Sana fiera del biologico 2018

 

1. Sana: cos’è

Tra venerdì 7 e lunedì 10 settembre 2018 si è svolto a Bologna,  presso il quartiere fieristico, il salone internazionale del biologico e naturale, chiamato Sana.

Il Sana è la più importante fiera del biologico, che si svolge da ormai 30 anni e ospita  aziende  italiane ed estere, oltre a tutte le ultime novità del settore.

L’edizione 2018  è stata inaugurata col taglio del nastro del sottosegretario alle Politiche Agricole Alimentari, Forestali e del Turismo, Alessandra Pesce. 

Ha coperto un totale di 7 padiglioni, dedicati alla cura di sé, alla bellezza, allo stile di vita green e al cibo biologico.

Ottimo punto di riferimento non solo per chi è segue uno stile di vita sano e rispettoso dell’ambiente, ma anche per chi soffre di allergie.

Troppe lavorazioni industriali e l’uso di coloranti e conservanti rendono i prodotti confezionati dannosi per chi li assume in maniera continua, soprattutto se allergico al nickel. Cliccando qui la lista degli eccipienti vietati in cibi e farmaci; per cui la scelta migliore è quella di puntare su cibi da agricoltura biologica, che siano controllati dai trattamenti dei terreni, alla semina e in ogni fase produttiva. Per la dieta per l’allergia al nickel, clicca qui.

Ecco quindi una carrellata di quello che è successo al Sana, compresi nuovi prodotti assolutamente nickel tested o adatti alla dieta a basso contenuto di nickel.

La fiera è stata divisa nei padiglioni 19, 21, 22, 25, 26, 31 e 32, ripartiti per categorie.

2. Curiosando per il Sana

Il padiglione 19 è stato dedicato al green lifestyle, per rispondere alle esigenze di chi ama uno stile di vita ecologico, sostenibile e sano con 7 filoni tematici:

  • Home and Office
  • Mom and Kids
  • Mobility
  • Clothing & Textiles
  • Pet & Garden
  • Hobby & Sport
  • Travel & Wellness

Proseguendo nello spazio del Sana, i padiglioni 25 e 26 invece, sono stati adibiti al tema della cura del corpo naturale e bio con stand strepitosi di aziende green.

Le ricostruzioni di ambienti floreali hanno fatto da linea guida, stupendo e affascinando i visitatori con mille proposte differenti e coloratissime: dai giardini ricchi di sfumature delicate ai boschi verdissimi, un tripudio di tinte e profumi per spazi vivacissimi, alternati a esposizioni leggere e tenui destinate al relax e al benessere. Prove gratuite di cosmetici e prodotti, trattamenti corpo e coccole per le moltissime donne accorse: parrucchieri, massaggi e dolci pause tutte da assaporare.

L’Erbolario, che dal 1978 opera dapprima come piccola erboristeria artigiana nel lodigiano per poi evolversi in azienda a livello nazionale e internazionale,  ha predisposto un percorso sensoriale, che si snodava tra diversi stand, organizzati in base a colori e profumi; un corridoio fiorato per passare dall’essenza del papavero, al viola dell’iris, fino al bar a tema e perdersi in un cammino unico come in un bosco incantato.

     

Per Kosmolife, azienda che ha l’obiettivo di migliorare lo stato psicofisico attraverso uno scambio continuo di energia con l’universo, una postazione realizzata per il Big mama, cioè una struttura variopinta a forma di uovo per lavorare sulla frequenza delle cellule del corpo.

Puro Bio invece ha proposto un giardino fatto di fiori di carta crespa dai colori accesi ad altezza d’uomo, tra i quali camminare rapiti dai profumi e dalle immagini del maxi schermo.

Notevoli anche gli spazi dedicati ai saponi e prodotti che seguono le antiche ricette casalinghe, passate da generazione in generazione, seguite da aziende molto piccole, che conservano ancora i tratti tipici dell’italianità più vera, come “il profumo dei sogni”, che hanno presentato idee green originali.

Tutto su misura per chi fa del biologico uno stile di vita.

Tante sono state le novità presenti: prodotti per capelli, cosmetici, essenze, macchinari di bellezza e molto altro.

Segnalo lo stand preparato da Alkemilla, azienda italiana impegnata nella produzione di cosmetici biologici rispettosi dell’ambiente e degli animali, dove ho trovato innumerevoli prodotti inediti e adatti per chi è allergico al nickel: cosmetici, shampoo, maschere, creme testati al nickel, cromo e cobalto.

Non nascondo che ho fatto incetta di prodotti nickelfree.

Nei padiglioni 21, 22, 31 e 32 invece, si trovavano gli stand allestiti per i cibi biologici.

I grandi marchi sono stati protagonisti dell’edizione di quest’anno, ma i piccoli produttori hanno fatto emergere novità interessanti.

Tante conferme per noi nickelini, ma anche molte piacevoli sorprese: i marchi che ci accompagnano nel biologico sono tanti.

Per la lista delle aziende che producono:

I cibi maggiormente presenti sono stati senza dubbio i grani antichi, tanto utili a chi soffre di allergia al nickel e prodotti artigianali come miele, marmellate, spezie, frutta e verdura.

Assaggi gratuiti per tutti, ma solo pochi stand erano attrezzati per la vendita al dettaglio purtroppo; quindi tanti depliant per curiosare online.

Presenti anche punti ristoro brandizzati per molti stand come Sottolestelle, La finestra sul cielo e Coop, dove era possibile scegliere prodotti e piatti da gustare piacevolmente in piccoli ristorantini pittoreschi allestiti per l’occasione e caratterizzati da una forte connessione con la natura e il biologico.

Piacevolissimo lo stand della Funny veg academy, un’iniziativa che seguo da un pò e che nasce dall’unione di chef e professionisti con esperienza pluriennale nel campo dell’alimentazione a base vegetale, i quali offrono corsi di cucina vegan e consulenza.

Lo stand proposto era suddiviso in zona bar e tavolini dove approfittare per rifocillarsi dopo tanto vagare per la fiera. Fondo bianco, frutti, piante e lampadine multicolor per arredare il tutto e creare un’atmosfera allegra ed easy.

        

Come pure il bar di Yogi tea, che ha presentato nuove varietà di prodotti in uno stand dai colori sgargianti e dai profumi intensi, accogliendo passanti curiosi, desiderosi di un momento di pausa.

         

3. Gli eventi

Il Sana però ha saputo puntare anche sulla divulgazione, offrendo diversi convegni a tema biologico, in particolare:

  • venerdì 7 settembre la fiera si è aperta alle ore 9:30 con una conferenza organizzata dalla Fondazione Istituto di scienze della salute, intitolata “Il ruolo del microbioma nella genesi delle malattie. Nuovi spunti nutrizionali e terapeutici” per poi proseguire con tutte le innovazioni e i progetti del settore agricolo e della cosmesi biologici e le scoperte scientifiche connesse.
  • Interessante anche l’incontro a tema: “Probiotici e prebiotici: caratteristiche e proprietà, qualità, attività biologiche e modalità per un corretto utilizzo”, tenutasi sabato 8 alle 15:00
  • il workshop sull’agricoltura biologica e agroecologia: quali principi, obiettivi e metodi per una ricerca di qualità, domenica 9 alle 14;30.

Il Sana 2018 quindi si è confermato come un incontro ricco di eventi a tema, novità da scoprire e conferme del mondo biologico, ma anche utilissimo per chi soffre di allergie.

Stand all’insegna del naturale e del sano, ricchi di colori e prodotti, hanno accompagnato la fiera, che si distingue da 30 anni come riporta un articolo sull’Ansa:

 “Come tutti i compleanni – ha detto il presidente della Fiera bolognese, Giampiero Calzolari, presentando alla scuola della Cucina italiana a Milano la manifestazione – si fanno un po’ di riflessioni sulla storia. E’ un compleanno che si festeggia nella stagione più florida: 30 anni fa fu una felice intuizione per un’area di nicchia. Oggi parlare di biologico vuol dire parlare del quotidiano e non solo di alimentazione”.

Appuntamento al prossimo anno quindi, al Sana!

Respira la natura – un sito per gli allergici

1. Cos’è Respira la natura

Respira la natura è un sito per tutti gli allergici.

Nasce dal presupposto che sapere e sensibilizzare siano azioni fondamentali per aiutare chi è allergico.

Il progetto coinvolge una squadra di allergologi, che cerca di divulgare la conoscenza della “terapia con allergene“, in collaborazione con la  Hal Allergy Italia.

I professionisti che ne fanno parte sono:

  • Dott.ssa Arcese Giovanna, pediatra ospedaliera responsabile dal 2000 dell’Ambulatorio di Allergologia Pediatrica presso Asl di Frosinone polo D;
  • Dott.ssa Barbone Barbara, allergologa e immunologa. Lavora come specialista ambulatoriale territoriale presso l’ASST Nord Milano, presso il Poliambulatorio via A. Doria – Milano e presso il Presidio Ospedaliero di Sesto San Giovanni (MI) – U.O.C. di Pneumologia e Fisiopatologia Respiratoria – Ambulatorio di Allergologia;
  • Dott.ssa Borgonovo Linda, allergologa e immunologa. Lavora come dirigente medico libero professionista presso ASST Fatebenefratelli-Sacco di Milano;
  • Dott. Borrelli Paolo, allergologa e immunologa. Lavora come coordinatore della Sezione AAIITO Piemonte e Valle d’Aosta;
  • Dott.ssa Calamari Marianna, allergologa e immunologa. Lavora come specialista ambulatoriale territoriale presso l’ASL VCO.;
  • Dott. Cantone Renato, allergologo e immunologo, direttore S.S. a Val Dipartimentale di allergologia ASL NO, fondatore dell’Osservatorio Regionale per le Gravi Reazioni Allergiche;
  • Dott.ssa Del Giudice Angelica, allergologa e immunologa. Lavora come referente Asl;
  • Dott.ssa Di Leo Elisabetta, allergologa e immunologa clinica all’Ospedale F. Miulli ad Acquaviva delle Fonti (Bari).

