Lieviti e malattie autoimmuni

 

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1. Lieviti e malattie autoimmuni

Non tutti sanno che esiste una relazione tra  lieviti e malattie autoimmuni.

Il sistema immunitario è un meccanismo di difesa del corpo dagli agenti esterni. Esso ci aiuta a combattere gli attacchi di virus, batteri e sostanze nocive.

La sua salute dipende essenzialmente dallo stile di vita e dall’alimentazione. Una dieta corretta aiuta il buon funzionamento dell’organismo.

Per chi soffre di allergia al nickel, riequilibrare l’intestino è possibile a partire da una dieta a basso contenuto di nickel e rafforzando il sistema immunitario.

Il sito www.reumatoide.it  riferisce come la reazione infiammatoria provocata dal cibo, in particolare dai lieviti, favorisca la comparsa di malattie autoimmuni.

A livello europeo si sta verificando un cospicuo aumento dei casi di reazione nei confronti dei lieviti e delle sostanze fermentate, a causa delle nuove abitudini alimentari e modalità produttive di alimenti.

In passato l’alimentazione si basava essenzialmente sulla frutta. Era difficile trovare alimenti ad alto contenuto di glucosio, poiché anche i cereali erano costituiti soprattutto da fibre.

Col passare del tempo però la nostra alimentazione è cambiata e hanno fatto il loro ingresso cibi raffinati, lavorati, fermentati e lievitati.

Questi sono responsabili di reazioni infiammatorie costanti, che indeboliscono l’organismo, rendendolo soggetto a numerose patologie.

Tra le tante si evidenziano le malattie autoimmuni.

 

2. Perché i lieviti causano le malattie autoimmuni?

L’azione patologica è provocata dalle citochine infiammatorie, stimolate dall’assunzione di alcuni alimenti.

Le citochine mediano la risposta naturale o aspecifica del sistema immunitario.

Il sito www.humanitas.it spiega che:

Le citochine sono proteine che si legano a specifici recettori e comunicano alla cellula delle istruzioni. Vengono prodotte da diversi tipi di cellule e, una volta liberate nell’organismo, inducono particolari reazioni nelle cellule adiacenti (effetto paracrino), lontane (effetto endocrino) o in quelle che le hanno create (effetto autocrino).

Nell’ottobre 2013 un gruppo di ricercatori italiani ha pubblicato su Clinical Reviews in Allergy and Immunology l’articolo “Dalla cottura del pane all’autoimmunità”.

Il fulcro della trattazione è il rapporto tra il lievito di birra e le malattie autoimmuni.

Il gruppo di ricerca ha analizzato i dati del National Center for Biotechnology Information (NCBI) .

Lo scopo era quello di cercare similitudini tra gli autoantigeni e altre sostanze biologiche. Si è rilevata una somiglianza dell’83% tra il lievito di birra e i più comuni autoantigeni.

I ricercatori hanno concluso quindi che l’organismo produce naturalmente anticorpi contro i lieviti. Essi agiscono inducendo, favorendo e forse causando diverse malattie autoimmuni.

Inoltre si è messo in luce come il corpo produca anticorpi contro i lieviti già anni prima dalla comparsa delle malattie autoimmuni.

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3. Studi sulla relazione tra disbiosi e lieviti

Adriano Panzironi, autore del libro “Vivere 120 anni”, è un altro sostenitore della tesi secondo cui la disbiosi intestinale sia causa delle malattie autoimmuni.

La maggior parte dei batteri contenuti nel corpo risiedono nell’intestino.

Quando la flora batterica e gli enzimi presenti nell’intestino subiscono un’alterazione, si parla di disbiosi.

L’intestino è costituito da giunzioni cellulari, che formano una barriera naturale. Essa impedisce alle particelle non ancora scomposte di immettersi nel sangue. Nel caso in cui troppi batteri infiammino l’organismo, questi giunti si allargano, perdendo di efficacia nel filtrare le sostanze. Questo causa malattie autoimmuni, allergie e parecchie altre patologie.

Il Dottor Andrea Deledda, biologo nutrizionista, fornisce interessanti dati sulla correlazione tra lieviti e malattie autoimmuni, in un articolo riportato dal sito www.nutrizione996.blogspot.it afferma che:

Il microbiota è spesso alterato in soggetti con malattie autoimmuni.
Esso rilascia molecole coinvolte nella neurodegenerazione, che arrivano al cervello dall’intestino.
I cibi lievitati da quali siamo sommersi modificano l’equilibrio dell’intestino, rendendolo permeabile.

Gli studi scientifici sottolineano come vi sia una fondamentale correlazione tra dieta, inquinamento e malattie autoimmuni.

I sintomi delle malattie autoimmuni sono legati alla anomala aggregazione di anticorpi, autoanticorpi e proteine alimentari simili che diventano stimolanti dei processi infiammatori cronici.

Gli stimoli infiammatori che possono derivare da una alimentazione con eccesso di lieviti stanno diventando i più importanti.

