Gli esami per l’allergia al nickel

1. Allergia al nickel: una panoramica

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Spesso mi chiedono quali esami io abbia fatto per scoprire della mia allergia al nickel, perchè in molti non sanno come accertarne la sensibilià.

I sintomi che l’allergia porta sono molteplici e la maggior parte delle volte non si sa nemmeno che possano essere riconducibili a questo problema.

Secondo i dati pubblicati dal sistema europeo di vigilanza sulle allergie da contatto (ESSCA), nel 2004 l’allergia al nickel colpiva il 20% della popolazione europea. L’Italia è il primo Paese per prevalenza di allergici al nickel con il 32,1% di casi, la Danimarca è l’ultima con il 9,7%. Le donne sono più interessate da questi disturbi rispetto agli uomini, soprattutto per l’uso di gioielli e bijoux. Nell’uomo le maggiori cause di sensibilizzazione derivano dal contatto ai metalli per motivi professionali.

Innanzitutto una lista dei problemi connessi al nickel:

  • dermatiti e pruriti;
  • afte o infiammazioni boccali e gengivali;
  • gonfiori addominali;
  • malessere generale diffuso;
  • senso di stanchezza e pesantezza;
  • senso di nausea;
  • mal di testa.

L’allergia al nickel può essere suddivisa in due macrocategorie:

  1. DAC dermatite allergica da contatto;
  2. SNAS sindrome da allergia sistemica al nichel con manifestazioni cutanee o extracutanee.

Il nickel è responsabile del 35% dei casi di DAC e si manifesta con un eczema nelle zone a stretto contatto con oggetti nickelosi, come i lobi delle orecchie (orecchini), i polsi (orologi), il collo (catenine)e l’ombelico (bottoni dei jeans).

Alcuni soggetti sviluppano dermatite anche dopo un breve contatto con oggetti contenenti nichel, mentre per altri sono necessari anni.

La SNAS comprende invece sintomi cutanei (DSC: dermatite da contatto sistemica), che coinvolgono aree esposte al metallo con lesioni e orticaria e sintomi extracutanei, che interessano l’apparato gastrointestinale con dolori addominali, diarrea, vomito, meteorismo, pirosi, nausea, stipsi ecc… e a carico dell’apparato respiratorio con rinite ed asma, neurologici  con cefalea e  generali  con febbre, fibromialgie, artralgie, sindrome tensione‐stanchezza ecc..

1.2 I sintomi articolari

In molti casi l’allergia al nichel si manifesta anche con l’insorgenza di problemi a carico delle articolazioni:

  • Atralgie: dolori che colpiscono un’articolazione e i tessuti vicini. Sono quasi sempre conseguenza di situazioni allergiche.
  • Sintomi della fibriomialgia: in alcuni casi, quando si soffre di allergia al nichel, sintomi simili a quelli della fibriomialgia, caratterizzata da dolore muscolare cronico associato a rigidità.

1.3 I sintomi gastrointestinali

Il nickel è presente ovunque: in acqua, aria, terra e ovviamente anche nei cibi.

Assumere alimenti contenenti nichel può comportare:

  • gonfiore addominale;
  • nausea;
  • vomito;
  • coliche.

Il nickel può portare alla DISBIOSI INTESTINALE. Essa è un’alterazione della flora intestinale, che genera uno squilibrio nei microrganismi naturalmente presenti nell’intestino.

2. Esami diagnostici

I test clinici consigliati per le allergie in genere sono:

  • Il prick test  che si esegue sull’avambraccio e prevede l’applicazione locale di allergeni sotto forma di gocce. Successivamente si punge la parte a contatto con l’allergene con una lancetta sterile.
  • Il patch test  che prevede l’applicazione sulla schiena di dischetti contenenti sostanze potenzialmente allergizzanti, che devono essere tenuti dal soggetto per 3 giorni.
  • Il Recaller Program che prevede un piccolo prelievo dal polpastrello, che serve per stabilire il livello di chitochine e immunoglobuline G presenti nel sangue. Le chitochine sono proteine che vengono prodotte dall’organismo in risposta a processi infiammatori. Le immunoglobuline G, invece, sono anticorpi usati come risposta immunitaria secondaria.

 

Per l’allergia al nickel e in particolare per diagnosticare la SNAS i test idonei sono:

  • Il PATCH TEST
  • Il TEST DI PROVOCAZIONE

Esistono due tipi di test di provocazione:

  1. mucosale dopo dieta detox, si mette a contatto con la mucosa interna della bocca un certo quantitativo di nickel per vedere come risponde l’organismo. Si sceglie questa mucosa perchè è la più simile a quella dell’intestino e perchè il nickel entra subito in circolo.
  2. orale serve per verificare l’esatto contenuto massimo di nickel sopportato da un organismo. Si effettua dopo una dieta detox con somministrazioni crescenti in day hospital.

Il test di provocazione è necessario per accertare i risultati del patch test, cioè per capire se i sintomi interni siano davvero causati dall’ingestione di nickel. Se il patch test dà la certezza matematica dell’allergia da contatto e della predisposizione alla SNAS, la provocazione orale dà la prova del 9 sulla sensibilità alimentare. I medici devono avere la certezza del problema, visto che esitono innumerevoli allergie, intolleranze e patologie. La SNAS è collegata alla DAC, ma non tutti sviluppano entrambe.

Il test di provocazione consiste in un periodo di preparazione, che prevede una ferrea dieta di disintossicazione da nickel di due mesi. Se i sintomi regrediscono di circa il 70-80%, si procede alla somministrazione di pillole conteneti nickel, in diversi dosaggi e ad intervalli di ore.

Di solito viene effettuato in due giorni, durante i quali sono ingerite tre compresse contenenti nickel in dose crescente, a intervalli di 1 ora e mezza. Se si avvertono sintomi, si interrope subito il test.

La provocazione orale serve quindi, per stabilire il grado di tollerabilità di nickel di ciascun soggetto allergico e successivamente per stabilire se è possibile assumere il vaccino TIO.

Tutti i test e i percorsi terapeutici vanno eseguiti sotto stretto controllo medico.

Questi sono i primi passi da seguire per fugare tutti i propri dubbi e accertare la propria sensibilità al nickel.

Purtroppo esiste una grande ignoranza su questa allergia, ma effettuare questi controlli è il primo passo per capire cause e problemi e cominciare ad agire di conseguenza e stare bene.

Tutto inizia con questi test e tutto può essere risolto.

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5 risposte a “Gli esami per l’allergia al nickel”

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