2. Filosofia

La filosofia di “Respira la natura” vede la persona come un essere unico, che necessita di cure personalizzate.

Gli allergici al nickel sanno benissimo che la nostra allergia è estremamente soggettiva, in quanto a tolleranza degli alimenti e dei prodotti.

Anche prodotti testati possono scatenare reazioni allergiche per un nickelino.

Per la lista dei prodotti per l’igiene personale e make up nickel tested, cliccate qui.

Per la lista dei prodotti per l’igiene della casa nickel tested, cliccare qui.

Perciò com’è possibile riuscire ad offrire cure personalizzate?

La Terapia con allergene sembra essere il mezzo giusto, perché integra la persona nell’ambiente in cui vive, agendo su sintomi e cause della risposta allergica.

Respira la natura promuove la conoscenza della terapia con allergene, per favorirne la consapevolezza tra gli allergici.

Informazioni su vaccini e terapie desensibilizzanti, studio dei casi e corsi per tenersi sempre aggiornati.

E’ bene sottolineare che ogni terapia va concordata con medici preparati, che seguono il proprio caso.

Non sempre una stessa terapia è indicata per tutti.

3. Facciamo chiarezza sulla terapia con allergene: per chi è adatta?

La differenza tra un vaccino classico e la terapia con allergene consiste negli obiettivi e nei risultati sui pazienti.

Il primo mira a potenziare la risposta immune di tipo IgM – IgG con un antigene. La terapia desensibilizzante invece punta a ridurre l’iperattività del paziente allergico, iniettandogli l’allergene modificato in modo graduale.

Nel sito www.respiralanatura.info si spiega che:

Secondo l’OMS, la terapia con allergene sarebbe in grado di modificare la risposta dell’organismo all’allergene stesso.

Essa agisce come un vaccino, perché modifica la storia naturale della malattia allergica, interferendo con i meccanismi immunologici a monte.

II paziente allergico, grazie alle sue caratteristiche genetiche (Fenotipo Th-2), è infatti un iperproduttore di anticorpi IgE, Totali e Specifici, verso determinati antigeni.
Le modificazioni immunologiche umorali prodotte dalla Terapia con allergene consistono essenzialmente nella riduzione della sintesi delle IgE specifiche e nella produzione degli “anticorpi bloccanti”, allergene specifici, della classe IgG, in particolare IgG4.

Si specifica che la terapia con allergene è particolarmente indicata nei casi di allergie aeree con problemi respiratori, caratterizzate da rino-bronchite.

Secondo i dati riportati da Respira la natura:

I “valori aggiunti” della terapia con allergene sono:
• Prevenzione nuove sensibilizzazioni
• Riduzione rischio di asma
• Effetti a lungo termine

Nel caso dell’allergia al nickel, il trattamento iposensibilizzante è chiamato Tio Nickel ed è prodotto dalla Lofarma.

Per chi volesse approfondire l’argomento e capire se potrebbe essere adatto al proprio caso, cliccate qui.

4. Condividere e sensibilizzare

 

La pagina Facebook di Respira la natura, affianca il sito nella sua attività di sensibilizzazione. Esso nasce per tenere sempre aggiornati tutti coloro che sono interessati al progetto.

Testimonianze e articoli degli allergologi che collaborano al sito, informazioni e iniziative.

Chi è interessato può perfino pubblicare la propria esperienza rispetto alle allergie.

Il gruppo Facebook invece raccoglie le impressioni di persone allergiche, riflessioni e considerazioni per migliorare sempre più Respira la natura e rispondere alle domande e alle esigenze più diverse.

Una visione a tutto tondo quindi, che tiene conto della specificità di ognuno per agire in modo mirato sulle allergie, compresa quella al nickel.

Divulgare significa permettere agli allergici e a chi non lo è di conoscere meglio la terapia con allergene.

Significa iniziare a considerare in modo più consapevole insieme al proprio medico la via migliore da seguire per stare meglio.

Seppur la terapia con allergene non sia adatta a tutti i casi, conoscerla, può portare a scoprire nuove risorse.

Condividere è la forza delle persone allergiche. Vuol dire riuscire ad aiutare chi è in difficoltà come noi.

Respira la natura porta avanti un’ideale di sensibilizzazione e diffusione del sapere, che può permettere a noi allergici di andare sempre avanti e conoscere vie alternative.

 

 

Chelazione

1. A cosa serve la chelazione

 

La chelazione consiste in una terapia capace di eliminare i metalli pesanti in eccesso dal proprio organismo.

Tuttavia chi è allergico al nickel spesso ignora che bisognerebbe affiancare alla dieta di disintossicazione una terapia di chelazione.

La chelazione infatti aiuta il corpo a ripulirsi dall’accumulo di nickel e metalli pesanti, tossine e allergeni.

Gli effetti da intossicazione da metalli pesanti sono estremamente nocivi. Per saperne di più, cliccate qui.

Per disintossicarsi bisogna cominciare cambiando i prodotti per l’igiene personale e della casa, make up, tinture, smalti, preferendo quelli testati. Il secondo passo consiste nell’eliminare i cibi industriali e cucinare tutto in casa.

Utilizzare pentole nickel free e utensili da cucina senza nickel, abolire il fumo di sigaretta e fare attenzione alla composizione dei farmaci (eccipienti) e dei vestiti.

La dieta riduce l’intossicazione da nickel, ma la chelazione è necessaria per aiutare il corpo ad espellere i metalli pesanti.

 

2. La chelazione in medicina

Scientificamente la “chelazione” è una reazione chimica, in cui un atomo di metallo viene legato ad un reagente, detto chelante, tramite dei legami.

La struttura che ne deriva è caratterizzata da congiunzioni stabili, perché il chelante circonda l’atomo metallico a tenaglia e lo imprigiona.

In medicina la terapia tramite chelazione serve per trattare le intossicazioni da metalli pesanti. Una volta chelato, il metallo perde le sue caratteristiche tossiche e viene espulso grazie al chelante.

Esistono diversi tipi di chelanti, come già spiego nell’articolo “Riequilibrare l’intestino dal nickel“.

Possono essere rimedi naturali o chimici.

Molti consigliano la somministrazione di EDTA, che secondo la dottoressa Letizia Bernardi, naturopata bionutrizionale:

E’ un composto simile all’aceto  che non viene assimilata, ma viene completamente eliminata dall’organismo, agganciando e portando fuori le sostanze tossiche chelate. Ma non è selettiva, nel senso che si lega a tutti i metalli e gli oligoelementi presenti nel sangue.

Infatti uno dei rischi della terapia di chelazione è debilitare l’organismo, perché assorbe indistintamente i metalli.

Questi ultimi sono importanti per il corretto funzionamento dell’organismo, infatti è solo l’eccesso che va curato.

Come riportato su un articolo del Il fatto quotidiano, redatto dal Dottor Salvo Di Grazia, medico chirurgo, specializzato in ostetricia e ginecologia:

Questa terapia ha dei rischi e degli effetti collaterali. 

“Eliminare i metalli” non significa eliminare solo sostanze tossiche, ma anche altre che invece esplicano un ruolo fondamentale per l’organismo, i farmaci usati per questo scopo non riescono naturalmente a distinguere metalli “utili” da metalli “dannosi” e quindi un loro uso indiscriminato ha i suoi rischi.

Il rame, lo zinco ma anche altre sostanze (come il selenio), sono costituenti di varie funzioni del corpo umano (nel sistema nervoso, cardiovascolare, endocrino) ed eliminarli senza controllo espone a conseguenze gravi.

La terapia chelante dunque, va somministrata sotto stretto e costante controllo medico e non fatta in modo autonomo e arbitrario.

Bisogna stabilire se è realmente necessario chelare il corpo e ciò dipende molto dal grado di intossicazione.

I medici saranno in grado di determinare se è o meno il caso di procedere con una terapia chelante, in base allo studio accurato dei singoli casi e pazienti.

La cura di chelazione può essere ripetuta nel tempo nei periodi di maggior intossicazione sotto consulto medico.

 

3. Prodotti chelanti

Alcuni prodotti chelanti consigliati sono:

  1. ENTEROSGEL

E’ un gel a base di silicio, prodotto dalla casa farmaceutica Guna. Creato per cercare di disintossicare le vittime del disastro di Cernobyl, è stato successivamente impiegato anche per la disintossicazione dei soldati.

Oggi Enterosgel è liberamente venduto in farmacia e usato per la depurazione dai metalli pesanti anche nei casi di allergie verso di essi.

Le sue azioni benefiche riguardano il potenziamento delle difese immunitarie, l’eliminazione di metalli pesanti, tossine e allergeni.

Può avere degli effetti collaterali fastidiosi, come stipsi o vomito, che possono essere evitati o minimizzati rispettando scrupolosamente gli intervalli di tempo nell’assunzione.

  1. ZEOLITE

E’ un minerale di origine vulcanica molto poroso, che ha la peculiarità di assorbire tossine e metalli pesanti.

Viene impiegato nei pazienti sottoposti a chemioterapia per la sua grande efficacia. Si sottolineano anche proprietà immunostimolanti.

  1. BENTONITE

E’ una roccia argillosa di origine vulcanica, che ha proprietà plastiche e assorbenti.

La bentonite ha effetto depurativo e lenitivo.

  1. ARCHELA

E’ un integratore alimentare a base di vitamine, minerali, glutadione e acido lipoico, metisulfonilmetano e principi vegetali, prodotto dalla casa farmaceutica Named.