 

4. Intervista alla naturopata Alice Foti: alcalinizzare il corpo ci difende dai lieviti cattivi

 

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Alice Foti, naturopata e consulente nutrizionale CNM, esperta in educazione alimentare e intolleranze. Esperta in integrazione nutraceutica e floriterapia mi ha gentilmente concesso un’intervista per spiegare meglio l’azione dei lieviti e come possiamo difenderci da essi.

 

  1. Dottoressa, ci può spiegare l’azione dei lieviti nell’organismo?

 

 

I lieviti fanno parte del nostro microbiota (flora batterica). Il più conosciuto è la candida, le cui specie finora studiate sono più di 70. Esso produce 80 tipi differenti di tossine.
La Candida alberga normalmente stomaco, pelle, cavo orale e vaginale. A dosaggi normali è innocua, anzi serve a cibarsi di metalli pesanti per evitare accumuli.
Diversi però sono i fattori che possono mutare lo stato del lievito in “patologico” : stress psico fisico, antibiotici e pillola anticoncezionale, alimentazione scorretta e presenza di metalli nel corpo. Tutti questi fattori stimolano la produzione di ife, ovvero filamenti che penetrano negli strati più profondi delle mucose, diffondendone le tossine. Ecco come i lieviti diventano un problema per la salute, non contando che hanno la capacità di riprodursi assai velocemente.  

 

      2. Esiste a suo parere una correlazione tra lieviti e malattie autoimmuni?

 
La causa primaria delle malattie autoimmuni è la leaky gut syndrome, sindrome dell’intestino permeabile o gocciolante.
La barriera intestinale in un soggetto sano dovrebbe essere impermeabile e selettiva; cioè far passare ciò che serve e bloccare le macromolecole che -se non correttamente metabolizzate- possono sovra-stimolare il sistema immunitario. Le diverse tossine che i lieviti in fase patologica possono liberare e produrre, nell’intestino di un soggetto affetto da disbiosi e permeabilità intestinale, possono essere riversate nel torrente circolatorio e scatenare un attacco immunitario abnorme. Le patologie autoimmuni non sono altro che manifestazioni esagerate di un sistema immunitario iperreattivo, continuamente stimolato da frammenti proteici o tossine non riconosciuti dal sistema stesso. Per fare un esempio la candida (albicans) può liberare 3 tossine in grado di bypassare la barriera ematoencefalica, raggiungendo il cervello e creando vari danni, tra cui l’autismo. Difatti molto sovente gli autistici rispondono a trattamenti con antimicotici.

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     3. Qual è la differenza tra lievitati e fermentati? 

I lievitati sono cibi o sostanze che contengono lievito (di birra o naturale ) come pane, pizza, brioches. I funghi stessi fanno parte della famiglia dei lieviti. Sono “cugini”. Simili ai lievitati sono i “fermentati”, sostanze che hanno subìto un processo di fermentazione, come vino, alcolici, aceti, tè nero, maionese, salse macrobiotiche (miso, salsa di soia, umeboshi), yogurt (anche vegetali).
Sono infatti sostanze che producono fermenti ovvero batteri. Se le verdure fermentate, dette “insalatini”, come i crauti, in generale sono utili per ripristinare e popolare il microbiota, in un soggetto con forte intolleranza ai lieviti sconsiglio personalmente l’utilizzo di tali alimenti.

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Immagine dal sito www.medicina360.com

 

4. Che effetti hanno sul corpo?

Il lievito si nutre dei suoi simili, vive di zuccheri latticini e lieviti. Pertanto in un soggetto predisposto o che ha continue recidive di cistiti, gonfiore gastro-addominale, problemi di emicrania o cutanei, alitosi, problemi epatici, sarebbe buona norma effettuare un esame per la ricerca di candidosi o lieviti (penicillum, mucor racemosus, ecc…). Facilissimo riscontrarla in coloro che fanno uso di antibiotici o di pillola anticoncezionale. Gli antibiotici uccidono i batteri buoni e cattivi senza distinzione, ma i lieviti non sono batteri e non solo sopravvivono, ma trovano terreno libero per avanzare. Siccome nell’intestino non esiste il concetto di “vuoto “, quando ciò accade, i lieviti lo colonizzano facilmente. In questo caso è utilissimo impiegare bifidobatteri o saccaromyces boulardii, gli unici antagonisti della candida e dei lieviti.

 

5. Quali sono i sintomi che accusa chi è intollerante ai lieviti?

Sintomi da intolleranza ai lieviti possono esser mal di testa ricorrenti, cistiti recidivanti, gastrite e poroso gastrica, colite mughetto orale, alitosi sapore metallico in bocca, problemi epatici e cutanei così come depressione sbalzi umorali e craving (desiderio compulsivo da dipendenza di zuccheri dolci e alimenti lievitati).

