materiali dentali, alimenti (cioccolato, olii idrogenati, dadi, prodotti agricoli coltivati vicino a zone industriali), lacche per capelli, scorie industriali, bigiotteria, apparecchi ortodontici, protesi, galvaniche, attrezzi di metallo, accumulatori al nichel- cadmio, sciampo, inceneritori, utensili da cucina d’acciaio inossidabile, acqua di rubinetto, tabacco ed il fumo sigarette, rubinetti e tubi dell’acqua e chiusure lampo.

    Quindi il nickel è una sostanza ubiquitaria, cioè presente ovunque in natura. E’ impossibile eliminarlo del tutto dalla propria vita ed è anche controproducente.

    Infatti esso è parte integrante del nostro organismo, poichè lo aiuta a compiere funzioni essenziali per il nostro benessere. Possiamo però imparare a gestirne il quantitativo che assumiamo giornalmente, seguendo una dieta a basso contenuto di nickel, cucinando tutto a casa e abolendo i prodotti industriali. Si può inoltre seguire un percorso di chelazione naturale, sempre e comunque seguiti da specialisti accreditati, che possano dare indicazioni utili in base a ciascun caso.

    frutta-e-verdura-le-proprieta-e-i-benefici-per-la-salute-in-base-al-colore

    E’ inoltre imprescindibile cambiare pentole e posate, detersivi per la casa e prodotti per l’igiene personale, make up, tinture per capelli, smalti. Bisogna evitare il fumo di sigaretta e limitare l’inquinamento almeno in casa. E’ utile non usare tessuti sintetici e scuri, evitare le otturazioni ai denti in metallo e i piercing e limitare l’esposizione a profumi e apparecchi elettronici, compresi cellulari e smartphone.