 

4. Rimedi naturali

E’ possibile tuttavia integrare cibi con azione chelante nella dieta di tutti i giorni senza danni per l’organismo.

 

Si tratta di:

  • AGLIO
  • CURCUMA
  • ZENZERO
  • ALGA CLORELLA
  • ALGA SPIRULINA
  • ACIDO MALICO (MELE)
  • OMEGA 3
  • ACQUA E LIMONE
  • DECOTTO DI PSYLLIUM.

Cucinare piatti con questi ingredienti è davvero semplice.

Per qualche ricetta vi suggerisco:

  1. Minestrone senza nickel alla curcuma e aglio; 
  2. Spaghetti di riso al pesto di zucchine e zenzero;
  3. Biscotti cuor di mela (è possibile sostituire burro con olio);
  4. Orata al forno.

Brodini e tisane sono ottimi per espellere le tossine.

E’ possibile assumere le alghe sia sotto forma di compresse, che in polvere e in cucina. La farina di alga spirulina per esempio viene venduta in alcuni negozi biologici e può essere miscelata alle normali farine per dolci e salati. Un’idea potrebbe essere anche quella di ricorrere alla pasta fatta con alga spirulina.

La chelazione dunque è un processo utile al corpo per disintossicarsi in maniera efficace dai metalli pesanti.

Non va tuttavia presa alla leggera, perchè può anche causare dei danni. Bisogna essere seguiti da medici competenti durante tutto il percorso di cura, che conoscano il quadro clinico del paziente e siano in grado di consigliarlo per il meglio.

I benefici sono notevoli sia a livello di depurazione che nel rafforzo delle difese immunitarie. Le alghe in particolare sortiscono effetti sorprendenti per il sistema immunitario.

Per alcuni suggerimenti su come potenziare il sistema immunitario, cliccate qui.

 

 

 

Elenco eccipienti vietati per allergia al nickel

La lista degli eccipienti vietati per l’allergia al nichel è un vademecum per noi allergici.

E ‘utile per imparare a riconoscere il nickel nei prodotti confezionati e nei farmaci e ci salva da possibili reazioni allergiche.

Non tutti danno la giusta importanza a ciò che contengono i cibi confezionati oi farmaci e pur seguendo la dieta continuano ad avere allergie reazioni.

L’elenco degli eccipienti vietati per l’allergia al nichel può aiutarci a stare bene e assumere con serenità farmaci o cibi idonei.

Ovviamente piccole quantità occasionali possono essere tollerate dal corpo, il problema è la ripetibilità.

Se è necessario tuttavia assumere un farmaco, meglio seguire le indicazioni mediche o cercare insieme a chi vi segue un prodotto adatto.

Fate tesoro dell’elenco degli eccipienti vietati per l’allergia al nichel!

  1. addensanti
  2. alghe varie
  3. amido di mais
  4. aromi artificiali
  5. burro di cacao
  6. carragenina
  7. coloranti
  8. conservanti
  9. destrosio
  10.  difosfati
  11.  difosfato sodico
  12.  dolcificanti industriali
  13.  echinacea
  14.  eucalipto
  15.  farina di carrube
  16.  farine di cereali non concessi
  17.  farina di guar
  18.  farine di legumi
  19.  farina di lupini
  20.  gelatina alimentare (grande quantità)
  21.  grassi idrogenati
  22.  grassi vegetali
  23.  karkadè
  24.  kokkoh
  25.  lecitina di girasole
  26.  lecitina di soia
  27.  lievito chimico
  28.  mais
  29.  maizena
  30.  maltitolo
  31.  malto
  32.  maltodestrine
  33.  malto d’orzo
  34.  menta
  35.  miso
  36.  mono e digliceridi degli acidi grassi
  37.  olio di anacardi
  38.  olio di arachidi
  39.  olio di avocado
  40.  olio di colza
  41.  olio di cocco
  42.  olio di girasole
  43.  oli idrogenati
  44.  olio di macadamia
  45.  olio di mais
  46.  olio di mandorle
  47.  olio di noce
  48.  olio di palma
  49.  olio di soia
  50.  olio di semi di canapa
  51.  olio di semi di girasole
  52.  olio di semi di lino
  53.  olio di semi d’uva
  54.  olio di semi di sesamo
  55.  olio di vinaccioli
  56.  pappa reale
  57.  pectina artificiale
  58.  pirostati
  59.  proteine ​​vegetali
  60.  rosa canina
  61.  sciroppo di destrosio
  62.  sciroppo di fruttosio
  63.  sciroppo di glucosio
  64.  sciroppo di maltosio
  65.  semi 
  66.  semi di guar
  67.  semi di tara
  68.  soia
  69.  tamari
  70.  tempeh
  71. vanillina
  72.  zucchero d’uva
  73.  E407 (carragenina)
  74.  E410 (farina di semi di carrube)
  75.  E411 (farina di semi di avena)
  76.  E412 (farina di semi di guar)
  77.  E417 (gomma di tara)
  78.  E426 (emicellulosa di soia)
  79.  E440 (pectina amidata)
  80.  E441 (gelatina)
  81.  E450 (difosfati e pirostati)
  82.  E471 (mono e digliceridi degli acidi grassi)
  83.  E479b (olio di soia ossidato)

Lieviti e malattie autoimmuni

 

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1. Lieviti e malattie autoimmuni

Non tutti sanno che esiste una relazione tra  lieviti e malattie autoimmuni.

Il sistema immunitario è un meccanismo di difesa del corpo dagli agenti esterni. Esso ci aiuta a combattere gli attacchi di virus, batteri e sostanze nocive.

La sua salute dipende essenzialmente dallo stile di vita e dall’alimentazione. Una dieta corretta aiuta il buon funzionamento dell’organismo.

Per chi soffre di allergia al nickel, riequilibrare l’intestino è possibile a partire da una dieta a basso contenuto di nickel e rafforzando il sistema immunitario.

Il sito www.reumatoide.it  riferisce come la reazione infiammatoria provocata dal cibo, in particolare dai lieviti, favorisca la comparsa di malattie autoimmuni.

A livello europeo si sta verificando un cospicuo aumento dei casi di reazione nei confronti dei lieviti e delle sostanze fermentate, a causa delle nuove abitudini alimentari e modalità produttive di alimenti.

In passato l’alimentazione si basava essenzialmente sulla frutta. Era difficile trovare alimenti ad alto contenuto di glucosio, poiché anche i cereali erano costituiti soprattutto da fibre.

Col passare del tempo però la nostra alimentazione è cambiata e hanno fatto il loro ingresso cibi raffinati, lavorati, fermentati e lievitati.

Questi sono responsabili di reazioni infiammatorie costanti, che indeboliscono l’organismo, rendendolo soggetto a numerose patologie.

Tra le tante si evidenziano le malattie autoimmuni.

 

2. Perché i lieviti causano le malattie autoimmuni?

L’azione patologica è provocata dalle citochine infiammatorie, stimolate dall’assunzione di alcuni alimenti.

Le citochine mediano la risposta naturale o aspecifica del sistema immunitario.

Il sito www.humanitas.it spiega che:

Le citochine sono proteine che si legano a specifici recettori e comunicano alla cellula delle istruzioni. Vengono prodotte da diversi tipi di cellule e, una volta liberate nell’organismo, inducono particolari reazioni nelle cellule adiacenti (effetto paracrino), lontane (effetto endocrino) o in quelle che le hanno create (effetto autocrino).

Nell’ottobre 2013 un gruppo di ricercatori italiani ha pubblicato su Clinical Reviews in Allergy and Immunology l’articolo “Dalla cottura del pane all’autoimmunità”.

Il fulcro della trattazione è il rapporto tra il lievito di birra e le malattie autoimmuni.

Il gruppo di ricerca ha analizzato i dati del National Center for Biotechnology Information (NCBI) .

Lo scopo era quello di cercare similitudini tra gli autoantigeni e altre sostanze biologiche. Si è rilevata una somiglianza dell’83% tra il lievito di birra e i più comuni autoantigeni.

I ricercatori hanno concluso quindi che l’organismo produce naturalmente anticorpi contro i lieviti. Essi agiscono inducendo, favorendo e forse causando diverse malattie autoimmuni.

Inoltre si è messo in luce come il corpo produca anticorpi contro i lieviti già anni prima dalla comparsa delle malattie autoimmuni.

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3. Studi sulla relazione tra disbiosi e lieviti

Adriano Panzironi, autore del libro “Vivere 120 anni”, è un altro sostenitore della tesi secondo cui la disbiosi intestinale sia causa delle malattie autoimmuni.

La maggior parte dei batteri contenuti nel corpo risiedono nell’intestino.

Quando la flora batterica e gli enzimi presenti nell’intestino subiscono un’alterazione, si parla di disbiosi.

L’intestino è costituito da giunzioni cellulari, che formano una barriera naturale. Essa impedisce alle particelle non ancora scomposte di immettersi nel sangue. Nel caso in cui troppi batteri infiammino l’organismo, questi giunti si allargano, perdendo di efficacia nel filtrare le sostanze. Questo causa malattie autoimmuni, allergie e parecchie altre patologie.

Il Dottor Andrea Deledda, biologo nutrizionista, fornisce interessanti dati sulla correlazione tra lieviti e malattie autoimmuni, in un articolo riportato dal sito www.nutrizione996.blogspot.it afferma che:

Il microbiota è spesso alterato in soggetti con malattie autoimmuni.
Esso rilascia molecole coinvolte nella neurodegenerazione, che arrivano al cervello dall’intestino.
I cibi lievitati da quali siamo sommersi modificano l’equilibrio dell’intestino, rendendolo permeabile.

Gli studi scientifici sottolineano come vi sia una fondamentale correlazione tra dieta, inquinamento e malattie autoimmuni.

I sintomi delle malattie autoimmuni sono legati alla anomala aggregazione di anticorpi, autoanticorpi e proteine alimentari simili che diventano stimolanti dei processi infiammatori cronici.