 

6. Che precauzioni possiamo adottare per evitare intolleranza da lieviti e patologie correlate?

Personalmente nelle mie consulenze naturopatiche consiglio di astenersi quando siamo di fronte a un intolleranza ai lieviti per paio di mesi a tutto ciò che è fermentato e lievitato. Significa sostituire per esempio pane o brioches con gallette o fiocchi integrali, eliminare latte e derivati, che contribuisce a incrementare -così come il glutine -la permeabilità intestinale. Quest’ultima, lo sottolineo, è la prima causa dell’insorgenza di malattie autoimmuni, allergie e intolleranze. Meglio preferire i legumi passati e il pesce al posto della carne. Il pesce ha proteine più facilmente digeribili e omega3, che sono potentissimi antinfiammatori e immunomodulanti.  La carne, i lattoderivati e gli zuccheri semplici sono cibi fortemente “acidificanti”. Se i lieviti prosperano in un terreno acido, bisogna alcalinizzare il più possibile il corpo. Ricordo che i cibi maggiormente alcalinizzanti sono: frutta, verdure, alghe, rapa rossa, ortiche (clorella, spirulina, ecc…)  e integratori basificanti, come magnesio e potassio.

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      7. Ci dà qualche suggerimento sulla dieta giusta da adottare per prevenire         problemi con lieviti e possibili accumuli?

Per prevenire bisogna puntare su cereali in chicco integrali, soprattutto senza glutine (riso integrale è portentoso), pesce, legumi passati, verdure a foglia verde, mandorle, semi di zucca e olio di lino. Evitare zuccheri semplici: farina 00, dolci, sostanze fermentate come tè nero, aceto e sottaceti, salse macrobiotiche,  miso, latticini, funghi, lievito di birra. Il lievito può essere sostituito con cremor tartaro o bicarbonato di sodio (molto alcalinizzante), al posto dello zucchero si possono usare Stevia o sciroppo d’acero. Puntare su verdure, pesce, legumi e frutta a basso Ig  (avocado, frutti di bosco, mele, limoni, pompelmo, cocco).
Dal cocco si estrae l’acido caprilico, uno dei più potenti antimicotici naturali conosciuti. I semi di pompelmo vantano, così come l’aglio, azioni antifungine. In associazione usare probiotici come i bifidobatteri  e il saccaromyces boulardii.

 

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Quindi la disbiosi, cioè l’alterazione del normale equilibrio della flora intestinale con conseguente danneggiamento dei legami cellulari della mucosa intestinale, porta ad un indebolimento delle naturali difese del corpo.

I lieviti sono alcune delle cause principali della permeabilità intestinale e della disbiosi. Essi hanno effetti estremamente negativi sull’organismo, se se ne abusa e si rivelano essere una concausa delle malattie autoimmuni.

E’ possibile prevenire tali patologie, attraverso una dieta sana, povera di grassi cattivi, latticini, lievitati, fermentati e zuccheri semplici.

 

 

Pancackes senza nickel, lattosio e glutine

 

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I pancakes senza nickel, lattosio e glutine sono una conquista formidabile!

La sensibilità al glutine mi mette di fronte a nuove sfide. E’ davvero dura per tutti quelli che hanno allergie o sensibilità multiple. In molti mi scrivete per chiedermi consigli e ricette.

Purtroppo l’allergia al nickel porta ad altre sensibilità, ma fedele al motto del mio blog, ho deciso che “Il nickel non è un problema per me!”

Quindi vi propongo, grazie ai suggerimenti della mia preziosa nutrizionista, la dottoressa Francesca DiGennaro, questa ricetta.

Ovviamente si tratta di una versione che ho modificato apposta per chi ha i miei stessi problemi.

Il risultato è davvero ottimo! Consiglio i pancakes senza nickel, lattosio e glutine anche a chi non è allergico, perché dolci così buoni sono rari da trovare.

I pancackes senza nickel, lattosio e glutine si sciolgono in bocca ed hanno un sapore delicato.

Possono essere abbinati a varie salse e marmellate e con frutta fresca.

Per la ricetta della marmellata di arancia, cliccate qui.

Queste delizie rappresentano la colazione tipo nei Paesi anglosassoni, soprattutto in nord America. Hanno origini antiche e si distinguono dalle crépès francesi per l’utilizzo di agenti lievitanti.

Ecco a voi quindi la ricetta dei pancakes senza nickel, lattosio e glutine.

Ingredienti:

  • 100 gr di farina di riso;
  • 100 ml di latte di riso;
  • 2 cucchiai di zucchero;
  • 1 uovo;
  • 40 ml di aceto di mele;
  • 6 gr di bicarbonato;
  • 1/2 bacca di vaniglia;
  • 1 pizzico di sale;
  • olio di riso per cuocere i pancakes.

 

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Sbattere l’uovo con lo zucchero, fino ad ottenere un composto chiaro e spumoso.

Aggiungere il latte e sbattere per qualche secondo.

Lasciar riposare in frigo almeno 30 minuti.

Questo passaggio è fondamentale, altrimenti il risultato dei pancakes viene del tutto compromesso.

Estrarre il semini dalla mezza bacca di vaniglia.

Per estrarre i semini della bacca di vaniglia è sufficiente tagliare la bacca di vaniglia per tutta la lunghezza e, tenendola ferma, passare la lama di un coltello su tutta la bacca. I semini vanno poi inseriti nell’impasto.

Non usate vanillina o essenza di vaniglia se siete allergici al nickel, perché ne sono pieni.