Gli stimoli infiammatori che possono derivare da una alimentazione con eccesso di lieviti stanno diventando i più importanti.

 

4. Intervista alla naturopata Alice Foti: alcalinizzare il corpo ci difende dai lieviti cattivi

 

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Alice Foti, naturopata e consulente nutrizionale CNM, esperta in educazione alimentare e intolleranze. Esperta in integrazione nutraceutica e floriterapia mi ha gentilmente concesso un’intervista per spiegare meglio l’azione dei lieviti e come possiamo difenderci da essi.

 

  1. Dottoressa, ci può spiegare l’azione dei lieviti nell’organismo?

 

 

I lieviti fanno parte del nostro microbiota (flora batterica). Il più conosciuto è la candida, le cui specie finora studiate sono più di 70. Esso produce 80 tipi differenti di tossine.
La Candida alberga normalmente stomaco, pelle, cavo orale e vaginale. A dosaggi normali è innocua, anzi serve a cibarsi di metalli pesanti per evitare accumuli.
Diversi però sono i fattori che possono mutare lo stato del lievito in “patologico” : stress psico fisico, antibiotici e pillola anticoncezionale, alimentazione scorretta e presenza di metalli nel corpo. Tutti questi fattori stimolano la produzione di ife, ovvero filamenti che penetrano negli strati più profondi delle mucose, diffondendone le tossine. Ecco come i lieviti diventano un problema per la salute, non contando che hanno la capacità di riprodursi assai velocemente.  

 

      2. Esiste a suo parere una correlazione tra lieviti e malattie autoimmuni?

 
La causa primaria delle malattie autoimmuni è la leaky gut syndrome, sindrome dell’intestino permeabile o gocciolante.
La barriera intestinale in un soggetto sano dovrebbe essere impermeabile e selettiva; cioè far passare ciò che serve e bloccare le macromolecole che -se non correttamente metabolizzate- possono sovra-stimolare il sistema immunitario. Le diverse tossine che i lieviti in fase patologica possono liberare e produrre, nell’intestino di un soggetto affetto da disbiosi e permeabilità intestinale, possono essere riversate nel torrente circolatorio e scatenare un attacco immunitario abnorme. Le patologie autoimmuni non sono altro che manifestazioni esagerate di un sistema immunitario iperreattivo, continuamente stimolato da frammenti proteici o tossine non riconosciuti dal sistema stesso. Per fare un esempio la candida (albicans) può liberare 3 tossine in grado di bypassare la barriera ematoencefalica, raggiungendo il cervello e creando vari danni, tra cui l’autismo. Difatti molto sovente gli autistici rispondono a trattamenti con antimicotici.

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     3. Qual è la differenza tra lievitati e fermentati? 

I lievitati sono cibi o sostanze che contengono lievito (di birra o naturale ) come pane, pizza, brioches. I funghi stessi fanno parte della famiglia dei lieviti. Sono “cugini”. Simili ai lievitati sono i “fermentati”, sostanze che hanno subìto un processo di fermentazione, come vino, alcolici, aceti, tè nero, maionese, salse macrobiotiche (miso, salsa di soia, umeboshi), yogurt (anche vegetali).
Sono infatti sostanze che producono fermenti ovvero batteri. Se le verdure fermentate, dette “insalatini”, come i crauti, in generale sono utili per ripristinare e popolare il microbiota, in un soggetto con forte intolleranza ai lieviti sconsiglio personalmente l’utilizzo di tali alimenti.

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Immagine dal sito www.medicina360.com

 

4. Che effetti hanno sul corpo?

Il lievito si nutre dei suoi simili, vive di zuccheri latticini e lieviti. Pertanto in un soggetto predisposto o che ha continue recidive di cistiti, gonfiore gastro-addominale, problemi di emicrania o cutanei, alitosi, problemi epatici, sarebbe buona norma effettuare un esame per la ricerca di candidosi o lieviti (penicillum, mucor racemosus, ecc…). Facilissimo riscontrarla in coloro che fanno uso di antibiotici o di pillola anticoncezionale. Gli antibiotici uccidono i batteri buoni e cattivi senza distinzione, ma i lieviti non sono batteri e non solo sopravvivono, ma trovano terreno libero per avanzare. Siccome nell’intestino non esiste il concetto di “vuoto “, quando ciò accade, i lieviti lo colonizzano facilmente. In questo caso è utilissimo impiegare bifidobatteri o saccaromyces boulardii, gli unici antagonisti della candida e dei lieviti.

 

5. Quali sono i sintomi che accusa chi è intollerante ai lieviti?

Sintomi da intolleranza ai lieviti possono esser mal di testa ricorrenti, cistiti recidivanti, gastrite e poroso gastrica, colite mughetto orale, alitosi sapore metallico in bocca, problemi epatici e cutanei così come depressione sbalzi umorali e craving (desiderio compulsivo da dipendenza di zuccheri dolci e alimenti lievitati).

 

6. Che precauzioni possiamo adottare per evitare intolleranza da lieviti e patologie correlate?

Personalmente nelle mie consulenze naturopatiche consiglio di astenersi quando siamo di fronte a un intolleranza ai lieviti per paio di mesi a tutto ciò che è fermentato e lievitato. Significa sostituire per esempio pane o brioches con gallette o fiocchi integrali, eliminare latte e derivati, che contribuisce a incrementare -così come il glutine -la permeabilità intestinale. Quest’ultima, lo sottolineo, è la prima causa dell’insorgenza di malattie autoimmuni, allergie e intolleranze. Meglio preferire i legumi passati e il pesce al posto della carne. Il pesce ha proteine più facilmente digeribili e omega3, che sono potentissimi antinfiammatori e immunomodulanti.  La carne, i lattoderivati e gli zuccheri semplici sono cibi fortemente “acidificanti”. Se i lieviti prosperano in un terreno acido, bisogna alcalinizzare il più possibile il corpo. Ricordo che i cibi maggiormente alcalinizzanti sono: frutta, verdure, alghe, rapa rossa, ortiche (clorella, spirulina, ecc…)  e integratori basificanti, come magnesio e potassio.

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      7. Ci dà qualche suggerimento sulla dieta giusta da adottare per prevenire         problemi con lieviti e possibili accumuli?

Per prevenire bisogna puntare su cereali in chicco integrali, soprattutto senza glutine (riso integrale è portentoso), pesce, legumi passati, verdure a foglia verde, mandorle, semi di zucca e olio di lino. Evitare zuccheri semplici: farina 00, dolci, sostanze fermentate come tè nero, aceto e sottaceti, salse macrobiotiche,  miso, latticini, funghi, lievito di birra. Il lievito può essere sostituito con cremor tartaro o bicarbonato di sodio (molto alcalinizzante), al posto dello zucchero si possono usare Stevia o sciroppo d’acero. Puntare su verdure, pesce, legumi e frutta a basso Ig  (avocado, frutti di bosco, mele, limoni, pompelmo, cocco).
Dal cocco si estrae l’acido caprilico, uno dei più potenti antimicotici naturali conosciuti. I semi di pompelmo vantano, così come l’aglio, azioni antifungine. In associazione usare probiotici come i bifidobatteri  e il saccaromyces boulardii.

 

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Quindi la disbiosi, cioè l’alterazione del normale equilibrio della flora intestinale con conseguente danneggiamento dei legami cellulari della mucosa intestinale, porta ad un indebolimento delle naturali difese del corpo.

I lieviti sono alcune delle cause principali della permeabilità intestinale e della disbiosi. Essi hanno effetti estremamente negativi sull’organismo, se se ne abusa e si rivelano essere una concausa delle malattie autoimmuni.

E’ possibile prevenire tali patologie, attraverso una dieta sana, povera di grassi cattivi, latticini, lievitati, fermentati e zuccheri semplici.

 

 

Allergia al nickel e abiti

1. Indumenti e allergia al nickel

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Allergia al nickel e abiti è un tema non sempre preso in considerazione da chi è allergico.

Spesso si sottovaluta l’importanza rivestita dagli indumenti e dai prodotti che si utilizzano per trattarli.

Prurito, bolle, eczemi e arrossamenti sono alcuni dei sintomi possibili.

Essi si manifestano in particolare su: ascelle, inguine, solco intermammario, superficie interna delle cosce. Sono più frequenti in estate e nelle persone in sovrappeso, perché frizione e sudorazione causano la fuoriuscita da un tessuto delle sostanze allergizzanti.

Ecco quindi alcuni semplici consigli per proteggersi da questo metallo e vivere serenamente.

Essenzialmente bisogna fare attenzione a tre elementi:

  • le fibre con cui sono fatti i vestiti;
  • i colori;
  • gli accessori metallici.

1. 2  Le fibre

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Le fibre ideali da usare per l’allergia al nickel, sono quelle naturali, perchè hanno un minor quantitativo di nickel e sono meno lavorate.

La lista completa, come riporta wikipedia, è la seguente:

Tipi di fibre tessili naturali di origine vegetale:

Tipi di fibre tessili naturali di origine animale:

Le fibre naturali hanno tanti vantaggi.

Sono ecocompatibili, biodegradabili, traspiranti, resistenti e non danneggiano la pelle, che si sia allergici oppure no.

I tessuti in fibre naturali garantiscono alla pelle una corretta traspirazione. Essa permette all’organismo di regolare la propria temperatura interna. 

Vestire con abiti che hanno una buona traspirabilità, permette di ridurre al minimo la condensazione del sudore e quindi anche il senso di disagio dovuto all’ afa o all’ umidità. 

La scelta migliore in fatto di allergia al nickel e abiti è acquistare indumenti e biancheria in fibre naturali.