Trascorsi i 30 minuti, sbattere nuovamente per qualche secondo il composto e aggiungere, continuando a lavorare con le fruste, farina e bicarbonato setacciati.

Unire sale e vaniglia sempre con le fruste in funzione.

Quando il composto sarà ben amalgamato, aggiungere l’aceto.

Mescolare delicatamente dal basso verso l’alto, fino a completo assorbimento.

Ungere con l’olio di riso una padella medio-piccola e asciugare con uno scottex.

Formare i pancakes prelevando un mestolo alla volta di pastella.

Non appena in superficie si formeranno delle bolle, girare il pancake.

Questa operazione può risultare un pò complicata, perchè il pancake senza nickel, lattosio e glutine può rompesrsi. Consiglio quindi di essere molto delicati.

Girare il pancake e cuocere altri 30 secondi.

Procedere fino a completo esaurimento della pastella.

I pancakes possono essere farciti con sciroppo d’acero, miele, marmellata a piacere.

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Buon appetito!

Gelato alla pesca senza nickel e lattosio light

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Il gelato alla pesca senza nickel e lattosio light è una ricetta super facile e veloce.

E’ un piatto davvero alla portata anche dei più inesperti.

Non serve la gelatiera, nè abilità particolari, perchè basta frullare gli ingredienti.

Il gelato alla pesca senza nickel e lattosio light è adatto a noi nickelini e chi ha problemi con il lattosio: Inoltre è più leggero di quelli che si trovano in commercio e sicuramente più sano.

Questa ricetta è una soluzione pratica e gustosa per chi, allergico come me, non può comprare gelati già fatti, seppur artigianali.

Questi ultimi infatti sono ricchi di addensanti e sciroppi ad alta percentuale di nickel.

Parlo degli sciroppi di glucosio, fruttosio e destrosio, dei semi di carrube, amidi modificati di mais, semi di guar ecc…

Per verificarlo, vi lascio qui l’elenco completo degli eccipienti vietati.

Ovviamente le pesche possono essere sostituite con qualsiasi altra frutta concessa.

L’elenco completo della frutta a basso contenuto di nickel lo trovate qui.

Ecco a voi il gelato alla pesca senza nickel e lattosio light.

Buona preparazione!

Ingredienti:

  • 500 gr di polpa di pesche;
  • 70 gr di zucchero semolato;
  • 2 albumi.

Per decorare:

  • frutta fresca a piacere;
  • biscotti concessi;
  • meringhette;
  • sciroppi di frutta concessi e fatti in casa.

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Lavare e sbucciare le pesche, eliminando piccìolo e noccìolo.

La polpa della frutta deve pesare in tutto 500 gr.

Ridurre la polpa a tocchetti regolari e riporla in freezer in una ciotola ampia e scoperta, finchè non si congela completamente.

Non sarà un problema toglierla dal contenitore una volta congelata.

In un robot da cucina inserire la frutta congelata e lo zucchero. Mescolare velocemente con un cucchiaio e azionare il frullatore.

Frullare circa un minuto, spegnere, mescolare nuovamente con il cucchiaio e azionare nuovamente il robot.

Trascorso un altro minuto, inserire gli albumi e ripetere lo stesso procedimento dello zucchero, mescolando con il cucchiaio un paio di volte.

E’ molto importante seguire questo passaggio per ottenere un gelato ben amalgamato e non lasciar ristagnare uova e zucchero sul fondo.

Frullare finchè il gelato non diventa chiaro e cremoso.

Il gelato alla pesca senza nickel e lattosio light è pronto!

Può essere arricchito con sciroppi di frutta a noi consentiti e preparati in casa, biscotti concessi, merighette e tutto ciò che possiamo mangiare noi nickelini!

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Buon appetito!

Il gelato alla pesca senza nickel e lattosio light si consuma al momento oppure si conserva in un contenitore in plastica a chiusura ermetica.

Bucatini allo zafferano saporiti e veloci

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I bucatini allo zafferano saporiti e veloci sono un primo semplicissimo da realizzare, ma buonissimo.

Questa è una ricetta di famiglia, che ho rivisitato appositamente per i miei problemi di allergia al nickel.

Mia madre la cucinava spessissimo quando ero piccola, perchè era uno dei miei piatti preferiti. Ogni volta che doveva premiarmi per un buon risultato, questa era una delle mie ricompense ideali.

Il profumo dello zafferano e della pancetta pervadevano la casa, quando tornavo da scuola. Subito era festa per me!

Oggi riservo i bucatini allo zafferano saporiti e veloci a occasioni speciali, ma il ricordo è sempre vivo.

Si tratta di una ricetta davvero semplicissima e appetitosa, economica e a basso contenuto di nickel. Non deluderà nessuno, è assicurato!

I bucatini allo zafferano saporiti e veloci sono adatti ad un pranzo tra amici o come piatto salvatempo, perchè si realizzano in pochi minuti e si gustano in un baleno.

Quindi rimbocchiamoci le maniche, prepariamo gli ingredienti e cominciamo!