Come puntualizza il sito www.riverflash.it, le loro proprietà sono da attribuire alla loro composizione. Si tratta soprattutto di sottili fibre microscopiche, che formano un finissimo reticolo, all’interno del quale sono racchiusi sottili strati d’aria con funzione isolante.

Il sito www.artimondo.it riporta una breve e interessante descrizione e distinzione tra fibre naturali e sintetiche.

I materiali vengono classificati in:

  • fibre tessili vegetali, cioè quelle che si ricavano dalle piante;
  • fibre tessili animali, prodotte principalmente da peli di animali;
  • fibre tessili artificiali, dalla lavorazione della cellulosa del legno;
  • fibre tessili sintetici, create industrialmente.

 

1. 3 I colori

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I colori adatti per l’allergia al nickel e gli abiti secondo Riccarda Serri, presidente di Skineco, Associazione internazionale di ecodermatologia, sono quelli chiari o colorati.

«Niente jeans blu scuri, ma solo quelli vecchi e sbiaditi, evitare abiti di colore blu, oltre a fare sempre il doppio risciacquo e optare per abiti in fibre naturali. Sono convinta che l’aumento delle allergie da contatto, anche nei bambini, sia causato in parte dall’esposizione così massiccia alle sostanza irritanti.»

Il sito www.gqitalia.it spiega che:

I capi colorati, soprattutto neri, blu e in parte anche rossi, sono senz’altro quelli più pericolosi perché potrebbero nascondere tracce di nickel. Responsabili di allergie, infatti, in genere sono i coloranti cosiddetti dispersi, usati per la tintura di fibre sintetiche o miste.

Il nickel è infatti usato come mordente nei processi di tintura e stampa di tessuti: serve a rendere i colori brillanti.

All’interno dei tessuti, le sostanze che danno più problemi sono i coloranti e le sostanze di fissaggio (ovvero i prodotti antipiega, i detergenti, gli ammorbidenti), che vengono aggiunti nelle fasi di produzione.

www.myskin.it specifica che esistono alcuni marchi che usano specifiche certificazioni come Oeko-tex, Ecolabel, VIS (vestire in salute). Essi garantiscono l’assenza dei coloranti dispersi e di residui di metalli pesanti o di sostanze cancerogene.

Un interessante trattato sulla tossicità dei metalli pesanti utilizzati nell’industria tessile, chiamato “SOSTANZE CHIMICHE NEI MATERIALI TESSILI : VERIFICA E STANDARDIZZAZIONE DEI METODI ANALITICI”, firmato da Riccardo Innocenti – CNR/ ISMAC sez. di Biella, rappresenta una fonte fondamentale di informazioni per noi allergici.

Nello studio si sottolinea come oggi i metalli pesanti nei prodotti tessili e nei cicli produttivi vengono presi in considerazione con sempre maggiore attenzione da legislazioni e dei marchi volontari.

Ciò accade per la loro tossicità, a prescindere dall’allergia al nickel, e per il notevole impatto ambientale.

Esiste un elenco di coloranti cancerogeni, mutageni o tossici per la riproduzione stilato dall’ EINECS (European Inventory of Existing Chemical Substances).

Di questo elenco fanno parte le materie coloranti a rischio di cancro, mutazione genetica o alterazione biologica.

Esso è adottato dai marchi volontari Ecolabel e OekoTex (ecc…).

Il nichel è presente in coloranti e pigmenti, ma soprattutto è impiegato nelle leghe metalliche usate per bottoni, cerniere.

Il trattato afferma che:

La normativa UE e alcune normative nazionali prevedono restrizioni per l’impiego di cadmio e nichel. Alcuni marchi volontari ( Ecolabel, Oeko-Tex) e l’ETAD regolamentano l’impiego di una serie di metalli (Sb,As,Pb,Cr,Cu,Ni,Hg), per i quali vengono fornite quantità limite nell’estratto da sudore acido (Oeko-Tex) o quantità limite come impurezze nei coloranti (Ecolabel, ETAD).

Nel caso del nichel si valuta la biodisponibilità mediante una complessa prova di cessione da una superficie nota (EN 1811), il cui risultato viene espresso come microgrammi di nichel per cm 2 di superficie per settimana di contatto e viene applicata a prodotti destinati ad entrare in contatto con l’epidermide (bottoni, rivetti, cerniere, marchi metallici, ecc.). Tali prodotti non possono essere utilizzati se la cessione è superiore a 0.5 μ g/cm 2/settimana.

2. Gli accessori metallici

Non sono da trascurare nemmeno gli accessori metallici che fanno parte dei vestiti.

Il tema allergia al nickel e abiti infatti comprende anche cerniere, fibbie, borchie, bottoni e così via, che possono trovarsi a contatto diretto con la pelle.

  1. LA BIANCHERIA INTIMA: I reggiseni con i ferretti costituiscono un vero dilemma per le donne allergiche al nickel. La Triumph ha pensato di inventare dei reggiseni senza nickel per facilitarci la vita.
  2. VESTITI: Consiglio di leggere sempre le etichette per verificare i materiali con i quali gli indumenti sono stati creati e di non affidarsi a negozi con merce a bassissimo prezzo. Se riuscite a trovare la certificazione, ancora meglio. Altrimenti bisogna prediligere colori vivaci o chiari e di buona qualità. Qui il link dei paramentri usati dalle marche testate.
  3. SCARPE: Esistono alcune marche che producono calzature nickel free.Ecco alcuni esempi:

4. ACCESSORI: vi rimando qui ad un articolo interamente dedicato agli accessori nickel free. Basta cliccare a questo link.

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Bisogna stare attenti anche a ciò che indossiamo tutti i giorni per stare bene.

Magari non ce ne accorgiamo, ma gli abiti e la biancheria intima sono fonti di nickel ad alto assorbimento, perchè a diretto contatto con la pelle.

E’ fondamentale non solo seguire questi consigli, ma far attenzione anche ai prodotti con i quali trattiamo i nostri indumenti. Detersivi e detergenti testati per lavare gli abiti sono molto importanti (qui il link delle marche che producono nickel tested ).

Piccolo suggerimento: evitare di utilizzare l’aceto o la candeggina per sbiancare gli indumenti in lavatrice, perchè fissano il nickel nelle fibre.

Questi accorgimenti sono in grado di migliorare la vita di chi è affetto da allergia al nickel radicalmente, quindi vanno seguiti il più possibile.

Salsa e pasta senza nichel? Ora esistono!

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Salsa e pasta senza nichel? Ora esistono!

Alzi la mano chi tra noi allergici al nickel non vorrebbe riassaporare un bel piatto di pasta al pomodoro!

Il pomodoro era il mio alimento preferito: lo cucinavo in tutti i modi possibili, ma la cosa che preferivo in assoluto era mangiare i pomodorini ciliegini al naturale.

Un grappolo intero alla volta. Sentivo i pomodori rossi e croccanti che appagavano le mie papille gustative col loro sapore dolce e aspro allo stesso tempo.

La pasta al pomodoro, la parmigiana di melanzane, la pasta al forno, il pollo alla diavola erano alcuni dei miei cavalli di battaglia prima di scoprire dell’allergia.

Ora sono ricordi.

Eppure ci sono nuove speranze per noi nichelini di gustare nuovamente queste fantastiche pietanze senza doversi preoccupare del nichel.

Anche perchè lo sappiamo: il segno distintivo della cucina italiana è notoriamente la pasta al sugo!

Verace, semplice e allo stesso tempo dal gusto inconfondibile.

Il merito di questa conquista tecnologica e culinaria è da attribuire al Dottor Minelli, allergologo e immunologo.

Il dottor Minelli è Professore Straordinario di Igiene generale e applicata – UniPegaso e Responsabile Sanitario Polismail, è una figura di spicco a livello nazionale ed internazionale per l’Immunologia e le patologie allergiche.

Egli ha avviato da anni ormai il progetto nickel friendly, di cui ho già pubblicato nel blog. Qui il link.

Si tratta di uno studio innovativo su come diminuire il quantitativo di nickel nei terreni e poter produrre alimenti nickel free sicuri.

Le prime sperimentazioni volontarie sono partite con esiti positivi.

Adesso si sta lavorando alla produzione su larga scala per poter rendere disponibili sul mercato tali prodotti.

In questo video un’intervista al Dottor Minelli, responsabile del progetto nickel friendly, portato avanti dall’Università di Bari Aldo Moro in collaborazione con il CIHEAM, Istituto agronomico mediterraneo di Bari, l’Istituto di scienze delle produzioni alimentari (ISPA)-CNR e l’Università del Salento.

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Gli effetti collaterali dell'intossicazione da metalli pesanti -Il nickel

1. I metalli pesanti

Gli effetti collaterali dell’intossicazione da metalli pesanti sono molteplici e molto dannosi per la salute.

I metalli pesanti sono naturalmente presenti nell’ambiente. Li ritroviamo nella crosta terrestre, nell’aria e nell’acqua. Hanno la caratteristica di non essere biodegradabili, cioè resistono all’attività biologica e fotochimica e non vengono smaltiti. Questo spiega perchè possono restare nell’ambiente per centinaia di anni.

Ci sono alcuni fenomeni in natura e altri determinati dall’uomo che contribuiscono alla ciclizzazione dei metalli pesanti.

La ciclizzazione è un processo chimico che porta alla formazione di composti ciclici, ovvero caratterizzati dalla presenza di una o più catene di atomi chiuse ad anello.

Tra gli eventi naturali ci sono le eruzioni vulcaniche, l’azione delle maree, l’erosione di terre e rocce, le falde acquifere, gli incendi boschivi spontanei e la trasmissione tra madre e figlio (attraverso l’allattamento al seno).

L’uomo al contrario ha portato uno sconvolgimento delle regolari azioni di rilascio e trasporto di questi materiali, aumentando in modo considerevole le emissioni.

Intossicazione da metalli pesanti: le fonti antropiche

  • vernici ( piombo, mercurio, cadmio)
  • insetticidi, fungicidi ( metil-mercurio, arsenico, cadmio)
  • utensili da cucina (alluminio)
  • prodotti di protezione del legno (arsenico)
  • disinfettanti ( mercurio, argento)
  • vaccini ( metil-mercurio, alluminio)
  • amalgami dentali (mercurio)
  • impianti elettrici (mercurio, arsenico)
  • autoveicoli (palladio, rodio)
  • industrie metallurgiche-fonderie (piombo, arsenico, alluminio, cobalto)
  • agricoltura (rame, arsenico, alluminio)
  • sistemi di smaltimento-rifiuti-inceneritori (mercurio, cadmio, piombo, arsenico)

I metalli pesanti quindi possono entrare nel nostro corpo attraverso acqua, aria, cibo o assorbiti dalla pelle.

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Nelle giuste quantità sono utili per le regolari funzioni corporee, tanto è vero che in tracce alcuni di essi fanno comunemente parte di noi.

I metalli pesanti hanno numero atomico superiore a 55 (quello del ferro), sono caratterizzati da una densità molto elevata e causano inquinamento negli organismi biologici.

Secondo il sito www.sunhope.it , le proprietà chimiche dei metalli pesanti sono:

  • Densità superiore a 5 g/cm;
  • Nella formazione di Sali si comportano come cationi;
  • Tendenza a formare legami complessi;
  • Grande affinità per i solfuri;
  • Diversi stati di ossidazione a seconda del pH;
  • Si legano alle proteine del sangue, per poi distribuirsi nei diversi compartimenti
    a seconda delle loro proprietà.

Possiamo classificare questi elementi in:

  1. METALLI PESANTI:

alluminio, ferro, argento, bario, berillio, cadmio, cobalto, cromo, manganese, mercurio, molibdeno, nichel, piombo, rame, stagno, titanio, tallio, vanadio, zinco.

  1. METALLOIDI CON PROPRIETA’ SIMILI A QUELLE DEI METALLI PESANTI:

arsenico, bismuto e selenio.

2. Intossicazione da metalli pesanti

Un’intossicazione avviene quando il corpo accumula queste sostanze nei tessuti molli. In dosi eccessive creano problemi a minerali essenziali come zinco, rame, magnesio e calcio, ed interferiscono con la funzione degli organi di sistema.

L’avvelenamento può essere causato anche da un contatto prolungato e costante in caso di lavori industriali, produzione farmaceutica e agricoltura. Per i bambini giocando in terreni contaminati.

I sintomi di unintossicazione da metalli pesanti variano a seconda della natura e dalla quantità di metallo pesante ingerita. I pazienti possono lamentare:

A seconda del metallo, possono comparire delle linee blu-nero nei tessuti gengivali. Nei casi più gravi di intossicazione, i pazienti possono presentare compromissioni:

  • cognitive
  • motorie
  • linguistiche.

 

3. Trttamento e chelazione

Il trattamento per un’intossicazione di questo tipo è la terapia di chelazione. Essa prevede di assumere sostanze come il calcio disodio edetato, il dimercaprolo e la penicillamina per catturare ed espellere i metalli.

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I metalli pesanti si legano con le strutture cellulari in cui si depositano, ostacolando lo svolgimento di determinate funzioni vitali. I gruppi sulfidrici (SH) , normalmente presenti negli enzimi che controllano la velocità delle reazioni metaboliche nel corpo umano, si legano facilmente ai metalli pesanti, il complesso metallo-zolfo risultante interessa tutto l’enzima che non può funzionare correttamente, perchè non riesce più a catalizzare le sostanze.

Senza un’adeguata terapia di chelazione, questi materiali sono esplusi dal corpo in piccolissime quantità tramite salivazione, traspirazione.

I residui si accumulano quando sono assimilati ed immagazzinati più velocemente di quanto non siano scomposti o espulsi.

I metalli si concentrano soprattutto nel cervello, nel fegato, nei reni e nelle ossa.

Spesso sono il fattore aggravante o determinante di malattie croniche. I bambini sono i soggetti più a rischio da esposizione degli agenti tossici, poichè mangiano, bevono e respirano tre-quattro volte di più degli adulti.

Tuttavia il confine tra carenza e esubero è molto sottile, quindi dovremmo prestare molta attenzione alla presenza dei metalli nella vita di tutti i giorni.

Di seguito si riportano le concentrazioni massime ammesse per i metalli pesanti nelle acqua naturali secondo l’EPA (agenzia per la protezione ambientale).

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4. Danni all’organismo

Secondo uno studio dell’Università di Trento  i danni all’organismo sarebbero:

  • Allumino – Danni al sistema nervoso centrale, demenza, perdita di memoria
  • Antimonio – Danni cardiaci, diarrea, vomito, ulcera allo stomaco
  • Arsenico – Cancro linfatico, cancro al fegato, cancro della pelle
  • Bario – Aumento della pressione arteriosa, paralisi
  • Bismuto – Dermatite, stomatite ulcerosa, diarrea
  • Cadmio – Diarrea, dolori di stomaco, vomito, fratture ossee, danni immunitari, disordini psicologici
  • Cromo – Danni ai reni e al fegato, problemi respiratori, cancro polmonare, morte
  • Rame – Irritazioni al naso, bocca ed occhi, cirrosi epatica, danni al cervello e ai reni
  • Gallio – Irritazione alla gola, difficolta’ respiratorie, dolori alla cassa toracica
  • Afnio – Irritazione agli occhi, alla pelle e alle mucose
  • Indio – Danni al cuore, reni e fegato
  • Iridio – Irritazione agli occhi e al tratto digestivo
  • Lantanio – Cancro polmonare, danni al fegato. E’Äô presente nei televisori a colori
  • Piombo – Frutta, verdura, carni, cereali, vino, sigarette ne contengono. Causa danni al cervello, disfunzioni alla nascita, danni ai reni, difficolta’ di apprendimento, distruzione del sistema nervoso
  • Manganese – Coagulazione del sangue, intolleranza al glucosio, disordini allo scheletro
  • Mercurio – Distruzione del sistema nervoso, danni al cervello, danni al DNA
  • Nickel – Embolia polmonare, difficolta’ respiratorie, asma e bronchite cronica, reazione allergiche della pelle
  • Palladio – Altamente tossico e carcinogeno, irritante
  • Platino – Alterazioni del DNA, cancro, danni all’Äôintestino e reni
  • Rodio – Macchie alla pelle, potenzialmente tossico e cancerogeno
  • Rutenio – Altamente tossico e carcinogeno, danni alle ossa
  • Scandio – Embolia polmonare, minaccia il fegato quando accumulato nel corpo
  • Argento – Usato come colorante E174, emicrania, difficolta’ respiratorie, allergie della pelle, estremamente concentrato causa coma e morte
  • Stronzio – Cancro ai polmoni, nei bambini difficolta’ di sviluppo delle ossa
  • Tantalio – Irritazione agli occhi, e alla pelle, lesione del tratto respiratorio superiore
  • Tallio – Usato come veleno per topi, danni allo stomaco, al sistema nervoso, coma e morte, per chi sopravvive al Tallio rimangono danni al sistema nervoso e paralisi
  • Stagno – Irritazione agli occhi e alla pelle, emicrania, dolori di stomaco, difficolta’ ad urinare
  • Tungsteno – Danni alle mucose e alle membrane, irritazione agli occhi
  • Vanadio – Disturbi cardiaci e cardiovascolari, infiammazioni allo stomaco ed intestino
  • Ittrio – Altamente tossico, cancro ai polmoni, embolia polmonare, danni al fegato

4.1 Quanto è grave l’intossicazione da metalli pesanti?

L’OMS, organizzazione Mondiale della Sanità, afferma che:

  • il 25% delle malattie è secondario ad intossicazione da metalli tossici
  • con una mortalità del 24%

Questo significa che molte patologie potrebbero essere evitate monitorando la quantità di metalli pesanti nell’organismo, e molte patologie migliorate con una adeguata chelazione.

La chelazione naturale è sempre la miglior scelta. Per maggiori informazioni, cliccate qui.

Controversial EU Ruling On Vitamins Maybe Overturned

Tuttavia secondo lo studio “Tossicologia dei metalli pesanti” esisterebbero alcuni medicinali chelanti:

Dimercaprolo

  1. 2,3-Dimercaptopropanolo, BAL
    • 10 % in olio di arachidi
    – Intramuscolo
    – Eliminazione renale
    • dissociazione in urina tubulare
    • tossicità renale
    • Intossicazione da arsenico, mercurio, piombo
    • Effetti sfavorevoli
    – Dolore, nausea, ipertensione, trombocitopenia, disturbi
    della coagulazione
    – Ridistribuzione As e Hg al SNC
    Succimer
    • Acido dimercaptosuccinico, DMSA
    – Acido dimercaptopropansulfonico, DMPS
    • Analoghi del dimercaprolo
    – Migliore indice terapeutico
    • Assorbimento orale
    – Legame a cisteina
    • Disolfuro misto
    – Escrezione biliare e urinaria
    • Azione chelante per Pb, Hg, As
    • Effetti sfavorevoli
    – Disturbi GI, aumento transaminasi, neutropenia
    Penicillamina
    • D-Dimetilcisteina
    – Meno tossico di L-isomero
    –Chelanterame
    • morbo di Wilson
    • N-acetilpenicillamina
    – Intossicazione da mercurio ed altri metalli
    • Altri impieghi
    – Artrite reumatoide, cirrosi b
    iliare, sclerodermia, cistinuria
    • Biodisponibilità orale
    – Interferenza con cibi
    • Effetti sfavorevoli
    – Nefrotossicità
    – Pancitopenia
    – Ipersensibilità
    • Allergia crociata con penicillina
    Deferoxamina
    • Intossicazione da ferro
    – alta affinità per Fe in ferritina, emosiderina
    – bassa affinità per ferro in citocromi,
    emoglobina
    • Somministrazione parenterale
    – e.v. lenta, i.m.
    – deferiprone attivo per os
    • Escrezione urinaria
    • Effetti avversi
    – anafilassi
    – difficoltà respiratoria
    –neurotossicità
    EDTA
    Etilendiaminotetraacetato
    – sale sodico
    →ipocalcemia
    – sale disodico-calcico
    • intossicazione da piombo
    • chelante extracellulare
    – somministrazione
    parenterale
    • e.v. lenta, i.m
    • scarsamente assorbito
    per ossa
    – escrezione urinaria
    • Effetti sfavorevoli
    • nefrotossicità tubulare
competizione con ligandi endogeni
– donatori di elettroni
• Legame di coordinazione
– formazione di anelli eterociclici
• Più stabili dei ligandi endogeni
– maggiore affinità per il tossico
• Antidotismo
• Preservate strutture biologiche (enzimi, membrane)

– bassa affinità per i metalli essenziali

– distribuzione in compartimenti contenenti il
metallo
– allontanamento del complesso

5. Intossicazione da nickel

Per approfondire la questione “intossicazione da Nickel” ecco alcuni estratti.