Ingredienti    x 1 persona:

  • 80 gr di bucatini;
  • 30 gr di olive nere snocciolate;
  • 30 gr di pancetta fresca a cubetti (presa dal macellaio) oppure prosciutto crudo a cubetti;
  • 1 bustina di zafferano;
  • 1/2 bicchiere di vino bianco secco;
  • Parmigiano Reggiano;
  • 1 cucchiaio scarso di olio evo (extravergine di oliva);
  • 1 noce di burro senza lattosio;
  • Pepe nero q.b.

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Lessare la pasta in abbondante acqua calda.

Nel frattempo scaldare in una padella l’olio e il burro, unire la pancetta o il crudo e rosolare a fiamma dolce.

Tagliare le olive a pezzetti e aggiungerle al condimento.

Scolare la pasta al dente, conservando un mestolo di acqua di cottura.

Sciogliere lo zafferano nell’acqua di cottura.

Unire i bucatini al condimento e proseguire la cottura aggiungere l’acqua con lo zafferano e il parmigiano.

Una volta che l’acqua sarà assorbita, sfumare i bucatini allo zafferano saporiti e veloci con il vino bianco.

Servire con una spolverata di pepe nero.

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Buon appetito!

Deliziose crépès dolci senza nickel, glutine e lattosio

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Le deliziose crépès dolci senza nickel, glutine e lattosio sono uno sfizio recente.

Dato che quest’allergia spesso provoca problemi anche con lattosio e glutine, non potevo farmi mancare anche questi.

Quindi alla ricerca di un’alternativa altrettanto gustosa, ho sperimentato questi ingredienti e il risultato è stato eccellente.

Soffici e deliziose, mi hanno fatto dimenticare tutti gli affanni della continua ricerca di “dolci senza tutto”, come dicono i miei amici.

Amo questa ricetta perchè è semplice e soprattutto molto versatile: può essere utilizzata per crépès dolci come in questo caso oppure, eliminando il cucchiaino di zucchero, anche nella versione salata.

Infatti io le ho provate con verdure grigliate e crudo e non hanno deluso.

Quindi ecco a voi le mie crépès senza nickel, senza glutine e senza lattosio.

Leggerissime e saporite, da gustare una dopo l’altra da soli o in compagnia.

Ingredienti:

  • 60 gr di farina di riso;
  • 125 ml di latte di riso o riso e quinoa;
  • 10 ml di olio di riso;
  • 1 cucchiaino di zucchero;
  • 1 pizzico di sale;
  • 1 uovo;
  • 5 gr di fecola di patate (facoltativo);
  • 1 arancia scorza (facoltativo).

Per farcire:

  • marmellata;
  • crema pasticcera;
  • creme e cereali concessi (quinoa e amaranto soffiati, kamut o riso soffiato ecc..);
  • frutta fresca;
  • panna senza lattosio;
  • meringhe.

Setacciare la farina e la fecola. Mescolarle velocemente con una frusta a mano e unire il latte di riso.

A parte sbattere l’uovo e aggiungerlo al composto. Continuare inserendo il sale, lo zucchero e l’olio. Mescolare il tutto accuratamente.

Lasciar riposare almeno 10/15 minuti in frigo, coperto da pellicola trasparente.

Riprendere la pastella e rimescolarla velocemente.

Scaldare un filo di olio di riso in una padella e, non appena sarà caldo, mettere un mestolino di pastella.

Roteare la padella in modo da spargere bene il liquido e formare uno strato molto sottile.

Cuocere finchè i bordi non si dorano e girare per cuocere l’altro lato.

Farcire le crepes a piacere.

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Buona scorpacciata di crépès dolci senza nickel, glutine e lattosio a tutti!

Panini dolci per la colazione

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I panini dolci per la colazione sono un’idea diversa per far colazione o merenda in modo gustoso. Risvegliarsi con il profumo di dolci e soffici brioches e panini da farcire con creme e marmellate ha un sapore diverso.

La giornata comincia già per il meglio!

Questa ricetta poi è davvero semplice da realizzare e non lascia mai delusi anche chi, come noi nichelini, ha davvero tante limitazioni.

Allora allacciamo il grembiule e buona preparazione!

Ingredienti:

  • 200 ml di latte di riso;
  • 150 gr di zucchero;
  • 1 uovo;
  • 250 gr di farina manitoba da farina 00 (Molino Rossetto);
  • 250 gr di farina 00;
  • 16 gr di lievito di birra in panetto;
  • 120 gr di burro (oppure 70 gr burro senza lattosio e 50 ml olio di riso);
  • 1 bacca di vaniglia;
  • latte di riso q. b. per spennellare i panini ;
  • zucchero a velo.

Per farcire:

  • marmellata concessa;
  • panna montata;
  • crema pasticcera;
  • creme aromatizzate.

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Riscaldare il latte fino a farlo diventare tiepido e unire un cucchiaio di zucchero dalla dose della ricetta.

Mescolare fino a scioglierlo e aggiungere il lievito spezzettato. Mescolare nuovamente, finchè si scioglie completamente.

Aggiungere l’uovo e amalgamare molto bene.

In una grande ciotola setacciare le due farine e unire lo zucchero, aggiungere il composto di latte e uova e il burro oppure il burro e l’olio e impastare, fino a ottenere un composto liscio e omogeneo.