Secondo il sito www.equipemedicinaestetica.it, l’azione tossica del nickel consiste nell’esaurimento del glutatione delle cellule e con il legame ai gruppi sulfidrili di proteine, ma possono anche  svolgere un’azione ossidante con formazione di perossido idrogeno.
I metalli inducono un danno diretto al DNA mediante i ROS, ma anche indirettamente.
Essi non permettono l’attivazione dei fattori di trascrizione del DNA, cioè non consentono al corpo di produrre proteine con funzioni specifiche. Il DNA danneggiato è riparato da meccanismi cellulari antiossidanti.
Il nichel si ossida solo se è legato a cisteina e istidina ed attacca le proteine che contengono questi amminoacidi.
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Il prof. Giulio Iasonna afferma che l’azione allergica del nickel è causata dal solfato di Ni, liposolubile ma idroinsolubile, che si forma da alcune leghe del metallo a contatto con la pelle.
Un’intossicazione da nickel può portare col tempo a contrarre il cancro per via di alcuni composti del Ni e i fumi e polveri di solfuro di Ni.
Infine si registra un’interferenza metabolica con il ferro per i soggetti allergici al nichel, con i sintomi digestivi da  intolleranza alimentare. Spesso vi è una persistente e recidivante anemia.

Come riporta il sito www.omeonet.it

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Il nickel è essenziale, perchè ha una funzione sul metabolismo degli ormoni, dei lipidi, della membrana e della integrità della membrana cellulare, attiva alcuni enzimi del fegato e partecipa al metabolismo del glucosio, si hanno quantità nel DNA e RNA, si trova nei carburanti, nel fumo di sigaretta, nei fertilizzanti, nei gas di scarico. I reni regolano la quantità di nichel, l’uso di utensili in acciaio inossidabile per cucinare, possono contenere nichel e passare al cibo più acido.
TOSSICITA’
A dosi elevate è tossico, perchè può causare infarto del miocardio, ictus, cancro all’utero, ustioni, tossiemia gravidica, attenzione agli orecchini che possono contenere nichel, o a ferri dei dentisti, attenzione al FUMO di sigarette, fumandone 15 al giorno per un anno si può contrarre CANCRO AI POLMONI, si accumula nel fegato, nelle ossa, nella aorta.
SINTOMI
Emicrania, vertigini, nausea, vomito, problemi respiratori, eruzioni cutanee, dolori al torace, tosse
CARENZA DA NICHEL, sintomi
La cirrosi epatica, lo scompenso renale cronico, la sudorazione eccessiva, lo stress, un malassorbimento intestinale, provocano una carenza di nichel, tale carenza può anche aggravare l’anemia causata da mancanza di ferro, inoltre influenza il metabolismo dello zinco e del ferro, si possono anche avere insufficienza epatica, crescita stentata, cambiamento di colore della pelle, e problemi all’apparato riproduttivo.

Il sito www.energiesottili.it spiega che:
Il nichel si accumula nel tempo allo stesso modo delle sostanze inalate fumando. Le fonti comuni di esposizione sono apparecchi casalinghi, pulsanti, ceramiche, cacao, permanenti a freddo, pentole, le estetiche, monete, materiali dentali, alimenti (cioccolato, olii idrogenati, dadi, prodotti agricoli coltivati vicino a zone industriali), lacche per capelli, scorie industriali, bigiotteria, apparecchi ortodontici, protesi, galvaniche, attrezzi di metallo, accumulatori al nichel- cadmio, sciampo, inceneritori, utensili da cucina d’acciaio inossidabile, acqua di rubinetto, tabacco ed il fumo sigarette, rubinetti e tubi dell’acqua e chiusure lampo.

Quindi il nickel è una sostanza ubiquitaria, cioè presente ovunque in natura. E’ impossibile eliminarlo del tutto dalla propria vita ed è anche controproducente.

Infatti esso è parte integrante del nostro organismo, poichè lo aiuta a compiere funzioni essenziali per il nostro benessere. Possiamo però imparare a gestirne il quantitativo che assumiamo giornalmente, seguendo una dieta a basso contenuto di nickel, cucinando tutto a casa e abolendo i prodotti industriali. Si può inoltre seguire un percorso di chelazione naturale, sempre e comunque seguiti da specialisti accreditati, che possano dare indicazioni utili in base a ciascun caso.

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E’ inoltre imprescindibile cambiare pentole e posate, detersivi per la casa e prodotti per l’igiene personale, make up, tinture per capelli, smalti. Bisogna evitare il fumo di sigaretta e limitare l’inquinamento almeno in casa. E’ utile non usare tessuti sintetici e scuri, evitare le otturazioni ai denti in metallo e i piercing e limitare l’esposizione a profumi e apparecchi elettronici, compresi cellulari e smartphone.

Il vaccino per il nickel esiste? Si può guarire? A chi è adatto?

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Il vaccino per il nickel è il sogno di tutti noi allergici.

Immaginare una vita senza privazioni e senza alcun sintomo, significherebbe ritornare ad avere un’esistenza normale, perchè l’allergia al nickel è difficile da gestire.

Quando si tratta di Snas in particolare risulta addirittura invalidante, nonostante esitano rimedi e alternative. La dieta di disintossicazione è il primo passo per riappropriarsi della quotidianità, ma servono costanza e impegno per arrivare con successo a reintrodurre gli elementi a medio contenuto di nickel e, sempre a rotazione, quelli ad alto contenuto.

L’importante è stare attenti a non riaccumulare troppo nickel.

Dopo un periodo di disintossicazione, per stare bene è possibile da qualche anno ormai provare il vaccino Tio, adatto ai soggetti affetti da Snas.

Si tratta di un vaccino prodotto dall’azienda farmaceutica Lofarma, fondata nel 1945, che studia, produce e commercializza immunoterapie specifiche per il trattamento delle malattie allergiche.

Il TIO agisce in maniera diversa rispetto ai comuni vaccini. E’ infatti un trattamento di iposensibilizzazione al metallo, ovvero un estratto purificato ed opportunamente trattato dell’allergene a cui il paziente è sensibile, che viene somministrato dopo aver accertato la sua allergia.

2. Cos’è un trattamento di iposensibilizzazione

La iposensibilizzazione serve quindi ad aumentare la tollerabilità del soggetto e renderlo più resistente all’allergene.

Esistono vari tipi di terapie iposensensibilizzanti specifiche (TIS). I più comuni sono quello orale (in gocce o compresse) e quello iniettivo. Il primo viene assunto dal paziente al proprio domicilio, mentre il secondo (sottocutaneo) deve essere somministrato esclusivamente da un medico, che rileva eventuali reazioni, dopo un periodo di osservazione di 30 minuti.

Il trattamento iposensibilizzante specifico dura in media dai tre ai cinque anni, in base alla valutazione dell’allergologo della risposta clinica.

La terapia iposensibilizzante orale non provoca solitamente reazioni generali, anche se a volte possono essere presenti piccole reazioni infiammatorie del cavo orale.

3. I primi studi sulla desensibilizzazione da nickel del Dottor Schiavino

Il Dottor Schiavino, direttore dell’Unità Operativa di Allergologia del Policlinico Gemelli di Roma, racconta al sito www.medicinaeinformazione.com degli studi effettuati sulla correlazione tra nickel e cibo.

L’episodio che lo ha spinto a intraprendere ricerche su questo argomento circa 30 anni fa, riguarda una paziente affetta da allergia al nickel, che presentava forti eczemi su tutto il corpo e non riusciva a trovare una soluzione.

Dopo aver verificato la sensibilità al nickel attraverso patch test e sotto la guida del Professor Patriarca, allora Primario del reparto di Allergologia al Gemelli di Roma, il Dottor Schiavino e il suo team hanno ipotizzato un legame tra contenuto di nickel negli alimenti e reazioni allergiche.

Da questa ipotesi e dai relativi studi al riguardo, basati su lavori norvegesi e danesi, hanno dedotto che una possibile cura avrebbe potuto consistere in una dieta povera di nickel.

Vennero eliminati gli alimenti che contenevano più di 50 microgrammi di nickel in ogni grammo di prodotto per un periodo di 6 settimane.

La paziente ottenne risultati estremamente positivi. Si evidenziò come, risomministrando piccole dosi di nickel, tutti i sintomi ricomparivano.

Il soggetto proseguì il suo percorso con test di provocazione orale e un trattamento desensibilizzante.

Gli studi effettuati sono stati pubblicati per la prima volta nel 1995 e presentavano circa 40 casi di desensibilizzazione avvenuta.