Formare una palla e lasciarla lievitare per circa 6 ore in una ciotola ampia, ricoperta ermeticamente da pellicola trasparente e avvolta in una coperta.

Nel frattempo è possibile preparare la marmellata con la ricetta che trovate a questo link.

Trascorso il tempo di lievitazione, l’impasto avrà raddoppiato la sua dimensione.

Stenderlo dello spessore di circa 1 cm, quindi non troppo, e ritagliare con un coppapasta dei dischetti da disporre sulla leccarda del forno, ricoperta da cartaforno.

In alternativa è possibile staccare delle palline di impasto e modellarle con le mani.

Bisogna formare circa 15 panini.

Coprire con un telo di cotone pulito e lasciar lievitare per 1/2 ore.

Inseriamo un pentolino pieno di acqua nella parte bassa del forno e accendiamolo a 180 gradi funzione statica.

Spennelliamo i panini con del latte di riso e inforniamo per circa 15/30 minuti, fino a che i panini dolci per la colazione non saranno dorati.

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Sfornarli e cospargerli di zucchero a velo.

Una volta freddi potrete riempirli con farcitura a piacere.

Buona colazione!

Angel cake con crema al cardamomo e fragole

La angel cake con crema al cardamomo e fragole è un dolce strepitoso.

E’ capace di lasciare tutti a bocca aperta seppur sia semplice da preparare.

La angel cake è una torta di origine americana e si contraddistingue per il bellissimo colore bianco interno e per la leggerezza e sofficità dell’impasto. In America si presenta come una ciambella molto alta e dorata all’esterno.

Ha avuto una forte diffusione a partire dalla metà del XIX secolo, entrando così a far parte dei dolci tradizionali statunitensi.

Alcuni piccoli trucchi e curiosità:

  1. Esistono due versioni della angel cake: una americana, il cui nome preciso è “angel food cake” e una inglese completamente diversa. Si tratta di un semplice pan di Spagna con una crema chiara e leggera.
  2. Esiste uno stampo apposito per la angel cake a forma di ciambella, ma più alto e con 3 ganci per mantenerla sospesa durante il raffreddamento.
  3. Affinchè il dolce riesca è fondamentale montare molto bene gli albumi e in maniera graduale.
  4. Lo zucchero va inserito pochissimo alla volta per evitare di smontare i bianchi.
  5. Unire il sale agli albumi serve per montarli meglio.
  6. La torta è molto dolce, quindi le fragole servono per bilanciare lo zucchero, donando una sferzata di acidità.

Ingredienti angel cake:   8/10 persone

  • 350 gr di albumi;
  • 320 gr di zucchero bianco;
  • 150 gr farina 00;
  • 2 limoni scorza grattugiata;
  • 1 bacca di vaniglia;
  • 5 gr di cremor tartaro;
  • sale.

Ingredienti crema al cardamomo e fragole:

  • mezzo litro latte di riso e quinoa (o quello che preferite);
  • 3 tuorli;
  • 2 uova intere;
  • 120 gr di zucchero di canna;
  • 50 gr di farina 00;
  • 1 limone scorza;
  • mezza bacca di vaniglia;
  • cardamomo bacche o polvere q.b.;
  • qualche fragola.

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In una pentola mettere il latte con gli aromi in infusione (buccia di limone, vaniglia, cardamomo) e riscaldare a fiamma dolce, fino a che inizia a sobbollire appena.

Lasciar raffrddare e montare i tuorli e le uova con lo zucchero, fino ad ottenere una crema spumosa. Incorporare il latte filtrato e la farina setacciata, mescolare velocemente e rimettere nella pentola sul fuoco. Lasciar cuocere fino a che la crema non inizia ad addensarsi, mescolando continuamente.

Se la crema dovesse risultare grumosa, è possibile frullarla qualche istante.

Porre la crema in una teglia di vetro e coprirla a contatto con della pellicola trasparente.

Lasciar raffreddare e riporre in frigo.

In una ciotola capiente montare prima a bassa velocità gli albumi con un pizzico di sale. Non appena cominceranno a gonfiarsi, aggiungere metà dose di zucchero poco alla volta. Questo passaggio è fondamentale, affinchè la torta cresca e resti leggera.

Unire la scorza dei limoni e i semini della bacca di vaniglia.

Per estrarre i semini della bacca di vaniglia è sufficiente tagliare la bacca di vaniglia per tutta la lunghezza e, tenendola ferma, passare la lama di un coltello su tutta la bacca. I semini vanno poi inseriti nell’impasto.

Non usate vanillina o essenza di vaniglia se siete allergici al nickel, perchè ne sono pieni.

Aumentare gradatamente la velocità del frullatore man mano che il composto aumenta di volume. Quando sarà ben gonfio, unire la farina setacciata con il cremor tartaro e lo zucchero rimanente e montare alla minima velocità o con una frusta a mano.

Ricoprire una tortiera con carta forno e versarvi il composto.

Cuocere in forno statico a 170 gradi per circa 30 minuti.