3.1 Studi recenti sulla desensibilizzazione al nickel

Il sito www.allergianichel.com riporta un articolo inerente studi più recenti sul vaccino per il nickel e in particolare quelli effettuati dal Dottor Schiavino.

In Italia i soggetti che soffrono di allergia al nickel sono 9 milioni, di cui 2 milioni affetti da snas.

Proprio l’Italia è uno dei primi Paesi in cui sono stati effettuati il maggior numero di ricerche e studi su questo argomento.

Lo studio “Nickel oral hyposensitization in patients with systemic nickel allergy syndrome“, condotto al policlinico Gemelli di Roma dal Dottor Schiavino con la collaborazione di un team congiunto di allergologi delle Università di Chieti e La Cattolica di Roma, è stato pubblicato sulla rivista Annals of Medicine.

I ricercatori hanno condotto uno studio clinico randomizzato in doppio cieco per valutare la terapia orale di iposensibilizzazione al nichel. Gli studi clinici controllati randomizzati sono studi sperimentali, che permettono di valutare l’efficacia di uno specifico trattamento in una determinata popolazione.
Essi comprendono le terapie, gli interventi (diagnostici, di screening, di educazione sanitaria) o anche l’assenza di intervento. La modalità “in doppio cieco” significa che né lo sperimentatore, né i soggetti coinvolti sono a conoscenza del trattamento assegnato per ridurre la probabilità che ne siano influenzati.

Ad un gruppo di 100 pazienti è stato somministrato il vaccino in capsule, mentre altri hanno assunto un placebo. I pazienti presentavano sindrome allergica sistemica al nichel (Snas) con reazioni sistemiche cutanee e gastrointestinali dopo l’ingestione di cibi contenenti nichel e caratterizzati da dermatite allergica da contatto.

I pazienti coinvolti nello studio hanno assunto le capsule del vaccino, che contenevano dosi crescenti di nichel, in modo da abituare l’organismo a tollerare questa sostanza.
Il sito www.greenme.it riporta che:
Il vaccino si è rivelato efficace per ridurre i sintomi gastrointestinali e cutanei sistemici (orticaria e eczema), ma meno risolutivo per quanto riguarda la dermatite da contatto.
E’ necessario un periodo di disintossicazione di circa un anno prima di utilizzare il vaccino, che prevede l’assunzione di pastiglie da 500 nanogrammi di nichel tre volte a settimana per tre anni.
Dopo una diagnosi accertata di allergia al nickel, l’allergologo decide se ritiene opportuno prescrivere il TIO NICHEL. Se è il caso di farlo, compila dei moduli appositi da spedire alla casa produttrice, la quale recapiterà al domicilio del paziente il vaccino.
I costi si aggirano sui 200€ per la prima parte del trattamento. Per il mantenimento i costi salgono.
Dopo sei settimane dall’assunzione, si cominciano a reintegrare gradualmente gli alimenti: tre a settimana, tenendo un diario per segnare le reazioni che si hanno.
Seguono dei controlli periodici.
Bisogna in ogni caso proseguire la dieta a basso contenuto di nickel almeno fino a tre mesi dopo aver inserito il dosaggio costante.
Ci sono reazioni diverse per ciascuna persona: molti hanno avuto talmente tanti effetti collaterali da dover sospendere la cura, mentre molti altri dopo un’iniziale peggioramento, hanno registrato forti miglioramenti.
Come afferma la Dottoressa Valeria Invernizzi, Presidente di “Cibo Amico Allergia Alimentare e Anafilassi”:
“Nelle desensibilizzazioni da alimenti, l’assunzione del vaccino Tio è consigliata la mattina o nel primo pomeriggio (circa mezz’ora prima di fare colazione sarebbe l’ideale), in modo tale che le eventuali reazioni allergiche appaiano nell’arco della giornata.”

Secondo il Dottor Domenico Schiavino, il Tio è particolarmente utile alle donne, perchè il nichel ha una fondamentale funzione nell’assorbimento del ferro, che le donne perdono a causa del ciclo mestruale, diventando soggette all’anemia.

2.1 Altri studi relativi al vaccino

Il Dottor Angelo Ferrari, responsabile del Servizio Dermatologia ed Allergologia Territoriale ASL 5 Crotone, ha effettuato un ulteriore studio per testare l’efficacia della terapia di desensibilizzazione da nickel.

Sono stati presi in esame 21 pazienti volontari e allergici al nickel di età compresa tra i 12 e 60 anni, risultati positivi al patch test e con allergia sistemica accertata.

Il sito www.gditalia.biz riporta per intero lo studio:

“Dopo un periodo di wash-out da terapie precedenti, ottenuto il consenso informato, e dopo aver praticato una dieta a basso contenuto di nichel della durata di un mese i pazienti hanno cominciato ad assumere le capsule a dosaggio crescente, a giorni alterni, per 10 settimane e, successivamente, a dosaggio costante per 12 mesi. Ogni trattamento farmacologico ed ogni alimento contenente nichel assunto durante il periodo di studio venivano opportunamente segnalati.

Il giudizio circa l’efficacia del trattamento da parte dei pazienti e del dermatologo è risultato positivo nella maggioranza dei casi. L’accettabilità è stata considerata buona.

Non si sono evidenziate reazioni avverse degne di nota; soltanto 2 pazienti hanno riferito prurito e lieve gastralgia durante le prime 2 settimane di trattamento.

In conclusione, i primi risultati clinici di questa esperienza in aperto dimostrano l’efficacia, la tollerabilità ed anche l’accettabilità della terapia iposensibilizzante orale al nichel nella sindrome sistemica con considerevoli vantaggi in termini socio-economici e di risparmio di corticosteroidi ed antistaminici.”

2.1.2 TIO NICHEL: 5 anni di esperienza. Angelo Ferrari– Sabrina Ercolani. Il caso.

Paziente donna di 25 anni cassiera in un supermercato.

Lamenta da circa 1 anno comparsa di lesioni diffuse eritemato-vescicolari all’addome, al tronco, agli arti e nelle zone di contatto con accessori metallici e bigiotteria. Dallo stesso periodo presenti sintomi sistemici quali cefalea ricorrente, disturbi gastroenterici con fasi alternate di stipsi e colite, meteorismo e un prurito diffuso molto fastidioso

Patch test Nichel solfato (+++)

Prescritti antistaminici e cortisonici per os a scalare per 1 mese, contemporaneamente dieta Nickel-free e dopo 1 mese TIO Nichel (secondo lo schema consigliato)

Alla visita di controllo dopo 8 mesi mostra un netto miglioramento del quadro clinico, con remissione quasi completa dei sintomi sistemici, delle lesioni cutanee generalizzate e del prurito

Alla successiva visita di controllo dopo 3 mesi non erano più presenti sintomi sistemici né da contatto e la paziente veniva invitata a proseguire la dose di mantenimento per altri 3 mesi.

3. Consigli pratici per il vaccino Tio

  1. Qualche consiglio per orientarsi meglio:
    1) Bisogna diagnosticare con patch test l’allergia al nickel.
    2) E’ fondamentale accertare con test specifici prescritti da medici accreditati che non ci siano altre patologie che coinvolgono l’apparato intestinale.
    3) E’ necessario fare un periodo di disintossicazione con una dieta a basso contenuto di nickel per verificare se i sintomi diminuiscono o meno e ripetere il test e vedere se il grado di allergia è sceso.
    4) Se dopo il periodo di disintossicazione il patch test continua a rivelare lo stesso valore, si procede con le prove a somministrazione orale (test di provocazione orale) per verificare se l’allergia sia di tipo sistemico.
    5) E’ necessario rivolgersi a centri specializzati per l’allergia al nickel, che sappiano indirizzare i pazienti alle cure migliori per il proprio caso.
    6) Lo specialista valuterà se è il caso di iniziare la cura con il vaccino o meno e solo lui sarà in grado di prescriverlo e verificarne gli effetti.
  2. 4. Prassi al policlinico Gemelli

  3. Al reparto di allergologia del policlinico Gemelli di Roma il vaccino viene ritenuto necessario e prescritto solo alle persone affette da allergia sistemica al nickel. Ossia quelle persone in cui l’organismo non tollera più neanche una minima quantità di nichel e che non riesce a disintossicarsi pur seguendo una dieta a basso contenuto di nickel.
    Seguono domande per accertare lo stile di vita e le reazioni dei soggetti durante l’anamnesi: lo scopo è quello di verificare se cibi e bevande incidano sullo stato di salute del paziente. Per esempio si domanda se si consumano cioccolato, pomodori, legumi, verdura e frutta. Se si bevono vino, birra o alcolici.Successivamente si entra a far parte di una graduatoria per il vaccino.Il ciclo di somministrazione dura circa 6 mesi a cui segue un percorso di reintegro degli alimenti aboliti. Bisogna non essere in stato interessante, nè in allattamento.

    5. Alcuni centri e medici specializzati in allergia al nickel

    Per l’elenco dei centri medici e dottori specializzati in allergia al nickel, cliccate qui. Lo trovate come ultima lista.

Nuovi studi e possibilità per gli allergici al nickel

Un progetto dell’Università di Bari Aldo Moro in collaborazione con il CIHEAM, Istituto agronomico mediterraneo di Bari, l’Istituto di scienze delle produzioni alimentari (ISPA)-CNR e l’Università del Salento sta cercando delle soluzioni efficaci per l’allergia al nickel a partire da nuovi metodi di coltivazione, che aiutino a sviluppare piante e frutti a ridotto contenuto di nickel.

Un interessante studio che potrebbe affiancare l’agricoltura idroponica nel fornire prodotti a basso contenuto di nickel.

Il progetto iniziato nel 2015 sta dando ottimi risultati e una speranza in più agli allergici, anche se rimane ancora molto lavoro da fare.