Una volta cotta, la angel cake va fatta raffreddare in forno con lo sportello socchiuso, altrimenti si sgonfia.

Servire ricoperta di zucchero a velo (facoltativo) e accompagnata dalla crema e delle fragole fresche.

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Buon appetito!

Gli esami per l’allergia al nickel

1. Allergia al nickel: una panoramica

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Spesso mi chiedono quali esami io abbia fatto per scoprire della mia allergia al nickel, perchè in molti non sanno come accertarne la sensibilià.

I sintomi che l’allergia porta sono molteplici e la maggior parte delle volte non si sa nemmeno che possano essere riconducibili a questo problema.

Secondo i dati pubblicati dal sistema europeo di vigilanza sulle allergie da contatto (ESSCA), nel 2004 l’allergia al nickel colpiva il 20% della popolazione europea. L’Italia è il primo Paese per prevalenza di allergici al nickel con il 32,1% di casi, la Danimarca è l’ultima con il 9,7%. Le donne sono più interessate da questi disturbi rispetto agli uomini, soprattutto per l’uso di gioielli e bijoux. Nell’uomo le maggiori cause di sensibilizzazione derivano dal contatto ai metalli per motivi professionali.

Innanzitutto una lista dei problemi connessi al nickel:

  • dermatiti e pruriti;
  • afte o infiammazioni boccali e gengivali;
  • gonfiori addominali;
  • malessere generale diffuso;
  • senso di stanchezza e pesantezza;
  • senso di nausea;
  • mal di testa.

L’allergia al nickel può essere suddivisa in due macrocategorie:

  1. DAC dermatite allergica da contatto;
  2. SNAS sindrome da allergia sistemica al nichel con manifestazioni cutanee o extracutanee.

Il nickel è responsabile del 35% dei casi di DAC e si manifesta con un eczema nelle zone a stretto contatto con oggetti nickelosi, come i lobi delle orecchie (orecchini), i polsi (orologi), il collo (catenine)e l’ombelico (bottoni dei jeans).

Alcuni soggetti sviluppano dermatite anche dopo un breve contatto con oggetti contenenti nichel, mentre per altri sono necessari anni.

La SNAS comprende invece sintomi cutanei (DSC: dermatite da contatto sistemica), che coinvolgono aree esposte al metallo con lesioni e orticaria e sintomi extracutanei, che interessano l’apparato gastrointestinale con dolori addominali, diarrea, vomito, meteorismo, pirosi, nausea, stipsi ecc… e a carico dell’apparato respiratorio con rinite ed asma, neurologici  con cefalea e  generali  con febbre, fibromialgie, artralgie, sindrome tensione‐stanchezza ecc..

1.2 I sintomi articolari

In molti casi l’allergia al nichel si manifesta anche con l’insorgenza di problemi a carico delle articolazioni:

  • Atralgie: dolori che colpiscono un’articolazione e i tessuti vicini. Sono quasi sempre conseguenza di situazioni allergiche.
  • Sintomi della fibriomialgia: in alcuni casi, quando si soffre di allergia al nichel, sintomi simili a quelli della fibriomialgia, caratterizzata da dolore muscolare cronico associato a rigidità.

1.3 I sintomi gastrointestinali

Il nickel è presente ovunque: in acqua, aria, terra e ovviamente anche nei cibi.

Assumere alimenti contenenti nichel può comportare:

  • gonfiore addominale;
  • nausea;
  • vomito;
  • coliche.

Il nickel può portare alla DISBIOSI INTESTINALE. Essa è un’alterazione della flora intestinale, che genera uno squilibrio nei microrganismi naturalmente presenti nell’intestino.

2. Esami diagnostici

I test clinici consigliati per le allergie in genere sono:

  • Il prick test  che si esegue sull’avambraccio e prevede l’applicazione locale di allergeni sotto forma di gocce. Successivamente si punge la parte a contatto con l’allergene con una lancetta sterile.
  • Il patch test  che prevede l’applicazione sulla schiena di dischetti contenenti sostanze potenzialmente allergizzanti, che devono essere tenuti dal soggetto per 3 giorni.
  • Il Recaller Program che prevede un piccolo prelievo dal polpastrello, che serve per stabilire il livello di chitochine e immunoglobuline G presenti nel sangue. Le chitochine sono proteine che vengono prodotte dall’organismo in risposta a processi infiammatori. Le immunoglobuline G, invece, sono anticorpi usati come risposta immunitaria secondaria.

 

Per l’allergia al nickel e in particolare per diagnosticare la SNAS i test idonei sono:

  • Il PATCH TEST
  • Il TEST DI PROVOCAZIONE

Esistono due tipi di test di provocazione:

  1. mucosale dopo dieta detox, si mette a contatto con la mucosa interna della bocca un certo quantitativo di nickel per vedere come risponde l’organismo. Si sceglie questa mucosa perchè è la più simile a quella dell’intestino e perchè il nickel entra subito in circolo.
  2. orale serve per verificare l’esatto contenuto massimo di nickel sopportato da un organismo. Si effettua dopo una dieta detox con somministrazioni crescenti in day hospital.

Il test di provocazione è necessario per accertare i risultati del patch test, cioè per capire se i sintomi interni siano davvero causati dall’ingestione di nickel. Se il patch test dà la certezza matematica dell’allergia da contatto e della predisposizione alla SNAS, la provocazione orale dà la prova del 9 sulla sensibilità alimentare. I medici devono avere la certezza del problema, visto che esitono innumerevoli allergie, intolleranze e patologie. La SNAS è collegata alla DAC, ma non tutti sviluppano entrambe.

Il test di provocazione consiste in un periodo di preparazione, che prevede una ferrea dieta di disintossicazione da nickel di due mesi. Se i sintomi regrediscono di circa il 70-80%, si procede alla somministrazione di pillole conteneti nickel, in diversi dosaggi e ad intervalli di ore.

Di solito viene effettuato in due giorni, durante i quali sono ingerite tre compresse contenenti nickel in dose crescente, a intervalli di 1 ora e mezza. Se si avvertono sintomi, si interrope subito il test.

La provocazione orale serve quindi, per stabilire il grado di tollerabilità di nickel di ciascun soggetto allergico e successivamente per stabilire se è possibile assumere il vaccino TIO.

Tutti i test e i percorsi terapeutici vanno eseguiti sotto stretto controllo medico.

Questi sono i primi passi da seguire per fugare tutti i propri dubbi e accertare la propria sensibilità al nickel.

Purtroppo esiste una grande ignoranza su questa allergia, ma effettuare questi controlli è il primo passo per capire cause e problemi e cominciare ad agire di conseguenza e stare bene.

Tutto inizia con questi test e tutto può essere risolto.

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Allergia, nessun problema! Amarsi a San Valentino e tutti i giorni

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Oggi voglio scrivere l’allergia non da un punto di vista strettamente pratico, come ho fatto sinora, ma da una persona più personale.

Essere allergici non significa solo abolire cibi, utensili, make up e prodotti vari. Se rifletto sulla mia esperienza, mi rendo conto che la mia vita è cambiata.

E ‘mutato il mio modo di pensare e approcciarmi alle cose: un migliaio di domande e tanti sacrifici provocano una dura prova, perché tutto ciò che hai sempre creduto e la vita che hai sempre portato non vanno più bene.

Allora che fai?

Devi imparare un vivere di nuovo, trarre l’insegnamento dalle limitazioni e trasformare in punto di forza quello che a tutti sembra una limitazione.

Tornare alla vita e rinascere come una crisalide. Cambiare prospettiva è la chiave!

Come si può trasformare la nicchia in una risorsa?

Io ho trovato le mie risposte e voglio condividerle con te per dimostrare che si può.

  • IL NICKEL CI PORTA AD AMARE NOI STESSI  All’inizio il nickel è un avversario da combattere, ma con il tempo si capisce che stare bene vuole dire volere bene . Bisogna accettarsi così come si è e amarsi. Amare sè stessi  è un’arte e una disciplina allo stesso tempo.
  • IL NICKEL STIMOLA CREATIVITA’ E FANTASIA  Ci dà la spinta per attivarci e risolvere problemi. Se non è possibile seguire le vie tradizionali, possiamo raggiungere i nostri obiettivi in ​​diversi modi: cucinare in modo diverso, fare in casa saponi e detergenti. 
  • IL NICKEL PERMETTE DI CONOSCERE TANTE PERSONE Ho incontrato tanti come me. Persone che mi sono vicine, mi hanno insegnato tanto e mi hanno strappato a ridere. Questa è sempre una ricchezza da acquisire con gratitudine.
  • IL NICKEL CI INSEGNA A CONDIVIDERE Condividi è una conseguenza naturale. Quando hai, ti spontaneo dare per aiutare chi è nella stessa condizione di passato.
  • IL NICKEL TI RENDE CONSAPEVOLE DI CIO ‘CHE E’ SANO E CIO ‘CHE NON LO E’ Questa allergia spinge ad informarsi su ciò che non solo è giusto per noi, ma anche su quello che è naturale e ci tiene in salute. Preferire i rimedi naturali a quelli sintetici e commerciali, avere più cura di ciò che si mangia e utilizziamo tutti i giorni.

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  • IL NICKEL CI DA ‘LA POSSIBILITA’ DI SPERIMENTARE   Diverso non ha una connotazione negativa! Diverso significa cercare alternative anche migliori, sperimentare gusti nuovi, prodotti comuni, combinazioni interessanti e scoprire un mondo nuovo, da cui solo poter guadagnare.
  • IL NICKEL CI PER METTE DI IMPARARE UN SAPER FARE Se è impossibile mangiare e utilizzare tante cose, è bene rimboccare le maniche e imparare come preparare tutto il necessario per noi stessi. Amarsi è anche viziarsi a volte!

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Amare sè stessi è la prima vera forma d’amore, che porta a relazionarci meglio con gli altri, apprezzare ciò che abbiamo e rafforzare la fiducia in noi stessi. Partire dal nostro universo per arrivare alle persone che ci circondano è fondamentale, perché la gente ama quelli che vogliono bene.

Buon San Valentino a noi, dunque!